spannolinamento

Che gli leggo al pupo? Qualche idea di lettura

Quando ho aperto questo blog qualcuno molto saggio mi ha detto “Apri un blog che parla di maternità? Ti ci vedo proprio. Vedrai che fra un anno ti ritrovi a parlar di libri“.

Ovviamente allora risposi con un convintissimo mavalaaaa. E infatti oggi sono qui a parlarvi di tre libri (marmocchi per giunta) che trovo meravigliosi. E tanto per dare un’ulteriore smentita a quel tale, sono anche ad annunciarvi grosse novità nella pagina delle recensioni.

Oltre alle letture da mamma (a proposito, a breve nuove recensioni), ho aggiunto una paginetta con i suggerimenti di lettura per marmocchi, in cui troverete già alcuni titoli.

Qualche piccola precisazione prima di parlarvi dei tre libri che di recente hanno conquistato il cuore marmocchio:

1. le mie non sono vere recensioni, ma più suggerimenti di lettura; vi dico cosa è piaciuto alla mia nana perchè possiate capire se il libro fa eventualmente anche al caso vostro

2. parlo solo di libri che mi sono piaciuti e non per questione di buonismo ma solo per questione di tempo, perciò largo all’ottimismo e parliamo solo di bei libri, bravi autori e grandi illustratori

3. suggerimenti, commenti, ammonimenti e vaneggiamenti sono come sempre ben accetti.

  • 10 VIAGGI E 1 SOGNO di Meritxell Martì e Xavier Salomò

10 pagine da aprire e da scoprire. 10 pagine che raccontano un viaggio, da fare con diversi mezzi di trasporto, ma soprattutto con la fantasia. In ogni pagina caselle da aprire, figure da toccare, storie da inventare (forse proprio per questo ogni pagina contiene una sola brevissima frase, perchè il resto dovete farlo voi con i vostri bambini).

Un mondo in cui perdersi. Un sogno ad occhi aperti. Uno dei libri pop up, secondo me, più belli di tutti i tempi.

  • CHI ME L’HA FATTA IN TESTA? di Werner Holzwarth e Wolf Erlbruc

Parlar di cacca con i bambini, diciamocelo, ad un certo punto diventa  d’obbligo. Tanto più che quando si dà il via allo spannolinamento le “evacuazioni” diventano oggetto di mille domande da parte dei nostri marmocchi. Questo libro, che è un successo internazionale e capirete bene perchè, affronta il tema in maniera divertente. La buffa talpa protagonista, che un giorno uscendo dalla tana si ritrova un bel cappello di cacca in testa, inizia ad interrogare tutti gli animali per capire chi possa avergliela fatta in testa. Alla fine vi sarete fatte una cultura sulle varie tipologie di “evacuazioni” esistenti (e scusate se è poco), comprensiva di dettagli visivi, acustici e olfattivi. Ma, ciò che più conta, i vostri marmocchi si saranno fatti delle enormi risate (e voi con loro, provare per credere).

  • FIOR DI GIUGGIOLA di Anne Wilsdorf

Questo è un libro speciale. Un libro che parla di temi importanti. Farafina, la protagonista, è in giro per la giungla a cercare un regalo per il compleanno della mamma: dei fiori di giuggiola. Ad un tratto trova un bebè abbandonato e decide di portarlo in dono alla madre. Tornata al villaggio lei e gli altri otto suoi fratelli avranno un bel daffare per convincere la mamma a tenere il bebè con loro. La madre è infatti preoccupata di non poter aggiungere un’altra bocca da sfamare alla già numerosa famiglia. Che succederà alla fine? Una storia d’amore e accettazione del diverso raccontata con bellissime illustrazioni.

(Ri)habemus bagno

Reduce da una short edition di “anche io  avevo una vita interessante, epperò non so dov’è finita”, ovvero aperitivo con amica d’infanzia in cui ho bevuto un cocktail orrendo, ricordato i bei vecchi tempi (in cui vivevo la suddetta vita interessante) e cuccato per estensione (hai presente quando esci con una 100 volte più figa di te e tutti ti guardano solo di rimbalzo perchè in realtà puntano lei, ma tu hai un enorme bisogno di sentirti almeno vagamente apprezzabile e allora ti racconti che sì, stavano puntando proprio te?).

Ebbene, reduce da tutto ciò, alle 18.30 (ora locale) di questa sera il megafasciatoio in plastica, che invadeva per intero il nostro bagno da quasi 32 mesi, veniva abbattuto, smembrato e defenestrato.

Al grido di “ehi, c’è vita qui sotto”, nella vaschetta venivano rinvenuti: una famiglia di papere da bagno (madre e tre figlioletti), set di spugne (una per ogni tipo di materiale esistente), pettine per crosta lattea (acc!, ecco dov’era),  mini barca a vela a motore e aggeggi vari per la cura dell’igiene marmocchia.

Con sguardo sadico e un profondo senso di rivalsa dicevamo addio alla fase pannolino, ai pestoni notturni e agli esercizi di funambolismo incastonati tra fasciatoio, sanitari e lavandino.

Così l’epica esperienza dello spannolinamento si conclude. E’ stata dura ma ce l’abbiamo fatta. La guerra è vinta, il nemico battuto e ora si accetta la prossima sfida.

Tentativi di spannolinamento: la mutanda più veloce del reame

C’era una volta una Principessa Marmocchia diversamente pannolinata. Restia a vasini, riduttori wc e derivati, usava lasciarsi andare ai suoi bisogni nei luoghi più improbabili e nei momenti meno indicati.

La Regina Madre, dopo aver scomodato un paio di Santi dal calendario, aveva optato per la tecnica di spannolinamento per gradi convogliando dapprincipio le sue energie esclusivamente indoor.

Dovendo necessariamente passare alla fase outdoor (o decidere di non abbandonare mai più le pareti domestiche) aveva ripreso a collezionare fallimenti a ritmo serrato, resistendo alla tentazione di rinunciare soltanto grazie alla sua proverbiale testardaggine (con cui peraltro faceva a gara con la figlia).

Dotata di kit di primo soccorso per i bisogni da esterno (composto da telo igienico, pannolini per le emergenze, salviettine, un chilo di mutande e un intero guardaroba di ricambio) aveva preso a trascinare la Marmocchia spatellata nelle situazioni più estreme: coda in banca, spesa all’ipermercato, cena con amiche, gita in montagna.

All’inizio la principessa Marmocchia si rifiutava sconcertata di utilizzare per le proprie regali evacuazioni i metodi non convenzionali proposti.

Ad onor del vero, e a discolpa della piccola,  la Regina Madre approcciava i bisogni outdoor con un carico d’ansia da prestazione che sarebbe bastato ad inibire una colonia intera di  marmocchi. D’altro canto lei, che dalla nascita della nana aveva preso a sterilizzare tutto ciò che vivente o vegetante entrava anche lontanamente in contatto con la sua piccolina, avrebbe voluto napisanizzare e amuchinizzare tutti i bagni pubblici che si vedeva costretta a frequentare. Non potendolo fare, usava tenere sospesa la Marmocchia a circa mezzo metro dalla tazza, sperando (quasi sempre invano) che l’obiettivo venisse centrato.

Nel frattempo il Re Padre, già sovrano indiscusso di Nannolandia, aveva tentato di imporre il suo dominio su quel di Spannolandia. Dopo qualche giorno di lotta dura il Re aveva saggiamente deciso di abdicare in favore della Regina che, insisti oggi e insisti domani, daje de tacco e daje de punta, aveva finalmente visto la situazione via via migliorare. Tanto che la Marmocchia aveva iniziato a prenderci gusto: ai giardinetti, all’ipermercato, in casa altrui. Ormai marcare il territorio era diventata la sua attività preferita così da guadagnarsi l’affettuoso titolo di “mutanda più veloce del reame“.

Finchè un pomeriggio, al parco con amici, si era diretta a grandi passi al centro di una piazzetta ove un gruppo di donzelle era intenta a prendere il sole. E, smutandatasi, aveva solennemente dichiarato: ” Io fazzo pipì!”.

Per anni le sue gesta sarebbero state narrate in tutto il reame.

Tentativi di spannolinamento: svolte e risvolti

ATTENZIONE: questo post contiene tracce di tracotante entusiasmo (peraltro ingiustificato), desiderio di affrancamento e promesse di un futuro migliore.

Alla fine perdemmo numerose battaglie ma vincemmo (quasi) la guerra.

Dopo settimane di ferma ribellione e categorico rifiuto di usare vasini, riduttori e in generale qualsiasi oggetto non fosse in tessuto plastificato (possibilmente assorbente e con una famiglia di orsetti stampata sopra), la Marmocchia è capitolata. Fosse anche solo per non sentirmi più chiedere “devi fare pipììì” con la vocina stridula e l’insistenza di un martello pneumatico. O perchè in effetti convivere con una che ti ricorda ogni sei secondi che “tanto prima o poi ti scapperà” è tremendo. Ma tant’è.

Negli ultimi giorni gli obiettivi centrati si sono susseguiti uno via l’altro in un tripudio di applausi, manifestazioni di gaudio, commozione generale e il vago sospetto di aver riportato a casa dal week end lungo la bambina di qualcun altro. Oh bè, anche fosse, che importa? Questa ci piace un sacco! Frigna meno, fa i bisogni a comando e sembra anche un po’ più alta della precedente (che sulla curva di crescita dell’altezza sta da sempre su un ipotetico punto al di sotto del grafico).

Ebbene, c’è stata una svolta. Diciamo che se decidessimo di non uscire mai più di casa potremmo considerare pressochè chiuso il capitolo patello. Lo so, lo so, così non vale. Le regole dello spannolinamento parlano chiaro e non consentono eccezioni né fuori né dentro casa: il pannolino quando è tolto, è tolto.

Leggi tutto

Tentativi di spannolinamento: istruzioni per l’uso

Dite la verità, disperate e certe che mai ce la farete, vi siete lette l’intero sapere sull’argomento, da “Il mio bambino e il vasino” a “I consigli di Nonna Papera” e, dopo il mio ultimo post, vi siete lanciate alla ricerca spasmodica di “Spannolinament for dummies” (che, tanto per dovere di cronaca, ahimè non esiste)?

E ora, giusto per non lasciare niente di intentato, vi state approcciando alla lettura di questo post pensando “Hai visto mai che sta fuori di testa abbia qualche consiglio buono in materia”.

Bene, mi duole informarvi che il titolo del post, volutamente ingannevole, non è un’affermazione bensì una domanda. Ovvero le istruzioni le sto chiedendo io a voi!

Che fregatura, nevvero? La vita è dura donne e se, come me, state vivendo la fase spannolinamento con scarsi (per non dire nulli) risultati, sapete bene di cosa parlo.

E quindi: come glielo tolgo il pannolino alla Marmocchia? Come la convinco che il vasino è cosa buona e giusta e che affrancarsi dal patello la renderà una donna libera (schiavizzando la sottoscritta che dovrà memorizzare la mappatura delle toilette in città e imparare a raggiungerle nei nanosecondi che passano da “mamma, mi scapp..” a “ops, l’ho fatta“)?

Ho la sensazione che insegnarle a fare cacca e pipì nel vasino sia come addestrare un elefante ad eseguire la coda dello Schiaccianoci.

Leggi tutto

Robedamamma – capitolo 8

 Trascorrere una giornata incredibile qui. Investire una somma non indifferente per osservare decine e decine di specie animali e vegetali. Sentirsi fiere per aver proposto un’attività così altamente educativa (sebbene rimediata assolutamente per sbaglio) che sensibilizzi l’animo marmocchio al rispetto della natura e all’amore per tutte le creature viventi e vegetanti. Essere orgogliosi per aver riscosso un’adesione totale dalla seppur molto giovane Marmocchia, certi che ciò sia chiaro indice di una sensibilità spiccata e di un’intelligenza superiore alla media. Osservare la nana estasiata, rapita, profondamente partecipe. Al termine della gita sfilare tra la gente con lo sguardo di chi trova perfettamente naturale trascorrere i week end tra oasi, pinacoteche e musei. E gongolando chiedere ad alta voce:

“Tesoro, quale specie animale hai più gradito tra le molteplici osservate quest’oggi?”

Lele fante”

Ma, amore” abbassando il tono “non c’era nessun elefante!

“Zelto che zera: lele fante cun le ghette!”

 

 

Leggi tutto