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In Spagna col marmocchio: diario fotografico

Va bene, lo ammetto, avevo anche io qualche perplessità.

Prima di partire, alla domanda ”E allora, che fate di bello quest’estate?” , la mia risposta “Giriamo allo stato brado la costa nord della Spagna, Marmocchia al seguito” scatenava le peggio espressioni di terror-panico sul volto dei miei interlocutori.

Eppure, nonostante lo scetticismo generale e i miei presagi di sventura, sono state davvero vacanze straordinarie.

Lo sapevo mentre eravamo in viaggio. Me ne rendo conto ancora meglio ora, a distanza di qualche settimana.

E allora condivido con voi qualche frammento di quest’estate che se ne va (gentilmente offerta dal Ninnatore, solo per oggi e solo per noi), giusto per esorcizzare la fine delle vacanze e dare una nota di positività a questo settembre che sta per iniziare…

Paesaggi mozzafiato

L’oceano inquieto

La famosa sidra

E la nuova passione marmocchia!

In Spagna col marmocchio: Day 4 – 7

Metti una sera a cena al ristorante.
Cameriera: Postres? (dolce?)
Io: Gracias, sto appostos (?!?)

È che lo spagnolo, come dicevo, me gusta e parecchio pure.
Già solo che ti salutano con “Hola chica” e ti senti un gran bel pezzo di figliola.
Mi piace questa terra e pure gli abitanti. Ora, però, devo ammettere che le mie capacità linguistiche stanno abbastanza a zero.
In compenso sto assorbendo come una spugna vocaboli, tradizioni, espressioni, usanze.
Che luoghi incantevoli s’incontrano percorrendo la costa nord della Spagna. Stupisce che il turismo qui sia ancora così scarso.
Procedendo verso ovest abbiamo lasciato le Asturie per entrare in Galizia.
Abbiamo approfondito la questione del sidro a Villaviciosa; abbiamo visitato in lungo e largo (chi a piedi, chi in passeggino) la città di Gijón e distrutti, a fine serata, ci siamo ritrovati a contemplare l’insegna del nostro hotel, epperò non era il nostro hotel.
Ci siamo innamorati del porto di Luarca, prima, e di Porto do Barqueiro, poi.
Visto paesaggi mozzafiato, pernottato in una villa antica, giocato a rincorrerci sulla sabbia al mattino presto, dedicato tempo ed energie alle nostre più profonde passioni: io scrivere, il Ninnatore fotografare, la Marmocchia impanarsi a mo’ di cotoletta con la sabbia.
Abbiamo fatto un pic-mic (per dirlo in marmocchiese) fronte oceano, osservato la costa da promontori spettacolari, mangiato Pulpo alla Gallega una sera sì e l’altra pure (perchè è divino, semplicemente divino).
E ora inizia l’ultima tappa del nostro viaggio che da A Coruna ci porterà a Fisterra (la fine della terra) lungo la Costa della Morte (Muah ah ah - ghigno satanico) per poi terminare il tour a Santiago De Compostela.
La Marmocchia se ne va in giro a dire “che pettacolo” e “non zi pozzo cledele” e sta facendo il pieno di animali in libertà. Qui mucche, cavalli, asini, pecore e scoiattoli, scorazzano nei prati a ridosso delle strade in tutta tranquillità.
Se ti fermi a scattare una foto ti guardano un po’ strano. Forse capiscono bene che qui l’animale in gabbia sei tu.
È bella la Spagna; bella e in certi punti così libera e selvaggia da lasciare senza fiato noi topi di città.

In Spagna col marmocchio: Day 0 – 1

DAY 0
Partire in tre con due valigie e sentirsi una perfetta famiglia di mondo che sa viaggiare leggera anche con un marmocchio al seguito.
Al check in scoprire che in realtà una delle due viene classificata come “ecomostro” e bandita dall’aeroporto in quanto supera il peso consentito di circa il doppio.
(!?!).
Correre alla ricerca di un bagaglio supplementare per suddividire il peso dell’ecomostro. In mezzo al corridoio dell’aereoporto, seduti per terra, a trafugar vestiti e biancheria, giochi marmocchi e generi vari. E pesare e ripesare i bagagli fino al raggiungimento del giusto peso.
Va bene, ostacolo superato, via verso il gate d’imbarco.
Oggetti personali e bagaglio a mano negli appositi contenitori, passeggino chiuso, Marmocchia in braccio.
Ma passando il metal detector qualcosa suona.
Sono le scarpe? L’orologio? La catenina?Passo e ripasso, scalza e spogliata di tutti i possibili oggetti in metallo.

Suono lo stesso.
Ritaaaaa“, tuona spazientita la guardia all’indirizzo della collega femmina, “pensaci tu“.
Mi fanno la perquisa. La nana non è d’accordo. Me la fanno lo stesso.
E alla fine viene fuori che sono proprio io a suonare.
A volte capita“.
Bene, non avevo dubbi capitasse a me.
Di corsa all’aereo, stremati, stressati, mentre la Marmocchia riassume con ineguagliabile capacità di sintesi la nostra vacanza fino ad ora: “Che zornataccia“.
Ma abbandonato il suolo italiano e toccato quello spagnolo la musica cambia. E si finisce a cenare in maniera divina brindando alle vacanze con un ottimo vinello rosso.

Le gambe vacillano, la mente pure. Soprattutto nell’apprendere che il menù per i bambini è a base di “cerdo”. “Oink-oink” spiega il cameriere.
Maiale.
Non il cameriere, ma la carne servita ai marmocchi.
Dopotutto siamo in Spagna e perciò archiviamo il capitolo con un semplice “Olè!“.

DAY 1
Playa del Camello (Santander)
Temperatura primaverile, spiaggia fantastica, affollamento contenuto e un venticello che rende la permanenza sotto il sole del tutto piacevole.
Ecco, tipica situazione che pensi non possa esistere.
E invece c’è.
La Marmocchia continua ad avere un rapporto di amore-odio con il mare. A 50 metri dalla riva “Bello quetto male“, a 20 metri “Mi piaze quetto male“, a 10 metri “Quetto male zi muove tloppo“, a 5 metri urlo libero e fuga a gambe in spalla.
E se comprendesse la differenza tra mare e oceano forse la ritroveremmo sul primo volo di rientro verso casa.
In compenso il rapporto con la sabbia e i giochi da mare è di totale comunione. E infatti non c’è un centimetro del suo corpicino che non sia ricoperto di sabbia.
E ci divertiamo, ci rilassiamo, bagnamo i piedi nel freddo oceano e ci riscaldiamo al sole.
Qui lo sport nazionale da spiaggia sono le “racchettate folli”. Simile al gioco italiano dei racchettoni, si pratica con racchette di legno e pallina da tennis. I 4 giocatori si dispongono in due squadre una di fronte all’altra ad una decina di metri circa di distanza. Ed ecco che chi ha la palla si accinge al servizio. Inizia una serie di scambi incrociati in cui la pallina, senza mai cadere, viene scagliata da una parte all’altra alla velocità della luce, a suon di racchettate violente. A seguirla si potrebbe cadere in trance.
Stiamo sperimentando un nuovo tipo di vacanza con la Marmocchia. Ricordarsi sempre l’orario della sua ultima evacuazione, per cogliere in tempo la successiva, è cosa ardua. E infatti ci scappano gli incidenti di percorso.
Tentiamo di non scoraggiarci.
Nel pomeriggio lasciamo Santander per Santillana del Mar, paese che prende il nome da Santa Juliana, uccisa dal marito perchè non voleva perdere la verginità. E va be’, evviva la rivoluzione femminile e la parità dei sessi!
Qui hanno uno dei musei più famosi della Spagna, patrimonio dell’Unesco: le grotte di Altamira.
Piove e in serata ci dirigiamo a ovest sulla costa e pernottiamo a Llanes. Il paese è famoso per le numerose sidrerie. Ovviamente non perdiamo l’occasione di assaggiare il sidro (o meglio la sidra) locale, che va gustata a temperatura ambiente e versata nel bicchiere da una ragguardevole altezza. L’operazione è alquanto folkloristica e merita. La bevanda, a dire il vero, un po’ meno.
Il nostro hotel è preso da assalto da un gruppo di ragazze che festeggiano un addio al nubilato. Sono vestite da marinarette, tranne la sposa che sfoggia anche velo e salvagente a paperella. Credo abbiano iniziato i festeggiamenti già da un pezzo, sebbene siano solo le sette di sera.
La curiosità è come le ritroveremo
domani mattina.