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Mini-fuga pasquale

No, va bè, dopo una settimana di reclusione, causa influenza del secolo, uno programma una mini-fuga in tre per dar sfogo alla vitalità repressa e che succede? Piove.

Dopo giorni di tosse, raffreddore, orecchie tappate e chili di fazzoletti consumati, hai solo voglia di uscire e svagarti un po’. Persino affrontare la preparazione del bagaglio, che ogni volta ti fa perdere dieci anni di vita, ti sembra alquanto esaltante. Sì perché se prima dell’avvento del marmocchio il tuo necessaire per il week end consisteva in un tanga ed uno spazzolino da denti, ora, che si tratti di trasferirsi a vita o di assentarsi per una sola giornata, partire col marmocchio significa metter le ruote all’appartamento e portarselo via per intero.

Tra vestiti, giochi e necessario per il cambio riesci a riempire un intero borsone. Perché si sa, ritrovarsi in “terra straniera” con un marmocchio urlante che reclama il suo gioco preferito è da evitare come la peste. Fa niente se il gioco in questione è un servizio da tè di Hello Kitty per 36 persone. Tutto pur di non rovinarsi il week end. Allora il borsone lo riempi (a forza) con tutto ciò che serve alla nana, mentre tu ed il tuo compagno vi infilate uno sopra l’altro biancheria ed indumenti di ricambio.

E dopo una settimana a guardar da dietro un vetro il sole che splende, mentre in stato comatoso cerchi di riaverti da questa influenza, aspetti il week end di Pasqua come le ferie di agosto. E nulla ti fa se, alzandoti la mattina della partenza, il cielo è grigio e inizia a piovere: s’era detto “mini-fuga pasquale” e mini-fuga sia.

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