A Carnevale ogni costume vale

Se fino a qualche anno fa mi avessero detto che, ad un certo punto della mia vita, mi sarei svegliata alle 6.30 di un martedì qualunque per disegnare fragole e puntini neri sulla faccia di mia figlia, senza peraltro mordere o abbaiare, soltanto perché lei aveva la festa in maschera all’asilo, avrei chiesto Ma chi, io?

È che, come vi raccontavo lo scorso anno, tra me e Carnevale è stata sempre cortese e reciproca repulsione. Poi arriva lei, che per i travestimenti ha una vera passione, e che le puoi dire? Scusa, ma io il Carnevale lo odio? E no, non puoi.

Allora anche quest’anno ho ripescato un po’ di fantasia, tanta pazienza e un tot di buona volontà. E, a conti fatti, non ce la siamo nemmeno cavata tanto male.

Certo, resta il coro nonnesco dalla retrovie: per 9 euro e 99 evitavi di mandarla in giro così combinata! E qualche interessante scambio di opinioni con talune mamme:

E da cosa si veste quest’anno la Marmocchia?

Da Cappuccetto Rosso. E da fragola. E da dottore.

Cioè, le hai comprato tre vestiti diversi? – con espressione un tantino perplessa.

No, noi non li compriamo, li facciamo a casa.

Il volto s’illumina di nuovo.

Ma che brava, chissà che lavoraccio cucire tutti quei costumi diversi!

Ehm no, io non cucio (non rammendo nemmeno i calzini, veramente). Io assemblo.

Che poi, detto così, è la versione cool di accozzo stoffa e materiali vari un po’ a casaccio, un colpo di spillatrice un po’ di colore et voilà.

Di solito, però, sul concetto di assemblo anche le migliori se la danno, fingendo un’urgenza a caso. Tipo ho lasciato gli gnocchi sul fuoco, mi si scongelano le lasagne o devo fare la messa in piega al mio cincillà.

E va bè.

E che in tutto cio mi piacerebbe che la Marmocchia capisse una cosa: a volte non è il risultato che conta, ma l’amore e l’impegno che ci metti.

O no?

Io, ad ed sempio, quest’ultimo punto me lo sono tenuta in tasca dando ripetute letture prima di ogni uscita in pubblico con la nana mascherata. Perché poi davanti ad alcuni vestiti (comprati) c’è abbastanza da impallidire.

E diciamoci la verità, se avessi dato 20 euro in mano alla Marmocchia e le avessi detto Va e comprati quello che vuoi, lei sarebbe tornata come minimo col vestito di Rapunzel. Ma posta davanti all’alternativa proviamo a scatenare la fantasia e vediamo cosa viene fuori, anche lei non ha saputo resistere.

Perché Carnevale non è il vestito più bello ma il divertimento di travestirsi. E vista così, ho scoperto che non è nemmeno poi tanto male.
Questo il resoconto dei nostri travestimenti:

1. Cappuccetto Rosso: maglietta, salopette e calze bianche (impermeabile bianco per le uscite in esterna), stoffa rossa ricavata da mio ex vestito di scena (poi ve lo spiego) per la mantella, foulard rosso, trecce di lana, cestino per la torta da portare alla nonna (pieno di coriandoli e stelle filanti, ovviamente), trucco per bambini.

2. La Fragolina

Abbiamo rispolverato il costumino in carta crespa dello scorso anno (ammazza la resistenza della carta crespa) con una piccola modifica. Abbiamo sostituito il cappello (che pareva più la capocchia dell’ananas che quella della fragola) con una maschera fai da te (o meglio fai-da-lui, visto che la maschera è opera del Ninnatore) e perfezionato il trucco.

3. Il Dottore

Camicia bianca allacciata sulla schiena, cravattino giallo (lo so, fa un po’ scienziato pazzo più che dottore, ma ci piaceva), mascherina, cuffietta per i capelli e strumenti vari dal kit marmocchio.

The doctor is in!

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