summer

Robedamamma (the best of): il marmocchio del vicino è sempre più verde

Robedamamma - the best of: 30 marzo 2012

Il marmocchio del vicino non piange. Esprime gorgheggiando il suo dissenso.

Il marmocchio del vicino non rompe i giochi, ne testa la robustezza.

Il marmocchio del vicino non rutta come un camionista, digerisce ad alta voce.

Se il marmocchio del vicino disegna sui muri è creativo. Se interrompe la conversazione ogni trenta secondi, sta affermando la sua personalità. Se tenta di staccarti un orecchio a mozzichi è affamato. Poverino.

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Robedamamma (the best of): pillole di pediatria e saggezza

Robedamamma the best of: 20 novembre 2011

C’erano una volta due pediatri.

Uno assomigliava a Pepè la puzzola, delirava come il dr. Zero, ti ricordava ogni trenta secondi che razza di genitrice inetta fossi e faceva le diagnosi per telefono con in sottofondo i lavori di rifacimento del manto stradale. Con una percentuale di errore, tra l’altro, pari a zero.

L’altra assomigliava a Margherita Hack, animava le visite canticchiando motivetti dell’anteguerra, ti faceva sentire una madre da Oscar e le diagnosi le faceva rigorosamente dal vivo e quasi sempre a casaccio.

Uno era il nostro pediatra sul serio e mantenerlo ci costava come un secondo mutuo. L’altra era la nostra pediatra motivazionale ed era la gioia della mia autostima e dei nostri portafogli.

Ora, l’ingresso marmocchio alla materna, costellato di raffreddori perenni, otiti a ripetizione e minacce di malattie esantematiche che credevamo ormai debellate, ha reso necessaria la ricerca di una giusta via di mezzo che ci fornisse un supporto reale in campo medico (e non soltanto psicologico), senza dilapidare il nostro patrimonio famigliare.

E allora è arrivato lui: il dottor A.R. che grazie all’assonanza con il famoso telefilm dei medici in prima linea (E.R.) ci ha fatto da subito ben presagire.

Ecco. Venerdì scorso abbiamo fatto la prima visita di controllo. Che più o meno è andata così.

“Salve dottor A.R.!”, saluto io ottimista e gioiosa, Marmocchia alla mano, mentre con la coda dell’occhio osservo allibita la finestra spalancata.

Oggi è proprio freschino!” commento, sperando che colga la leggera ironia e mi chieda di chiudere. Nel frattempo due pinguini e un orso polare si accingono ad abbandonare il suo studio in cerca di temperature più miti.

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Robedamamma (the best of): qualcuno doveva pur dirtelo

Robedamamma – the best of: capitolo 11 – 20 febbraio 2012

La prima gravidanza è un momento magico. Il pancino che cresce, la gente che ti osanna, la tua espressione costantemente incantata e sognante. E i primi movimenti del fagiolino-patatino-pollicino, l’emozione delle ecografie, lo shopping a tappeto con l’alibi del “è per il mio amorino-cucciolino-polpettino”, anche quando è una borsa di Prada (“embeh? Dovrò pur mettere i pannolini da qualche parte quando saremo in giro, no?”).

Ed è il momento (l’ultimo della tua vita, ma tu questo ancora non lo sai) in cui dire “Io – me – mio“, coniugando i verbi al singolare, ha ancora un suo precisissimo senso. E mentre sei lì che ti cospargi di olio manco fossi una fettina panata, mangi come un orso bruno prima del letargo e ne approfitti per scansare ogni tipo di dovere con la scusa di doverti riposare (non tanto per te, quanto per il pulcino-topolino-ciccipuccettino che abita il tuo utero), la tua vita si sta facendo le valigie per andare in un posto dal quale non tornerà mai più.

Ma tu questo non lo sai. Non lo sai perché nessuno te lo ha detto. Anche se tu, amica mia, qualche segnale avresti pure potuto coglierlo.

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Robedamamma (the best of): quando all’improvviso arriva la R

Robedamamma – the best of: 19 gennaio 2012

E alla fine R fu. Ecco non proprio una “erre” da manuale, perchè a volte è più una “evve” un po’ altolocata e molto spesso ancora una “elle” made in Japan. Però devo dire che nel mucchio ogni tanto ci piglia. E mi fa quasi impressione (oltre che dar via alla fase malinconico-nostalgica del oh-mio-dio-la-bambina-mi-è-cresciuta).

Alla fine che c’è di più dolce di un marmocchio che storpia le parole, inventa neologismi a tutte le ore del giorno e della notte e mischia i vocaboli a casaccio componendo frasi di dubbio significato ma di indiscussa tenerezza?

E con l’avvento della “r” si apre una nuova fase. Quella del “Ba bè, parliamone dopo” (in risposta alla mia “Marmocchia, quando pensi di rimettere a posto i giochi?”), del “Che ne so, la mamma sei tu!” (alla mia richiesta di suggerimenti per il menu serale), ma soprattutto del “Mamma, senti come dico bene la erre: palla, foglio, nanna…” (?!?)

Ma prima di affrontare questa nuova avventura, ecco qualche recente new entry nel Glossario Marmocchio:

  • ANTI-ABBIOCC: farmaco destinato alla cura delle infezioni batteriche che, nella giovane e milanesissima mente Marmocchia, assume proprietà anti-sonnolenza (contro-l’abbiocco)
  • DOTTORARE: visitare, curare. Ma anche utilizzare lo stetoscopio giocattolo per fracanare la testa (e non solo) al povero Ciccio e ai suoi nuovi compagni di sventura, nonchè infilare di prepotenza il restante kit di pronto soccorso in plastica nelle orecchie-naso-bocca-occhi di mamma e papà
  • NANNOLI: simpatici e instacabili ometti dai nomi perfettamente in rima uno con l’altro; vivono in una casetta piccina piccina con una donnina graziosa, gioviale ma un poco stordita – cfr. Biancaneve e i sette nannoli

 

  • CILMEN: anglo-italianismo per indicare la sala convenzionalmente adibita alla visione dei film sul grande schermo
  • DISOSSAURO: tipo Tyrannosaurus Rex, ma senza colonna vertebrale, temo (dis- ossa-auro)

E infine, da brava nativa digitale, ecco il suo saluto preferito:

“CIA’ CIA’, TI MANDO UNA MAIL”.

Che ci volete fare, so’ marmocchi!

Robedamamma (the best of): al parco col marmocchio – la fauna femminile

Robedamamma – the best of: 16 giugno 2011

La mamma anni ’50: rimasta intrappolata nel nostro secolo per puro errore, conosce una sola maniera di fare la mamma: quella totalizzante. Nata per concepire, dare alla luce e crescere, a ciclo continuo, si reca al parchetto con l’intera combriccola composta da un minimo di tre (ed un massimo di n al quadrato) marmocchi con le ginocchia sbucciate, il moccolo a vista e i vestiti rigorosamente uguali (che ha cucito a mano ricavandoli dalle tende della sala). Come le mamme di un tempo, quelle pre ’68, bada ai figli, al marito e alla casa senza soste né lamentele. In fondo è nata per questo. Lei i manuali non li legge, ma se tra una gravidanza e l’altra trovasse il tempo di scriverne uno, il mondo sarebbe di certo un posto migliore. Perchè lei tutto sa. E quand’anche non sapesse, l’istinto la guiderebbe comunque nella giusta direzione. Qui non si tratta di esperienza maturata nel tempo, ma di una vera e propria predisposizione congenita. Come a dire, le mamme anni ’50 così ci nascono proprio. Nella sua borsa puoi trovare il necessario per la sopravvivenza di un intero paese. Perché il dopo guerra non l’ha mai vissuto, ma se dovesse capitarle saprebbe di certo come affrontarlo.al parchetto ci viene solo dopo aver preparato la cena: dalla parmigiana al polpettone, dalle lasagne al coniglio in umido, con tutte le varianti del caso. Che a sentirla annunciare il menu, tu, che di lì a poco scongelerai un quattro salti in padella di gruppo, ti senti già sconfitta in partenza.

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Robedamamma (the best of): al parco col marmocchio – la fauna maschile

Robedamamma – the best of: 6 maggio 2011

Il padre single (o siglo o singlo che dir si voglia). Che abbia la momentanea custodia di un figlio naturale o ne abbia subaffittato uno, l’unico intento del padre single è l’accoppiamento. Accompagnarsi ad un cucciolo di umano, sebbene non ne si conoscano usi, costumi o bisogni, pare faccia scattare l’attizzo nel sesso opposto. Vedere un uomo accanto ad un marmocchio suscita una certa tenerezza, crea un alone magico e fa sembrare affascinante anche il più becero degli esemplari (qui trovate un esempio da manuale).

Il padre per caso. Il padre per caso si ritrova al parchetto di domenica mattina dopo che la moglie l’ha lasciato sul pianerottolo con il marmocchio e zero spiegazioni. Fa il suo ingresso tenendo il nano a debita distanza, così che non si debba per forza pensare sia suo. Gli occhiali da sole e il bavero alzato, nel timore di incrociare qualcuno che conosce e rovinarsi per sempre la reputazione. Confuso e disorientato si lascia condurre dal figlio che sembra invece perfettamente a suo agio. Vedendo che il marmocchio si autogestisce, e temendo che qualcuno lo avvicini, inizia a chiamare in ordine alfabetico tutti i contatti presenti sulla rubrica del suo cellulare. Alla lettera D il marmocchio sta facendo bungee jumping dallo scivolo, mentre lui continua imperterrito a spingere l’altalena vuota già da un po’.

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Robedamamma (the best of): nonsoloTE e nonsolopiùME

Robedamamma - the best of: 24 marzo 2011

Stabilire un confine tra mamma e marmocchio è cosa assai ardua. Anche le più toste neomamme, quelle che in gravidanza facevano comunque le quattro di mattina in discoteca con le amiche per dimostrare che no, l’arrivo di un bambino non avrebbe intaccato la loro libertà (fa niente che poi l’alba la facevano riverse sui divanetti a mo’ di pelle d’orso) faticano, davanti al loro piccolo, a riconoscere dove finisca uno e inizi l’altro.

Si incomincia con il parto. Guardi uscire dal tuo corpo quell’esserino appallottolato e la tua mente inizia a divagare alla ricerca di mille risposte. Davanti al taglio del cordone, poi, si ha un po’ la sensazione che ti stiano separando da qualcosa di tuo.

Pensi “Esce da me. Quindi è parte di me”. E la tentazione sarebbe quella di dire “Spetta un po’, fa vedere che c’ha in mano? Non è che s’è portato via un souvenir delle mie parti basse? Che ne so, un pezzo d’utero, mezza milza. Che si sa, stì bambini d’oggi come sono precoci”.

Per nove mesi siete stati due persone in una sola. E ora quel fagottino esce, diventa un’altra persona, una persona “altra” da te. E non è che a te stia poi più di tanto bene. Reclami la tua indipendenza, giuri che la maternità non ti ha affatto cambiata, che sei e sarai sempre te stessa con la tua individualità. Poi però se il marmocchio fa i sorrisi in direzione del salumiere o del vicino di casa un po’ ti scoccia. Rivuoi la tua libertà ma allo stesso tempo staccarti dal marmocchio, smettere di parlare per due, pensare per due, decidere per due, ti riesce davvero difficile.

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Robedamamma (the best of): biondi boccoli vs. caschetto a Playmobile

Robedamamma – the best of: capitolo 6 – 30 marzo 2011

Guardare le altre bambine agitare al vento i loro boccoli biondi alla Shirley Temple, sfilare aggraziate con le loro mamme, rigorosamente tenute per mano, e rispondere, solo se interrogate, con gorgheggi e cinguettii delicati.

La parola che meglio le definisce è leggiadria. Se fossero animali sarebbero gazzelle.

Lei c’ha i capelli a Play Mobile (quelli che la sera li togli e li riponi sul comodino), il concetto di grazia risulta non pervenuto e dare la mano per strada le pare pressoché inconcepibile.

Parla costantemente, soprattutto se non interrogata, quasi sempre a sproposito e con accento variabile (dal pugliese al russo con tutte le sfumature del caso).

La parola che meglio la definisce è polpetta. Se fosse un animale sarebbe Happy Hippo, l’ippopotamo della Kinder.

 

Ascoltare al parco i nomi composti e altisonanti degli altri bambini, chiamati con benevolenza dai loro genitori: Pier Giacomo, Francesco Pio, Maria Grazia!

Lei  ha un nome singolo di sette lettere, ma il più delle volte ne uso solo tre per fermarla prima che sia troppo tardi. Nel mio tono di voce la benevolenza viene giusto dopo la frustrazione, la disperazione e il panico.

Se avesse un secondo nome sarebbe Mannaggia-a-te, ma all’anagrafe, per ora, non mi è sembrato il caso di comunicarlo.

 

Spiegare alla Marmocchia che come primo tentativo di approccio con un nano coetaneo tentare subito il bacio sulle labbra è abbastanza azzardato.

Specificare che come secondo tentativo cercare di corromperlo con i Ray Ban della mamma è forse anche peggio.

Ma soprattutto, e in maniera inderogabile, togliersi le calze e proporre  Zi puliamo i piedi?… è davvero, davvero inqualificabile.

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Robedamamma (the best of): i dubbi delle mamme

Robedamamma - the best of: capitolo 7 – 31 marzo 2011

Avere meno libertà di quando avevi 15 anni. Allora mentivi per uscire con i ragazzi e se i tuoi ti sgamavano ti beccavi una bella paternale. Ora menti per fare la spesa di nascosto senza Marmocchia e se i tuoi ti beccano rischi di essere bannata per sempre dallo stato di famiglia.

Allora sotto il piumino infili pane, latte e zucchine; nel cappuccio tacchino e piselli; in borsa mele, pere e banane; e nel portaombrelli un merluzzo e due trote che recupererai solo più tardi, sottraendole per un soffio al gatto dei vicini.

A volte, però, ti pigliano i sensi di colpa e allora la spesa la fai con la nana. Lei urla e si dimena, poi all’improvviso un silenzio surreale ti fa sorgere un sospetto. Ti volti e la osservi basita mentre svuota nel carrello l’intero scaffale accanto al quale tu, oh sciagurata, l’hai parcheggiata incurante delle distanze di sicurezza.

E allora va bè, la prossima volta si rischia il bannaggio.

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Robedamamma (the best of): la terza mano delle mamme

Robedamamma - the best of: capitolo 4 – 21 febbraio 2011

Sul comodino tenere l’ultimo di Eco accanto a “Il tuo bambino e il vasino“.
Cercare le chiavi della macchina in borsa e trovarle solo dopo aver afferrato un pannolino (buono), un sonaglino (ciucciato), le salviettine per il cambio (aperte e ormai irreparabilmente seccate) e un piattino di Hello Kitty che oggi, tra l’altro, festeggia un mese di permanenza nella vostra borsa.
Stare a lavoro e pensare alla Marmocchia. Stare con la Marmocchia e meditare la fuga.

Completare un modulo intero di un corso di scrittura (esercizi compresi) mentre si gioca al listolante pappa e pizza.
Parlare in infrasuoni al telefono con un’amica marmocchio-free che ha evidentemente chiamato in orario di nanna.
Parlare in ultrasuoni al telefono con un’amica marmocchio-dotata che ha evidentemente chiamato in orario di veglia.
Trovarsi sul retro del giornalaio a spiare le copertine delle riviste per mamme. Essere importunate da un tizio in impermeabile che sembra interessato alle vostre stesse riviste. Ah no, non sono le stesse.

Riuscire ad interpretare, nell’arco di dieci minuti, la cliente del nigozio di palluchiele, la paziente moootto malata, la Signola del tè. Nel frattempo aver organizzato la cena, fatto la lista della spesa a memoria e risposto sotto banco ad una mail urgente.

A tavola usare una mano per aiutare la Marmocchia a mangiare, una per aiutarla a bere e una per alimentare voi stesse.
Rallegrarsi del fatto che la maternità non vi abbia fatto spuntare il terzo occhio ma la terza mano sì!

Avere sempre un numero interminabile di cose da fare, scadenze da rispettare, liste da spuntare.

Essere stanche, enormemente stanche.

Sentirsi vecchie, incredibilmente vecchie.

Ma, in taluni attimi di sobria felicità, nutrire ancora infinite speranze. Se non altro per essere arrivate indenni fin qui.

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