Natale è. Una storia un poco natalizia (e un poco vera)

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Natale è papà che mette insieme statuine del presepe di tre dimensioni diverse. Le tira fuori dalla scatola, svolge gli imballaggi, le raggruppa per altezza, si allontana e le guarda pensieroso. 

“Strano, mi pareva che il bue e l’asinello fossero della stessa misura”.

“No, papà. Sempre stati uno il doppio dell’altro”.

Per prima cosa srotola sul tavolino basso della sala un lungo pezzo di moquette verde, rimasuglio del nostro ultimo trasloco. Lo stende bene con le mani, cerca di eliminare le pieghe, di fare in modo che non si accartocci su se stesso. Non riuscendoci, prende la capanna e ce la piazza al centro.

Poi inizia a disporre i personaggi in base all’altezza. I più grandi davanti, i più piccoli in fondo, per dare l’illusione della giusta prospettiva.

“Ma s’è visto mai un presepe in cui Maria è due volte Giuseppe?” sbuffa mamma.

“Vabbè” risponde papà facendo arretrare Giuseppe dentro alla capanna “ma tu lo devi vedere in prospettiva”. E in prospettiva forse, rispetto a Maria, Giuseppe dovrebbe metterlo almeno nel paese accanto.

Poi papà ci dà il via libera e noi bambini iniziamo a disporre le statuine: pastori, fabbri, falegnami. E poi animali, di tutte le specie (e di tutte le dimensioni, inutile dirlo).

Lui ci controlla, sistema qui e là, mentre seda i nostri piccoli bisticci. Quando tocca ai Re Magi è presto detto: Melchiorre sta in ginocchio, perciò è il primo davanti alla capanna. A Baldassarre invece manca la gamba destra, così sta dietro, spalla a spalla con Gaspare che lo affianca e lo sorregge.

“Lo sapete come ha perso la gamba il nostro eroe?” dice papà.

Noi lo sappiamo bene, ma quella storia ci piace così tanto che ogni anno fingiamo di non ricordarlo, solo per sentirla un’altra volta.

È una storia bella ma anche triste, che parla di tre famiglie, tre fratelli per l’esattezza, separati dalla guerra poco prima di Natale. Una storia che parla di tradizioni che si tramandano di padre in figlio. Di case sventrate e famiglie distrutte, anche. Ma di amore più di tutto. Prima e oltre la morte.

E infine c’è un lungo viaggio che va dal profondo sud all’estremo nord del nostro paese, in cui quelle statuine del presepe, piccoli tesori ritrovati in mezzo alle macerie, viaggiano imballate alla meno peggio in una sacca di juta. La stessa che ancora oggi papà tira fuori ogni Natale. Durante il viaggio la sacca cade e Baldassarre perde una gamba. Ma non l’onore, verrebbe da dire.

I lavori proseguono finché il presepe è completo. Papà ogni anno ci mette del suo: un piccolo specchio a far da laghetto, in cui osservare il riflesso dei pastori. Un tocco di cotone sulla capanna, un po’ di paglia nella mangiatoia. Un anno ci mise persino le lucine intermittenti. Ma convenimmo tutti che fu davvero una pessima trovata.

Poi quando papà sentenzia: “Ecco, fatto!” mamma ogni volta chiede “E il bambinello?”

“Ma no!” rispondiamo tutti in coro anno dopo anno “il bambinello si mette la notte di Natale”.

Ed è sempre stato vero, da che ne ho ricordo. A mezzanotte in punto papà tirava fuori una scatola di legno. Lentamente ne sollevava il coperchio, mentre gli occhi si facevan lucidi, estraeva con delicatezza la statuina più importante e la riponeva al centro della mangiatoia. Era fragile quel bambinello, ma allo stesso tempo forte quasi fosse invincibile. La pittura ormai completamente scrostata, le fasce di stoffa lise e ingiallite, ma lo sguardo fiero e deciso.

E mentre papà lo adagiava al centro della mangiatoia lo sentivamo sempre ripetere: “Ciao Mario. Ciao Piero. Siete sempre con me”.

Natale per noi è sempre stato questo: lavorare sodo perché ogni cosa vada al posto giusto. Ma poi, per quello che non torna, c’è sempre l’amore a metter tutto nella giusta prospettiva.

4 comments to Natale è. Una storia un poco natalizia (e un poco vera)

  • Silvia Luppi via Facebook  says:

    Eh io mi sono commossa.

  • Robedamamma via Facebook  says:

    Eh l’idea era un po’ quella. ;-p

  • Silvia Luppi via Facebook  says:

    Questo primo Dicembre da mamma mi ucciderà, lo so. :*

  • Robedamamma via Facebook  says:

    Sappi che ti farà ridere e piangere. E ridere. E piangere. Ma sarà meraviglioso!!!

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