E invece, oggi, vivo

Sun

Questa mattina mi sono svegliata e, che ne so, la giornata non girava. Mi sono vestita a fatica, truccata a fatica, aiutato le bimbe a prepararsi (una su due, a dire il vero, ma a me è parso già tanto).

Sono uscita di casa e faceva un freddo pungente, fastidioso, arrogante.

Con questo senso di malessere andavo verso l’ufficio, certa che avrei a malapena tirato sera. Succede spesso in questi giorni qui. E la sensazione è che non dipenda nemmeno da me. Non del tutto, almeno.

A un certo punto, che ne so, il corpo deve aver detto alla testa “zitta un po’ tu, sempre a lamentarti e mai che fai qualcosa di concreto!” E mi sono trovata a scendere a una fermata che non era la mia.

Ho preso a camminare, non ero certa che il corpo avesse ragione, ma ormai non potevo più farci molto.

Poi ho alzato la testa e mi sono mancati fiato e parole. Il sole dipingeva la parte alta di questo palazzo: uno spicchio d’oro in un cielo azzurro che raramente si vede da queste parti. Mi sono detta “wow” ma avrei voluto dire di più, e in silenzio ho ripreso a camminare.

Più avanti, in via Brera, alcuni artigiani stavano allestendo le bancarelle con i loro prodotti. Tra tutti l’occhio ne ha scelta una, e chissà mai poi perché.

L’ho vista armeggiare con degli scatoloni, cercava di tirarli giù da un furgoncino ma dovevano essere davvero pesanti. Mi sono fermata e ho aspettato si girasse.

Era piuttosto anziana, più di quanto sembrasse di spalle, a dire il vero. Con fatica ha posato una cassa sul tavolo che, dal peso, ha sobbalzato. Ho dato un’occhiata al carico, c’erano ancora molti pezzi e lì intorno erano tutti indaffarati.

Così mi sono fatta avanti. Chiaro, con tre protrusioni e gli addominali ancora in pensione dal post gravidanza, non è che chissà quale aiuto potessi dare. Ma in due ce la siamo cavata egregiamente, e lei non smetteva di ringraziare.

Quando abbiamo finito la mente ha voluto ribadire il suo primato e ha lanciato una domanda a bruciapelo, in maniera anche piuttosto rude, se devo essere sincera: “ma chi glielo fa fare?” Ho detto, pentendomene all’istante. Ma ormai era fatta.

Lei ha riso, una risata cavernosa che pareva venire da un posto lontano, nello spazio e nel tempo.

”Eh, certi giorni me lo chiedo anch’io. Ma un motivo per alzarsi dal letto, soprattutto a quest’età, lo dobbiamo pure trovare, no?”

Le ho sorriso, le ho stretto la mano, e ho detto “grazie”. Lei mi sa che non ha molto capito per cosa la stessi ringraziando, ma va bene così.

Non so come si chiami quella donna, e non so nemmeno cosa si stesse preparando ad esporre su quella bancarella. Ma so che se il mio corpo oggi avesse deciso di lasciar fare la testa, avrei semplicemente tirato sera. E invece, oggi, vivo.

 

 

 

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