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Il mio Maggio fotografico #instagram 5/14

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Maggio non mi ha mai delusa. Anche quest’anno, che le premesse erano proprio toste, Maggio s’è rimboccato le maniche e mi ha dato tutto quello che poteva. Che poi, porello, non è che potesse fare miracoli eh, ma ce la siamo cavata alla grande, direi.

Maggio sono stati tanti segnali che mi dicevano “s’inciampa, ma poi ci si rialza!“.

Un arcobaleno inaspettato, ad esempio,

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o un tramonto incredibile.

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Maggio è stato il mio comple...

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Un Maggio da leggere (2014/5)

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Chi ha visto maggio? Dov’è finito? Perché è passato così in fretta? Questo mese ho letto davvero ovunque, nei ritagli di un tempo che non bastava maiA volte mi dico che se ho poco tempo per leggere è perché ho più tempo per vivere. Ma poi mi rispondo che anche leggere per me è vivere, e allora apro un libro e respiro a pieni polmoni tutta la vita che mi regalano le parole belle dei libri.

Prima di dare il via al nostro appuntamento mensile, vi ricordo che oggi stesso trovate da Giovanna le sue letture del mese e che avete ancora tempo per unirvi a noi nella lettura del nuovo libro per #leggiAMOloLa biblioteca più piccola del mondo di Antonio G. Iturbe.

Il mondo delle cose senza nome di Daniela Rossi. Questo è un libro che parla di coraggio e d’amore, di paura e di voglia di abbattere le barriere, di qualunque tipo esse siano.

Trama in pi...

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Fino all’ultimo passo #storie

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Piero e Arturo erano amici da sempre, da che entrambi ne avessero ricordo. Erano stati compagni di gioco, prima, di lavoro e di guerra poi, attraversando i primi difficili anni delle loro vite, forti di un’unica certezza: la loro grande amicizia. Poi, in guerra, Arturo era stato fatto prigioniero e di lui, Piero, non aveva più avuto notizie. Mai un solo giorno, però, aveva smesso di pensare al suo amico di sempre.

Erano passati più di quarant’anni e un’altra guerra quando, una mattina, due anziani del paese giurarono di aver visto Arturo vagare smarrito per le campagne. Certo di tempo ne era passato, ma entrambi si dissero convinti che quell’uomo fosse il loro vecchio compaesano scomparso. Più volte lo avevano chiamato. Lui, però, non aveva risposto.

Quella mattina Piero non aveva esitato un solo istante, era montato sulla sua vecchia Bianchi e aveva preso a pedalare.

Pedalava, e più forte p...

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Figliolo caro #storie

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Figliolo caro, questa mattina sono stato risvegliato da un fruscio delicato, un battito d’ali leggero ma insistente, che si è placato solo quando ho deciso di alzarmi per vedere di cosa si trattasse. Lentamente, per non svegliare mamma, mi sono accostato alla finestra e ho dischiuso le imposte per sbirciare fuori. Non albeggiava ancora, ma nel buio mi è parso di distinguere qualcosa. Ho strizzato gli occhi per vedere meglio. Una rondine se ne stava impettita, appoggiata al comignolo della casa di fronte. Sembrava mi fissasse, anche se non sono certo potesse vedermi davvero. Eppure non accennava a staccare lo sguardo dalla nostra finestra.

Siamo rimasti così, immobili, finché il suo petto bianco ha iniziato a risplendere alle prime luci del mattino. L’alba ha scoperto ai miei occhi il suo sguardo confuso e smarrito. Che la giovane rondine si fosse perduta? Che fosse in attesa di qualcuno che venisse a cercarla? Che la piccola stesse chiedendo aiuto proprio a me?

Figliolo caro, non sai che pena ho provato nel rendermi improvvisamente conto di quanto sia tremendo trovarsi soli, a chissà quanti chilometri dai propri affetti.

È forse questo che provi tu, di tanto in tanto? Succede mai che lo smarrimento prenda il sopravvento sul quotidiano scorrere degli eventi? Per me è così, anche se a tua madre non lo dico mai. E so che lo stesso è per lei.

Dove ti tro...

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Un valzer sotto il glicine in fiore #storie

IMG_6202Vista da quella panchina la vita appariva esattamente per quello che era: il costante incedere del tempo che trasformava i secondi in minuti, ore, giorni, rendendo vano ogni tentativo di arrestare la sua marcia in un momento di assoluta perfezione.

Eppure, ultimamente, Giovanni aveva come l’impressione che qualcosa, in quel meccanismo così perfetto, avesse cominciato a far difetto. Perché i minuti, le ore, i giorni avevano preso ad avvicendarsi in maniera così pigra? Cosa rallentava la quotidiana corsa del sole nel cielo, dal sorgere al tramonto, rendendo le giornate così terribilmente eterne?

Rosa si curvò su di lui, gli scostò i capelli dalla fronte e vi appoggiò leggera le labbra, in quel gesto di commiato che era loro ormai da 47 anni a questa parte. “Io vado Ninì” diceva sempre “mi aspetti qui?”

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Che poi mi chiedono perché scrivo

Avrei parecchie persone da ringraziare in questi  giorni e, con un po’ di tempo, loro farò personalmente, promesso.

Qui, oggi, voglio invece dire grazie a una persona speciale, una delle poche in grado di distrarmi veramente in questo periodo.

Qui, oggi, voglio dire grazie a Milo.

Milo è un ragazzino di 13 anni che vive nella mia testa (tutto a posto, non preoccupatevi, poi migliora, eh).

Milo, dicevo, è un ragazzino di 13 anni che sta per assistere alla fucilazione del padre (migliora, davvero, anche se ora magari non sembra), colpevole di aver ucciso un soldato nemico.

Mi chiamo Emilio Zambon, ho tredici anni e a mezzogiorno in punto i tedeschi fucileranno mio padre.

Il paese intero, o almeno quello che ne rimane, è sceso in piazza per assistere all’esecuzione. Da mesi non si vedevano tanti civili riuniti alla luce del sole. Mamma dice che così dimostriamo la nostra indignazione. È convinta che, se li guardiamo dritti negli occhi, non oseranno farlo davvero. Io dico che il coraggio di guardarli magari lo trovo pure. Loro però, secondo me, papà lo fucilano lo stesso.

Il plotone è pronto a fare il suo ingresso nella piazza. Dodici soldati semplici e il loro caporale. Tutti con la stessa divisa, gli stessi stivali di cuoio, il fucile imbracciato alla stessa maniera. Lo stesso sguardo più di tutto. Vuoto. Come se non rimanesse poi molto da guardare.

Alle nostre spalle la grande torre della chiesa, da giorni priva delle campane, sta ritirando la sua ombra verso di sé. Quando non resterà che una piccola macchia scura stesa ai suoi piedi, sapremo tutti che è arrivato il momento.

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Un Gennaio da leggere (2014/1)

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Nuovo anno, vecchie rubriche, amici (vecchi e) nuovi. Pochi libri questo mese, tutti però di una bellezza straordinaria, devo dirvelo. Prima di iniziare il mio resoconto mensile vi do, con moltissima gioia, la notizia che Giovanna di Un chilo di costanza si unisce a quest’impresa un po’ sconclusionata, ma molto sentita, di condivisione mensile. Trovate il primo post di Giovanna proprio oggi sul suo blog.

Ma non finisce qui. Giovanna ha avuto un’idea folle e meravigliosa quanto basta a farmi dire subito sì. Ogni mese sceglieremo un libro da leggere. A fine mese vi daremo le nostre impressioni. Amo molto l’effetto che una stessa storia può fare su diversi lettori. Credo dica molto di quello che siamo. Di quello che abbiamo vissuto.

Anche per questo voglia...

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Perché scrivo. Ovvero, perché scrivo?

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Quando ho iniziato a frequentare il corso di scrittura ero troppo preoccupata a sprimacciare il mio sogno per chiedermi cosa sarebbe successo poi. Sapevo che la fase iniziale mi avrebbe vista alle prese con i miei enormi limiti, con i tanti difetti, con le lacune e le piccole e grandi ingenuità.

Sto imparando tantissimo. Mi esercito molto, faccio tutto quello che mi viene detto, accetto di buon grado le critiche e provo a ricostruire partendo proprio da queste. Il fatto, però, è che credo di aver dato per scontato che alla prima fase ne sarebbe seguita una seconda in cui i limiti sarebbero stati superati, i difetti corretti e le ingenuità eliminate.

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#qualcosamisfugge

gioconda

Nella follia di questi giorni folli, sento che #qualcosamisfugge.

Prima di tutto devo dirvi che quando uno inizia a parlare per #hashtag, secondo me, sta messo già un bel pezzo male. Ma comunque.

Non che non lo sapessi eh, che questo sarebbe stato un mese fuori di testa.  Eppure #qualcosamisfugge.

1. Perché mia figlia, per la prima volta in cinque anni, mi chiede di fermarsi allo spazio giochi dell’ipermercato mentre faccio la spesa e io, al posto di sgommare tra le corsie in mutandoni bianchi e calzini neri, mi nascondo dietro una fila di abeti natalizi a spiarla, rischiando di abbatterli al suolo, tipo domino, ed essere pateticamente sgamata?

2. Perché lei ha inserito “un rotolo di carta igienica” nella letterina a Babbo Natale? Che questo forse sarà un Natale di…. Vabbè?

3...

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Dove vivono i sogni

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Mi sono sempre chiesta dove vivano i sogni.

Nella mente o nel cuore. Nel primo cassetto del comodino, su una spiaggia assolata o in un paese meraviglioso ai confini del mondo.

In quella busta che non hai il coraggio di aprire, sopra un palcoscenico, sotto le stelle, dentro a un abbraccio che aspettavi da tempo.

Qualunque sia il posto dove vivono i sogni, una cosa è certa: i sogni stanno sempre alla fine di una strada. Meglio se tortuosa e un poco accidentata, così che nel tragitto il desiderio di realizzazione cresca in misura pari a quanto cresce la difficoltà.

Anche il mio sogno sta alla fine di una strada...

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