La vita avventurosa (e segreta) delle mamme

 

A volte mi capita di parlare con qualche amica senza figli e, a un certo punto, mi pare di scorgere tra le righe  un “poraccia” che le vien fuori direttamente dal cuore. Vi è capitato mai?

Quando mi chiedono delle bambine, poi, il tono si fa così “poraccevole” da lasciarmi senza parole.

È che, a volte, non c’è proprio competizione, ammettiamolo.

Sei lì che hai appena ascoltato il racconto di un week end di sesso sfrenato con il partner di turno, stretti uno all’altra ad aspettare l’alba, e stai pregando che non lo faccia, che non ti chieda “e tu?” Perché lo sai bene che la risposta ti manderebbe dritta dritta nella top ten delle “poracce” di tutti i tempi. Tu che hai passato il tuo ultimo week end tra aerosol e bacinelle raccogli vomito e sì, l’alba l’hai aspettata pure, ma abbracciata alla tazza del cesso.

Questo è il momento in cui, di solito, sfodero un “tutto a posto” noncurante, perché so bene quando non spingermi oltre con i racconti della mia vita da mamma. Hai visto mai che, mentre dibattono sul sostegno alle famiglie per incrementare le nascite, arrivo io e faccio ripiombare la natalità sotto i minimi storici.

Spesso, di fronte alle amiche senza figli, mi pare di capire bene come si sentan le paperelle da bagno, le cui inutili vite di gomma galleggiano tra le bolle per essere strizzate, ciucciate, annegate e poi abbandonate. (Nella foto di apertura mi fingo assente mentre un’amica senza figli mi racconta il suo  ultimo week end).

Pare così poco emozionante la vita di noi mamme, qualche volta. Così povera di avventure mozzafiato e adrenalina. E invece…

Prendete una settimana come quella appena passata, ad esempio.

Lunedì mi sveglio con un fastidiosissimo mal di gola che martedì diventa febbre alta e placche, medico e antibiotico.

Mercoledì entrambe le bambine manifestano una spossatezza che mi fa mal presagire. Giusto il tempo di riprendermi, si fa per dire, e la piccoletta sfodera, da sotto al pannolino, un paio di bollicine dubbie. In realtà non sono dubbie per nessuno, ma prima di arrendermi a me piace spesso illudermi e combattere a vuoto.

Giovedì sera uniamo bollicine e stanchezza che per venerdì diventano varicella e notti insonni. Sabato mattina anche la misteriosa spossatezza della grande reclama un nome. Il nome è quinta malattia e io non ne avevo mai sentito parlare. Il lato positivo è che siamo già alla fase eritema, segno che la malattia ha fatto il suo corso e non è più infettiva.

E meno male, perché nel pomeriggio ci attende il musical di Billy Elliot e non vogliamo certo mancare.

Nel frattempo si accumulano stanchezza e infelici impegni inderogabili, mentre i felici impegni derogabili vengono immancabilmente derogati.

Nei giorni pari, noi adulti si fa testa o croce per stabilire chi sta a casa e chi va a lavorare, non capendo più chi invidi chi. Nei giorni dispari si smistano i figli malati tra amici e parenti sani in un gioco d’incastri e illusioni degno del più astuto dei maghi.

Il week end è la pace (o la morte) dei sensi.

Ma all’amica senza figli, che ti chiede “Tutto bene? Novità?” potresti rispondere mai: “è da lunedì che ogni due giorni si ammala qualcuno, il solo fatto di star qui a parlare con me ti sta esponendo a un rischio contagio che manco in Resident Evil, la mia ultima notte di sonno risale tipo a una settimana fa (non ti dico l’ultima di sesso, ma vabbé), sono così sfinita che ormai mi chiedono se va tutto bene pure gli sconosciuti e la prospettiva di altre due settimane, minimo, di clausura mi agghiaccia perché, vedi, avere figli è sì meraviglia e stupore, ma anche fatica e talvolta terrore.”

E no, non potresti.

“Tutto bene, siamo state a vedere Billy Elliot” rispondi, riassumendo a spanne la settimana passata e lasciando intendere che questa ne sia stata la parte più avventurosa.

Ti prendi l’ennesimo “poraccia” ma dentro te un poco sorridi pensando alle catastrofi sventate, allo stato di allerta affrontato e superato, sentendoti un po’ come Superman quando indossa i panni di Clark Kent: insospettabile e fighissima.

Un’insospettabile e fighissima poraccia.

(Nonostante tutto – e davvero NONOSTANTE TUTTO – a teatro a vedere Billy Elliot ci siamo andate, io e la grande, mano nella mano, felici come non mai. Il musical è emozionante e bellissimo, il ragazzino che fa Billy ci ha conquistate all’istante anche se entrambe siamo uscite da teatro pazze di Michael.

Musiche strepitose – parliamo di Elton John – e balletti coinvolgenti, per una storia che affronta così tanti temi da poterne parlare per giorni. Unico appunto, avremmo gradito un lessico meno volgare – soprattutto quando gratuito – ma nel complesso amiamo molto questo musical e ve lo consigliamo. Al Teatro degli Arcimboldi di Milano fino al prossimo 25 marzo).

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