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Trooooppo sensibili

Mi viene sempre un po’ da ridere quando qualcuno mi dice Eh, ma sai, io sono trooooppo sensibile.

Rido perché mi chiedo su quali parametri basino la loro valutazione. Me li vedo questi superdotati della sensibilità, dal loro medico curante, il manicotto al braccio: Ahia, Signor Rossi, oggi ha la sensibilità un po’ altina. Niente foto di cuccioletti abbandonati, marmocchi appena sfornati o prati in fiore per almeno un paio di giorni, mi raccomando!

Che poi, secondo me, la sensibilità non è “quanto ti fanno stare male le cose che ti riguardano”. Secondo me essere sensibili è mostrare interesse e partecipazione (anche e soprattutto) per le vite degli altri. Per quanto poco o tanto ci riguardino. Non è facile, però secondo me è così. Quando si tratta di proteggere i nostri sentimenti, sfoderiamo le migliori armi a nostra disposizione. Invece poi, se in gioco c’è la vita di qualcun altro, ferito o in difficoltà, chissà perché ci pare tutto più semplice da superare. Ecco, questa è la posizione più adatta a sparare le meglio stronzate (perdonate il francesismo) e ferire la sensibilità altrui. Noi, quelli troooooppo sensibili. Poi però quando dobbiamo esserlo nei confronti degli altri non ci viene mica tanto bene, eh? Apriamo bocca e diamo fiato alle trombe così, senza alcun filtro a selezionare le parole che ne escono.

E poi non ascoltiamo, dài, non ascoltiamo più!

Un po’ di tempo fa, in un bar...

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