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La mia parola per Mommypedia: oggi

Se c'è una cosa che ho imparato, diventando mamma, è che per i marmocchi esiste solo qui e adesso. Dopo per loro non ha alcuna valenza. Vogliono giocare con te? Bene, vogliono farlo ora. Hanno bisogno di un abbraccio, di una coccola consolatoria, della tua attenzione? Vietato rimandare. Subito è l'unico momento possibile.

Soprattutto da piccoli ai marmocchi poco importa del loro, seppur breve, passato. Tantomeno si curano del domani.

Oggi è allora la mia parola del cuore, da quando sono diventata mamma.

Oggi è l'unico tempo possibile. Oggi dobbiamo amarci e non aspettare nemmeno un attimo per dircelo. Oggi dobbiamo divertirci e dare valore al tempo insieme. Oggi dobbiamo fare pace, se abbiamo litigato. Oggi dobbiamo ridere senza trattenerci o coccolarci se ci sentiamo giù.

Perc...

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I venerdì col marmocchio: una nuova rubrica per voi

Ciao a tutti e buon venerdì. Qui avremo dormito otto ore in cinque notti (diviso tre membri della famiglia eh, mica otto a testa) ma in qualche modo ce la stiamo cavando. Nonostante il sonno annebbi la vista e la ragione, oggi ho una novità di cui forse voi, che siete svegli, potrete godere.

Da qualche tempo amici e lettori (e amici lettori) mi chiedono suggerimenti su come trascorrere i pomeriggi col marmocchio, soprattutto in vista dei temutissimi mesi invernali.

Avendo guadagnato, dopo anni e anni di dura gavetta, la fama di quella che “tu a casa non ci sai propri stare” (diceva la mia mamma ogni volta che mettevo in scena il mio numero preferito: ingresso – cambio d’abito – saluto – dipartita), ho pensato di raccogliere alcune idee, attingendo dal mio frequente peregrinare Marmocchia alla mano.

Ho pensato di chiamare questa nuova rubrica (che un po’ mi sento Marta Flavi) I venerdì col marmocchio, perché il venerdì è da sempre il giorno che più m’ispira le esplorazioni della città.

Sarà che dal venerdì pomeriggio si gode un̵...

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L’annosa questione del “tu da che parte stai” e la diffusa pratica delle spallucce

Quando mi chiedono Ma tu da che parte stai? fatico sempre a rispondere. Ho sempre creduto nella libertà d’opinione, nella capacità di cambiare idea, ma soprattutto nel rispetto del pensiero altrui. Anche quando non lo comprendo. Anche le volte che non lo condivido. Così mi hanno insegnato a fare i miei genitori. Così provo a fare io.

Cerco sempre di capire le motivazioni che alimentano un’opinione. Anche quando questa diventa cieca convinzione o estrema presa di posizione, che non ammette repliche. Non sempre ci riesco. Ma almeno ci provo. Mi metto in dubbio e vado in crisi almeno una volta al giorno. Non so se questo sia davvero funzionale alla crescita e all’apertura verso il prossimo. Di certo è funzionale alla perdita di sonno e di serenità. Ma tant’è.

Quando mi chiedono Ma tu da che parte stai? tento sempre di motivare la risposta. Se la risposta non è motivata forse non ho ancora preso una parte. O forse semplicemente reputo non ci siano parti da prendere, ma solo opinioni da condividere. Nell’uno e nell’altro senso. Mancanza di personalità? Idee poco chiare? Non credo. Ma meglio dell’arroganza di spacciare la propria come verità assoluta, no?

Quando mi chiedono Ma tu da che parte sta...

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Che essere mamma è anche un semplice dato di fatto

Mi sono data ai fiori di Bach. Conoscete? Un’amica mi ha prestato un libro sull’argomento, il cui sunto è stato immediatamente miniaturizzato e da allora viaggia nella mia borsa a mò di talismano.

Ho scoperto di avere almeno 37 delle 38 variazioni umorali descritte. Sono andata avanti una buona mezz’ora a sottolineare ogni singola voce nel repertorio dei sintomi: “Ce l’ho, ce l’ho, ce l’ho. Ah, questa poi, sono proprio io!“.

Alla p di panico ero appanicata più per questo che per altro.

Sono andata da una professionista. Ho raccontato ad una perfetta sconociuta cose che normalmente evito di raccontare anche a me stessa. Ma, a ripensarci bene, è stato proprio il fatto che fosse una sconosciuta a facilitare il mio sfogo.

Sono uscit...

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La mia festa della mamma

Questa non è evidentemente la mia prima festa della mamma. Però è la prima volta che un cosino ampiamente sotto il metro d’altezza mi si presenta con l’aria impettita e un fagottino in mano dicendomi “Auguri mamma!”. Che fa il suo bell’effetto anche solo così.

Ma andiamo a scoprire cosa conteneva il kit felice festa della mamma creato dalle sapienti mani marmocchie in quel della scuolina di Paesello.

N.1. Il regalo

Trattasi di strofinaccio decorato a mano. No, perchè i papà per la loro festa hanno ricevuto un portachiavi. Che quelli si sa sono uomini di mondo e stanno sempre a zonzo. Invece arriva la festa della mamma e zac, pezzetta per asciugare i piatti. Mica che credevi di andartene in giro a far bagordi. No! Zitta e muta in cucina a sgobbare. E va bè.

N. 2 Il disegno

Argutame...

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Amo Penso Sento Sogno: Io Sono Mamma

Amo

Io amo osservarti di nascosto

Il sapore dei tuoi baci appena sveglia

Quegli occhioni che mi cercano fra gli altri

Ascoltarti respirare in piena notte

Il fragore che sa fare un tuo sorriso

E ogni volta che mi chiami solo MAMMA

Penso

Io penso a cosa resta di quel giorno

In cui, piccola mia, venisti al mondo

Un vago ma intensissimo ricordo

Che tutto fa sembrare come un sogno

Come non fosse capitato a me.

Quel giorno, urlandomi il tuo amore dal profondo,

Nel nascere mettesti al mondo un’altra me.

Sento

Paura

Meraviglia

E dopo lo sconforto

E infine un altro impeto distorto

Che un po’ somiglia alla felicità.

La gioia che mi dona leggerezza

Il timore di non esserne all’altezza

La speranza che tu sia fiera di me.

E sogno

Se dici che mi ami, mi confo...

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Buona Pasqua e una piccola incursione marmocchia

Ciao a tutti. Questa sono io a quattro mesi e mezzo con il mio primo, gigantesco, uovo di Pasqua. Notate lo sguardo supplichevole e il rigolo di bava che mi scende da un lato della bocca? No, tanto per dire, dopo questo scatto quei due senza cuore dei miei genitori mi hanno sottratto cotanta bontà adducendo scuse del tipo “sei troppo piccola, vien qua che ti do la tetta“. Tetta un corno, scusa, vuoi mettere?

Io sono quella  che tutti chiamano Marmocchia. Tutti, tranne quel simpaticone di mio padre che per oltre tre anni è andato avanti a chiamarmi marmocchio. Sì, con la “o”. Perché? Oh bè, perché fino a pochi mesi fa ero quasi totalmente calva e, anche se la mamma per gli eventi mondani mi vestiva a bomboniera , non c’era verso...

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Marmocchi a pedali

E così bicicletta fu. Certo, a volte l’ottimismo mio e del Ninnatore stupisce anche noi stessi. Ché se c’hai in casa una che manco sul triciclo ha mai voluto pedalare, bè, investire in un mezzo di trasporto più evoluto pare proprio un atto di coraggio.

E dovevate vederci, eh. Nel corridoio dell’ipermercato, come due forsennati, ad incitare la Marmocchia:

Dai, pedala” – “Hop-hop, spingi con quei piedi” – “Suvvia, è facile” – “Ma porca di quella …..” – “Vai Marmocchia, vaaaaai!”

E lei immobile che ci guardava. Impassibile. Sguardo di chi si chiede perchè ci agitiamo tanto. E forse pensa che alla nostra età dovremmo stare più tranquilli, per non rischiare il coccolo.

Ma noi non ci diamo mica per vinti. Il Ninnatore la spinge, io le indirizzo il manubrio. Ma finita la forza d’inerzia resta di nuovo impalata a guardarci con quello sguardo un po’ perplesso, di quando proprio non capisce, e quegli occhi grandi che a volte ti si bevono il cuore.

Inutile dire che a me, però, un po’ giran le… ruote...

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Robedamamma capitolo 13: a volte capita

Sono una mamma non sono una santa.

Anch’io ho i miei giorni no. Quelli con i capelli a panettone, le occhiaie peste, le borse col risvolto e un disordine interiore (ed esteriore) degno di un post tsunami.

In quei giorni abbaio se mi guardi, grugnisco se mi parli e vorrei serrare le imposte, infilarmi di nuovo sotto le lenzuola e semplicemente riprovarci domani.

Ma sono una mamma. L’unica professionista che non matura giorni di permesso e deve essere reperibile, nonchè disponibile per la qualunque, sette giorni su sette, 24h no stop, festivi compresi.

E allora che c’è? C’è che capita.

Capita il giorno che non ce n’è per nessuno, nemmeno per quelli al di sotto del metro.

Il giorno in cui pensi che un’altra sessione di facciamo fare la nanna ai bimbi (dove tu, tanto per dire, finisci se...

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Il marmocchio del vicino è sempre più… verde

Il marmocchio del vicino non piange. Esprime gorgheggiando il suo dissenso.

Il marmocchio del vicino non rompe i giochi, ne testa la robustezza.

Il marmocchio del vicino non rutta come un camionista, digerisce ad alta voce.

Se il marmocchio del vicino disegna sui muri è creativo. Se interrompe la conversazione ogni trenta secondi, sta affermando la sua personalità. Se tenta di staccarti un orecchio a mozzichi è affamato. Poverino.

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