Superare le proprie paure: la mia esperienza

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Qualche settimana fa vi ho confessato come le tante paure che ho influiscano pesantemente sulla mia vita.
Ho fatto un patto con voi, svelarvi qualcuna delle mie fobie e raccontarvi come ho fatto a superarle, e voglio mantener fede alla promessa.

Ho iniziato mettendo nero su bianco tutte le cose che mi spaventano e, nel farlo, limitano di fatto la mia libertà.

L’elenco, a dire il vero, era piuttosto lungo, ma è successa una cosa strana: appena riconosciuti i miei mostri, l’occasione di sconfiggerli mi si è palesata quasi all’istante.


Non so se sia stata semplice coincidenza, oppure il fatto che aver finalmente ammesso e dichiarato a voce alta cosa mi spaventa mi abbia resa in un certo senso più ricettiva nei confronti degli ostacoli. Ma tant’è che oggi sono qui per raccontarvi come ho (quasi) superato le mie prime tre fobie:

1. Guidare in autostrada
2. Guidare su una strada in salita e con tornanti
3. Stare in un posto affollato senza nessuno che conosco

Quest’estate sono riuscita ad avere qualche settimana di ferie in più rispetto a mio marito. Di restare a Milano con quel caldo afoso non mi andava proprio, ma la prospettiva di un altro viaggio in treno da sola con entrambe le bimbe mi agghiacciava.

L’alternativa era evidente: la macchina. Una soluzione che per chiunque sarebbe stata la più ovvia. E a me terrorizzava il solo pensiero. Ciao, sono Valeria, ho 40 anni e non ho mai guidato in autostrada perché ho paura.

Ho guidato fino a Gatteo Mare da sola, andata e ritorno, per un totale di 7 ore circa di autostrada. Roba da poco per chiunque, per me no.

Per affrontare questa prova mi sono organizzata: navigatore, intrattenimenti per le bambine, musica per rilassarmi, tutto a portata di mano. Devo dirvi che questa era per me una delle paure più irrazionali, una di quelle che avevo lasciato crescere accampando scuse su scuse (tipo ho 40 anni e non ho mai guidato in autostrada perché… bè non ne ho mai avuto occasione. Bugia!)

Al primo casello ero così agitata, mi immaginavo ad accostarmi troppo vicino e rigare la macchina o troppo lontano e dover scendere per prendere il biglietto, non aver i soldi per pagare, o che il bancomat non funzionasse, che la barra si richiudesse mentre passavo. Lo so, suona folle, ma altrimenti non si chiamerebbero paure insensate, o no?

Sono stata tesa per tutto il viaggio, avvinghiata al volante, con gli occhi sgranati e i battiti accelerati. Il primo quarto d’ora, con macchine e camion che mi sfrecciavano accanto da tutti i lati, ho tipo rischiato l’infarto. Non ho voluto nemmeno fare sosta per paura di non voler più risalire in macchina e dovermi far venire a prendere all’autogrill.

Le bambine, però, sono state eccezionali e il viaggio, passata l’ansia iniziale, si è rivelato comodo e piacevole. Della serie: ma che c’hai avuto paura a fare in tutti questi anni?

Sempre durante le vacanze mi si è presentata un’altra opportunità. Per coglierla ho dovuto fare uno sforzo davvero enorme, ma non vi dico che soddisfazione poi.

L’occasione era il concerto di Luca Barbarossa, che non solo amo molto ma che mi ricorda una parte davvero felice della mia vita. Il concerto era di sera piuttosto tardi, proibitivo dunque con la piccoletta, e in una location pazzesca, Civitanova Alta. A dieci minuti di tornanti dal casale dove risiedevamo per le vacanze!

Ci sono voluti un milione circa di “Vai” di mio marito per mettermi in macchina quella sera. I tornanti, da sola, al buio. A pensarci un brivido mi ha percorso la schiena proprio in quest’istante.

A essere onesta non posso dire di aver davvero superato questa paura perché, se in autostrada guiderei di nuovo anche domani, spero vivamente di non dover affrontare altri tornanti per i prossimi 50 anni almeno. Ho smesso di tremare parecchio dopo essere rincasata.

Ma veniamo alla mia terza fobia: stare da sola in mezzo a una folla di sconosciuti. Per affrontare la serata al concerto da sola ho usato un alleato: i social. Ho postato come una pazza: foto e stories su instagram, post e live su Fb. Ho persino mandato diversi whatsapp a qualche amica che sapevo avrebbe apprezzato. Rispondere a messaggi e commenti mi ha fatto sentire immensamente meno sola ed è stato tutto così bello, così emozionate e piacevole, che ho deciso di aspettare la mezzanotte per vedere anche i fuochi d’artificio.

È stata una serata intensa, spaventosa e adrenalinica, ma anche emozionante e unica. Alla mezzanotte stavo seduta su un muretto a guardare i fuochi esplodere nel cielo, così vicini che pareva quasi di poterli toccare. E’ stato il mio momento, quello in cui mi sono detta “Brava!”

Un finale col botto che ha significato molto per me, per la mia autostima e il mio coraggio.

Superare le proprie paure rende liberi e orgogliosi, fortifica la fiducia nelle proprie possibilità. Insomma: fa vivere meglio!

E voi? Vi state mettendo alla prova per combattere vincere quello che vi spaventa?
Fatemi sapere come procede la vostra personale battaglia verso la libertà.
Presto spero di aggiornarvi anche io con nuovi traguardi raggiunti!

#nonhopiùpaura

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