Vacanze da bismamma: fuori dal tunnel (quasi)

Sono tre estati che sono bismamma. Tre estati meravigliose e faticosissime, piene zeppe di ricordi bellissimi e sbatte epocali.

Tre estati fa, con un affarino di manco mezz’anno, sono andata al mare, da sola, con le bimbe. L’idea era di scappare dalla città L’idea, poche ore dopo essere giunte sul posto, era di scappare e basta.

È stato uno sfinimento, un azzardo, che ha fatto inorridire parecchie persone. Eppure, di certo, una delle cose più belle che abbia mai fatto.

Perché il tempo da mamma, al mare sola con i figli, è un tempo lento e affannato, intenso e bellissimo. Che lascia sfatti e felici, con milioni di foto mosse sul cellulare e milioni di ricordi fissi nel cuore. 

È stato così bello che lo scorso anno lo abbiamo rifatto.

Ma non solo. Prese da questo spirito di invincibilità, con gioia vi dico che sto scrivendo dalla spiaggia, di nuovo sola con loro due. Ma con alcuni aggiornamenti imperdibili, soprattutto se siete bis genitori da poco, convinti che niente sarà più semplice in vita vostra. Ecco cosa sto scoprendo in questa mia terza esperienza da bismamma da sola al mare con le bimbe.

Che la vacanza da sola con loro non è più solo una corsa a risolvere le loro esigenze. C’è del tempo molle e bellissimo, tutto per me. 

Che il bagno insieme non è più solo un disperato tentativo di non lasciare che una delle due affoghi. Che non è più necessario entrare in mare con minimo una delle due attaccata al collo stile scimmia mentre io affondo nell’acqua ghiacciata e mi manca il respiro. C’è spazio per me, per le mie esigenze, per sentirmi libera di dire che ho freddo e non mi voglio bagnare o che desidero nuotare. Nuotare! Capite? Parlo di bracciate senza nessuno appeso al collo. Lo avreste mai detto? Io, ad esempio no!

Che quando siamo in riva al mare, non sono più solo quella che fa le riprese (perché avere ricordi di questi momenti è importante) mentre ballo il Pulcino Pio (perché farsi vedere partecipi è altrettanto importante) e controlla che nessuno si tuffi in acqua a tradimento (perché succede, oh se succede).

Che ora per ogni baby dance mi spetta almeno un risveglio muscolare. Che per ogni zia di Forlì, c’è un Alvaro Soler. Che il culo, su quel cavolo di lettino che mi guarda ormai da tre estati, quest’anno ce lo piazzo sul serio. E pure la schiena, mi sa (però oggi è solo il terzo giorno, quindi ci sta un po’ di immotivato ottimismo).

Che i pranzi e le cene non sono più un incastro di mani, una lotta all’imbocca il pupo più piccolo, intrattieni il pupo, pulisci il pupo (che si è appena spalmato l’intero piatto di rigatoni al sugo ovunque e quando dico ovunque intendo proprio ovunque, infatti troverai rigatoni al sugo per giorni e in posti che nemmeno pensavi esistessero) mentre cerchi di rispondere in maniera pertinente alle mille domande della grande.

Che ora a pranzo e cena si mangia. Cioè, tipo che mangio pure io.

E bevo! Un bicchiere di rosso a pasto, che fa bene (non so se al fisico ma alla mia mente di sicuro).

Che loro giocano insieme. Per intere mezzore. E nessuno mi si fila. Nessuno mi chiede nulla. Al massimo la piccoletta, che sta togliendo il pannolino, mi chiede di andare in bagno. E non ogni tre minuti! 

Che ho portato un libro (bellissimo) e lo sto pure leggendo.

Che il viaggio in macchina non è stato il solito bagno di sangue in cui a ogni uscita la tentazione di invertire il senso di marcia diventa esponenziale col procedere del viaggio.

In macchina hanno dormito. E quando non hanno dormito hanno giocato o parlato. O ascoltato la musica. E per un tratto la playlist era pure la mia. Come se fossi una persona vera, capite, con i propri gusti musicali degni di essere presi in considerazione.

Che qui hanno aperto una nuova libreria e io ci posso andare con loro e passare mezz’ora tra i titoli del momento (anche per adulti, eh!)

Certo, poi c’è da dire che accadono cose che non mi spiego troppo bene. Tipo che siamo passate da “Uh poverina, una mamma da sola con due bambine, aiutiamola” al  “Uh guarda quella mamma da sola con le bambine… lasciamole anche i nostri!”

Ma alla fine la grande verità che ho scoperto, e che reputo sia la chiave di tutto, è che qualcosa  bisogna pure lasciare andare. E se la piccola, due anni e cinque mesi, è arrivata che cantava “Whisky il ragnetto” e ora canta “Un dos tres kamasutra do Brasil” non importa, ce ne faremo una ragione.

Che il momento giusto per fare il bagno è quando ne hanno voglia. Niente digestione, sole a picco o mare sporco.  Se le bambine si vogliono tuffare nel mare di alghe morte del dopo pranzo è ok. E se poi si vogliono impanare nella sabbia portandosi dietro gli asciugamani puliti non importa. Gli asciugamani si lavano. Le bambine, fortunatamente, pure.

Lasciare andare, respirare, lasciare andare. E alla fine persino una vacanza da bismamma, da sola al mare con le bambine, può rivelarsi divertente (rilassante no, non esageriamo dai!)

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