vacanze

Robedamamma (the best of): sentirsi abitate, ovvero effetti collaterali del portare il pancione

Inizia con oggi il periodo di ferie di Robedamamma. Sperando di farvi cosa gradita, la redazione (nella persona di me medesima) ha pensato di riproporre alcuni vecchi post tratti dall’archivio del blog. Buona lettura e buone vacanze a tutti voi, ovunque voi siate.

Robedamamma – the best of: 19 dicembre 2010

Sentirsi “abitate” fa il suo bell’effetto. A volte è un po’ come aver fatto indigestione di cozze avariate, altre è come essere prese a stilettate da uno psicotico: sei lì che ti fai bella bella gli affari tuoi e zac un calcio ben piazzato ti fa sussultare. E quando capita di notte l’istinto è quello di girarsi verso chi divide il letto con te e assestargli una cartella in pieno volto.
Ma quel che è peggio dell’essere abitate è che il livello di privacy e intimità, che a fatica hai conquistato in tutti questi anni, viene annientato nel momento in cui, alla prima visita ginecologica, il tuo medico ti scannerizza le parti intime e se ne va in giro a mostrare le foto ad un manica di sconosciuti. E quel che è peggio al papà della creatura. Lì per lì l’unica cosa che ti viene in mente è che gli anni spesi a non far calare il livello di attizzo nel tuo compagno siano stati vanificati in una sola giornata. Perché se fino a ieri eri la misteriosa panterona che condivideva con lui nottate di fuoco, ora sei soltanto una gravida, primipara e magari anche piuttosto attempata. Il ginecologo si rivolge a te e alle tue parti intime con termini che annienterebbero la libido a Rocco Siffredi. E la posizione sul suo lettino non ti rende affatto giustizia.

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Robedamamma va in vacanza

Lettori cari, amici di sempre, pellegrini di passaggio, luglio volge al termine e si avvicina la partenza. Devo dire che la nebbia che avvolge il nostro viaggio francese è ancora molto fitta. Come dire, sappiamo che dobbiamo andare, ma il dove esattamente ci sfugge.

Le lezioni di lingua in compenso procedono alla grande. Si rispolverano vecchie glorie del rap francese, si studiano i classici ma, soprattutto, si ritiene che l’apprendimeno del testo di una canzone in particolare spalancherà i cuori del popolo di Francia.

Sentite che poesia:

Les voilà! Les voilà! C’est vous, quelle merveille!
Par ici les manteaux, par là les bouteilles
Les amis, des amis, sont tous des amis
Plus on est de fous, ah ! ah ! plus on rit

ovvero:

Eccoli! Eccoli! Siete voi, che meraviglia!
Da questa parte i cappotti, da quest’altra le bottiglie
Gli amici degli amici sono tutti amici
Più si è di matti, ah! ah! più si ride.

Come non trovare l’occasione di usare questi meravigliosi versi in un dialogo con un francese. Me lo sento, non potranno resisterci!

Le prossime due settimane saranno cruciali per l’organizzazione del tour (e per affinare la lingua giusto quel poco che ci manca). Perciò, nell’augurarvi buone vacanze, vi comunico che Robedamamma chiude per ferie e se ne viene in Francia con noi.

Nel mese di agosto ci intratterremo con qualche vecchio post ri-postato per l’occasione. Una specie di cosa vi siete persi (grandi cose eh, ve lo anticipo) e spero di riuscire ad aggiornarvi sulle nostre tappe di viaggio più o meno live (che il wi-fi sia con noi, amen!).

Che poi direte voi: ma fattele ste vacanze al posto di star sempre lì con carta, penna e macchinetta fotografica. E io vi risponderò: ma guardate che a me piace scrivere e aggiornarvi, eh! Mica mi ci obbligano.

Spero le vostre vacanze siano spericolate o rilassanti, avventurose o tradizionali, con famiglia o con amici, così come le desiderate.

E a settembre… tante, tantissime novità in arrivo per voi.

State tonnati (trad. stay tuned).

BUONE VACANZE!

In campeggio col marmocchio

E alla fine, contrariamente a tutte le previsioni, ho passato il mio primo week end in campeggio e ne sono uscita viva. Stavolta abbiamo fatto sul serio. Niente tenda in soggiorno tra il divano e il 42 pollici, niente comodità a portata di mano, nè rumori tipici da condominio. Solo natura viva (e quando dico viva, credetemi, intendo dire proprio viva e anche piuttosto in salute).
Abbiamo dormito in tenda lungo lago, con in sottofondo un concerto di rane, cicale e bestie varie non meglio identificate. Abbiamo vinto le resistenze iniziali, almeno quattro su cinque delle mie più grandi fobie (bagni in comune e contatto diretto con insetti di varia specie e dimensione svettavano nella classifica) e scoperto che la magia di una notte in tenda è davvero impagabile.
Bello, è stato bello, eh. Ci siamo divertiti, rilassati e depurati dalla vita di città. Anche se, come giustamente puntualizzava la Marmocchia, non è che ci possiamo campare così.
No. Non è.
La nana si è scatenata con la baby dance e i balli di gruppo. Ha orecchio, ritmo e stile. Certo, uno stile tutto suo, ma io lo trovo irresistibile. Ha stalkerato tutti i bipedi sotto il metro e venti (e qualcuno pure sopra), rimorchiato un novenne con uno dei suoi monologhi privi di significato (vedasi post precedenti), perlustrato il campeggio in lungo e in largo a bordo del suo ormai inseparabile nuovopattino e preso irrimediabilmente confidenza con l’acqua (tipo che si tuffa, sbatte i piedi come una forsennata, poi ti guarda e dice “va bè, io provo senza braccioli“. Da infarto).
Piuttosto distrutti, ma anche molto soddisfatti, abbiamo smontato tende e tendine e fatto ritorno in quel di Paesello.
Resta sulla pelle il segno della prima abbronzatura di stagione, la magia della nostra prima vera notte in tenda insieme, la leggerezza di una serata di musica e natura (e del barista che non è riuscito a sbagliarci un negroni nemmeno dopo tanto impegno e un summit con le altre due colleghe) e un pensiero che mi balla nella testa e che spero sia di buon auspicio per tutti voi.
La vita è un po’ come la guardi. Se lo fai con occhi appassionati e il cuore aperto, quello che ti restituirà saprà lasciarti senza fiato.

In Spagna col marmocchio: diario fotografico

Va bene, lo ammetto, avevo anche io qualche perplessità.

Prima di partire, alla domanda ”E allora, che fate di bello quest’estate?” , la mia risposta “Giriamo allo stato brado la costa nord della Spagna, Marmocchia al seguito” scatenava le peggio espressioni di terror-panico sul volto dei miei interlocutori.

Eppure, nonostante lo scetticismo generale e i miei presagi di sventura, sono state davvero vacanze straordinarie.

Lo sapevo mentre eravamo in viaggio. Me ne rendo conto ancora meglio ora, a distanza di qualche settimana.

E allora condivido con voi qualche frammento di quest’estate che se ne va (gentilmente offerta dal Ninnatore, solo per oggi e solo per noi), giusto per esorcizzare la fine delle vacanze e dare una nota di positività a questo settembre che sta per iniziare…

Paesaggi mozzafiato

L’oceano inquieto

La famosa sidra

E la nuova passione marmocchia!

In Spagna col marmocchio: lo spagnolo e i suoi perchè

Lo spagnolo ha un suo perché. E non parlo solo dei residenti, ma anche della lingua. È sensuale, passionale, caliente. Se ad esempio vi trovate ad ascoltare una voce maschile, senza vedere chi parla, può capitare che la vostra mente tracci l’identikit del vostro interlocutore giusto un pelo sotto il livello Antonio Banderas-Andy Garcia. Il che sta rendendo particolarmente interessante il soggiorno per almeno un terzo della nostra comitiva.
Con la lingua ce la caviamo alla grande. Quantomeno nella fase dei convenevoli. Sappiamo salutare e ringraziare in maniera eccellente. E in effetti facciamo solo quello.
Ho scoperto che se riesci a mantenere un’espressione del viso abbastanza interessata per tutta la fase centrale della conversazione, senza proferire verbo, puoi tranquillamente essere scambiato per uno del posto. Magari non particolarmente perspicace, ma spagnolo al 100%.
Il rovescio della medaglia è che questo sistema, unitamente ai nostri tratti mediterranei, induce i residenti a lanciarsi in conversazioni spedite sulla qualunque.
E quando prendono velocità nel parlare c’è poco da fare: non si capisce una mazza.
Stiamo diventando il terrore (oltre che lo zimbello) dei camerieri nei ristoranti.
Ci si approcciano con il sorriso. Dopo sei secondi, intuita la nostra nazionalità, la morte discende sui loro volti.
E se lo spagnolo può sembrarvi abbastanza accessibile, a livello di comprensione generale, davanti alla carta del menù rimarrete a bocca aperta e un grosso punto di domanda si materializzerà sulle vostre teste.
Parillada, tapas, arroz. Di che stiamo parlando?
Finisce che ordiniamo quasi sempre affidandoci al caso più totale e ne nascono situazioni comiche che lasceranno il segno del nostro passaggio.
Come ad esempio l’episodio della sidra.
Siamo nelle Asturie, regno di questa bevanda a base di mele e a bassa gradazione alcolica. Bere la sidra da queste parti è d’obbligo, ma va fatto nel rispetto delle tradizioni. La bibita va infatti versata in piedi tenendo un braccio ben disteso in alto sopra la testa e il bicchiere inclinato nell’altra mano il più in basso possibile. L’operazione è spettacolare ma richiede esperienza e abilità. Più di tutto richiede conoscenza.
Cioè, ad esempio, può capitare che due italiani adulti ed una Marmocchia si rechino per cena in una sidreria e ne ordinino, in onore alle tradizioni locali, una bottiglia. Capita poi che la cameriera lasci temporaneamente la bottiglia sul tavolo e si allontani alla ricerca di due bicchieri appositi prima di procedere a versarne il contenuto seguendo la prassi locale.
Capita infine che, nel frattempo, i due italiani adulti si scolino l’intero contenuto versandolo nei bicchieri per l’acqua come se fosse normalissimo succo di mela.
Sacrilegio.
E forse l’episodio verrà narrato per anni: la sapete quella dei due italiani in sidreria? È da morir dal ridere!
Anche la Marmocchia, dal canto suo, fa del suo meglio. Certo, se escludiamo il fatto che ieri al parco giochi un bambino le ha chiesto in spagnolo “come ti chiami?” e lei ha pensato bene che urlargli in faccia fosse la risposta più appropriata.
Ma ce la stiamo cavando. Ce la stiamo cavando alla grande.