scuola materna

Viva, viva la scuola

No, non è che la Marmocchia abbia radicalmente cambiato la sua opinione nei confronti della scuola materna. Certo, ora può vantare una mini cricca di amichette, ruoli di prestigio all’interno della classe dovuti alla sua medità (nell’asilo di Paesello, infatti, i nani di media età iniziano ad avere dei piccoli incarichi che li rendono più partecipi e meno rosiconi nei confronti dei compagni più grandi) e una maestra tutta nuova che ci piace proprio un sacco.

Resta il fatto che non ci dobbiamo allargare e la scuolina rimane pur sempre “ma che, ci devo andare pure oggi?”.

Epperò questa canzoncina ha fatto breccia nel cuore marmocchio (e pure nel mio, valà) e così la condivido molto volentieri con voi:

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Robedamamma capitolo 17 – ovvero se ci fosse un analista in ascolto

I pomeriggi in casa con un marmocchio in età da disegno sono una vera fonte d’ispirazione. Ascoltare le complesse spiegazioni che sanno dare per ogni più piccolo scarabocchio, può lasciare estasiati. Talvolta, veramente, basiti.

Amore che cos’è questo cerchiettino rosa nell’angolo? 

Siamo io, te e papà che facciamo le foto sotto la Torre Eiffel mentre la gente passa e ci saluta.

Ambeh, scusa. La gente che saluta m’era proprio sfuggita.

Ma diciamocelo. Allo stato attuale dei fatti mia figlia è una schiappa a disegnare. Tanto quanto lo sono io. Forse pure peggio. Ma lei ha qualcosa che io non avevo affatto alla sua età: la capacità di rendere un tratto insignificante, e pure parecchio bruttino, un disegno ricco di tutti i dettagli che ci vede lei.

Una magia.

Altresì nota come sindrome del paraculo, la suddetta capacità consiste nello spacciare la propria incompetenza in talune materie come vezzo artistico e rara profondità intellettuale.

Ecco, tanto per dire, quando disegnamo insieme lei procede spedita improvvisando la qualunque. Non importa cosa viene fuori sulla carta, perchè tanto poi la spiegazione lascerà i più a bocca aperta.

A me invece scappa ancora quella goccia di sudore che m’imperlava la fronte alla sua età ogni volta che la maestra diceva …e ora disegno libero.

E io ci davo dentro, eh. Concentrazione massima, attenta selezione dei colori, sforzo immenso per trovare la giusta ispirazione. Poi passava la maestra e …bello, che cos’è, un cinghiale?

E no. Non era un cinghiale. Il più delle volte era la mia mamma vestita con la pelliccia (ai tempi usava molto).

Ma che meraviglia! Una talpa che scava una buca?

Era papà in poltrona che leggeva il giornale.

E fu così che, frustrazione dopo frustrazione, il mio talento (ahem??) artistico fu schiacciato da una forte inibizione che mi fece scegliere, nei molti anni scolastici seguenti, un solo ed unico soggetto per i miei disegni a mano libera: la casetta col comignolo che fumava.

Ero diventata un asso. Tanto che a volte, se me la volevo rischiare, mi azzardavo a fare pure le tende alle finestre. No, dico, arte a livelli superiori.

Forse è per questo che le invidio così tanto quella convinzione, mista ad una punta d’orgoglio, con cui sa descrivere i suoi orrori su carta. Lei non lo sa ancora che, con tutta probabilità, ha ereditato il mio senso artistico, ovvero la mia assoluta mancanza dello stesso. Capirà, col tempo capirà.

Per ora osserva i miei disegni e… Mamma. Davvero. È bellissimo!

Amore di mamma E quando si dice l’amore è cieco.

Bene a questo punto, tanto per farvi capire di che stiamo a parlà, è ora di condividere talune opere d’arte frutto dei nostri sforzi. E se ci fosse lì fuori un analista in ascolto… mi perdoni, dottore, ritiene ci sia ancora speranza?

Ma veniamo a me. Questo è quanto di meglio sono riuscita a fare in un pomeriggio di disegno libero…

E ancora mi chiedo com’è che all’Accademia d’arte non mi ci hanno voluta.

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Welcome back to school – ci stiamo credendo

Arriva settembre, riaprono le scuole e torna il nostro logo del Welcome back to school, che tanto fu di buon auspicio lo scorso anno (mica vero, manco per niente). Per chi era qui con noi a vivere live l’inserimento marmocchio alla scuola materna, devo dire che la situazione pare pressoché immutata. Per tutti coloro che si fossero sintonizzati solo di recente, ecco un breve riassunto.

Al suo primo anno scolastico la Marmocchia entrava nel guinness dei primati per l’inserimento alla scuola materna più lungo dalla storia dei tempi.
Nel frattempo, nei mesi tra settembre e febbraio, si adoperava per innalzare vertiginosamente la percentuale media di otiti riscontrate nella popolazione marmocchia mondiale. Raggiungendo, peraltro, ottimi risultati.

Durante buona parte dell’anno mostrava scarso interesse per i suoi simili sotto il metro d’altezza (tutti tranne uno) preferendovi quelli sopra i quarant’anni d’età.

La preparazione della recita natalizia segnava un momento di tregua delle ostilità. E, nella seconda parte dell’anno, la rassegnazione prendeva il sopravvento.

Oggi è il suo primo giorno del secondo anno alla scuola materna e la situazione può essere sintetizzata come segue.
Nonostante i buoni propositi e varie sedute di training autogeno, la Marmocchia trova l’asilo divertente tanto quanto le pecore merino la pratica del tosaggio.

Se interrogata sull’anno passato fa spallucce e cambia argomento. Se coinvolta in conversazioni sull’anno a venire inarca un sopracciglio e mostra segni di stress evidente (tipo sbattere a ripetizione il povero Ciccio nella carrozzina. Preferibilmente di testa. Sul bordo di legno).

Marmocchia, sei contenta che quest’anno ci saranno dei nuovi compagni di classe piccolini?

Sgrunt.

Sai che dovrai aiutarli ad ambientarsi.

Grunf.

E che cosa dirai per consolarli se dovessero sentire la mancanza della mamma e del papà?

Che tanto ci devono rimanere per forza. Tutto il giorno. Tutti i giorni. Fino alla fine dell’anno.

Ecco, se fossi nelle maestre eviterei di farla socializzare con i nuovi arrivati. Almeno fino ad aprile.

Buon inizio d’anno scolastico a tutti voi, eh!

Robedamamma capitolo 16: di noi mamme distratte

Buone vacanze e si riposi quest’estate, mi raccomando” mi dice la maestra, l’ultimo giorno di scuola, shakerandomi la mano con un vigore piuttosto sospetto.

“Certo, anche lei…”

Che poi si sa, noi mamme, mille cose per la testa e si finisce sempre per dimenticarsi qualcosa” continua aumentando il ritmo sussultorio con cui sta probabilmente cercando di svitarmi il braccio dal resto del corpo.

Aehm, è vero…”, azzardo io, piuttosto perplessa.

“E il lavoro, la casa, i figli, i conti. Non si sa dove lo prendiamo il tempo per star dietro a tutto. E poi infatti non è che ci riusciamo sempre eh, ma è più che normale, non crede?”. Temo che tra poco potremmo dichiarare defunta la mia povera mano. Peccato, alla destra ci ho sempre tenuto.

E allora scappano le piccole distrazioni e a volte, diciamocelo“, mi si avvicina ammiccando “pure quelle grandi, eh?!“.

Sarà per il mio sguardo vacuo o per il rigolo di sudore che mi sta scendendo lungo la fronte, ma all’improvviso, per fortuna, opta per baci e abbracci e decide di rendermi la mano e porre fine al sequestro.

Rientrando a casa la domanda mi sorge spontanea: ma cosa avrà voluto dire?

Ecco, magari sì, a volte ho dimenticato di mettere qualche pezzo nella sacchetta del lunedì. Un bicchiere, un bavaglino, l’asciugamano. Una volta il cambio intero per il letto, ma a mia discolpa devo dire che la nana era malata da così tanto tempo, che quando è tornata all’asilo avevo scordato si fermasse anche per la nanna.

E poi va bè, può essermi scappato qualche cambio (nel giorno in cui la Marmocchia ha deciso di evacuare da tutte le uscite possibili e me la sono ritrovata vestita con abiti altrui. Di tre taglie più grandi).

Magari non sono stata proprio attentissima alle spiegazioni d’inizio anno (essendo più che altro colpita dall’aspetto statistico della vicenda: 2 maestre, 30 nani, 20 mq circa in cui convivere. Otto ore al giorno. Cinque giorni la settimana. Per i seguenti dieci mesi. Ché ci potrebbero fare un reality e intitolarlo: la scuolina).

Ammetto di aver appreso della cassetta delle comunicazioni scuola-famiglia a dicembre inoltrato. Di non aver letto un paio di avvisi che potevano essere considerati un poco importanti.

Confesso di aver scoperto che i lavori dei marmocchi fossero consultabili per tutto l’anno, nell’apposito raccoglitore personale, solo dieci giorni prima della fine della scuola.

E ho lisciato una riunione. Una volta. Su due.

E fino a settimana scorsa consultavo il menu invernale al posto di quello estivo, entrato in vigore da due mesi circa.

Epperò non è mica facile il primo anno di scuola. Stare dietro a tutti questi cambiamenti.

E al mercoledì c’è il corso di musica e ci vogliono le antiscivolo. E al venerdì va ritirata la biancheria sporca e riportata (possibilmente lavata) al lunedì. E se c’è bel tempo vanno lasciate le scarpe per uscire in giardino. E religione, e il percorso motorio, e la foto di classe, e l’assemblea sindacale, e la riunione del comitato mensa scolastica.

E ci vorrebbe una segretaria, no?

Va bene, ammettiamolo. Sono una mamma distratta. E non potendo far molto per risolvere il problema, di solito punto sulla simpatia. Come dire, quando le cose si mettono male gioco la carta del buttiamola in caciara. Che poi di solito funziona sempre.

Bacchettate delle maestre a parte, s’intende!

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Operazione scuola materna: primo livello completato

Devo essere sincera, un po’ mi è sembrato così. Come se da settembre ad oggi la mia vita si fosse svolta all’interno di un videogioco, con tanto di mostri cattivi, pericolosi tranelli, cadute improvvise e punti fragola da conquistare.

Di questi ultimi, tra l’altro, non è che ne abbia presi proprio tanti, eh.

È che per me non è stato esattamente “Ah, la mia piccolina non ha avuto alcun problema d’inserimento, per lei è stata una gioia fin dall’inizio. La maestra l’adora, i compagni la osannano e la mattina si alza gioiosa di trascorrere un’altra giornata dall’asilo con tutti loro. Questo primo anno è stata un’esperienza meravigliosa e irripetibile”.

Che poi, quando sento questi racconti, la prima cosa che penso è sempre chissà chi è il loro fornitore. Così, tanto per dirne una.

Per me la meraviglia di quest’esperienza sta tutta nel fatto di esserne usciti vivi e decisamente mi auguro irripetibile lo sia davvero. Perchè un altro anno così, no, non credo potrei sopportarlo.

Ma facciamo il punto della situazione.

Sul finire di settembre due giovani genitori e una Marmocchia ancora dueenne, si approcciavano al mondo scolastico armati di buoni propositi, ottimismo dilagante e materiali didattici accuratamente scelti durante le vacanze estive. Da settimane ormai non si parlava d’altro e la piccola sembrava aver preso tutta questa faccenda della col piede giusto.

Al primo giorno d’inserimento la Marmocchia dimostrava spirito di adattamento, cordialità, nonché un attaccamento alquanto sospetto alla folletto giocattolo. Interrogata, rispondeva con sorrisi di circostanza e monosillabi assai vaghi, preludio del finimondo che avrebbe colpito i tre nelle settimane seguenti: una repulsione pressochè totale verso la scuola materna. Il terror-panico s’impossessava di loro facendo un ottimo gioco di squadra con la sequela di otiti che si abbatteva sulla giovane marmocchia.

Ma poi le otiti passavano, i giorni di frequenza aumentavano e arrivava lui. La Marmocchia iniziava a socializzare davvero, a partecipare alle attività di classe con un po’ più d’entusiasmo (che meno credetemi, era proprio difficile), ad imparare poesie e canzoni nuove.

La festa di Natale segnava una piccola svolta.

Da allora un passo per volta di strada ne abbiamo fatta un bel po’. Certo, non è che mia figlia si possa proprio dire entusiasta di andare alla scuola materna, ma un bel Level Complete ce lo siamo guadagnati.

Domani finisce il nostro primo anno di scuola. E se penso a come siamo partiti… bè mi viene un po’ da impettirmi e un po’ da emozionarmi.

La più piccola di tutti, quella più spaesata. Che non capiva come mai non ci potessi andare pure io alla scuola materna con lei. Che ogni mattina mi chiedeva “Ma tu poi mi vieni a prendere?” e sulla porta mi ci faceva lasciare il cuore e tutte le speranze.

Che poi un giorno ha semplicemente capito che sarei tornata sempre.

Certo è vero, non è stato mica facile. Ma ora resta la soddisfazione di sfogliare il nostro primo anno insieme, per vedere nella magia di un disegno, di una filastrocca o di un collage, quanta strada abbiamo fatto fino a qui.

Robedamamma capitolo 14: di quando ho scoperto che i nani a tre anni fanno già i provoloni

Lei si presenta con abitino fucsia, cerchietto con fiocco e ballerine minnie style (alle quali peraltro la sottoscritta sta facendo il filo dal dì dell’acquisto). L‘outfit è interamente scelto da lei (in virtù dell’acccordo per cui io le lascio scegliere i vestiti e lei mi  promuove mamma del secolo, dimezzando i miei doveri morali nei suoi confronti, ricordate?).

Al parco sotto casa incontra un compagno di classe. Trattasi di nano che aveva già in precendenza messo un’opzione sulla Marmocchia così, tanto per stare tranquillo.  Lui, forse abituato a vedersela alle otto di mattina con le vuitton sotto gli occhi, la reattività di un bradipo annoiato e la divisa ufficiale dell’asilo (nel nostro caso magliettaccia in tinta col colore della classe e leggins pantegana) abbassa gli occhiali da sole scuri da vero macho per osservarla, dapprima incuriosito, poi leggermente incredulo, infine vagamente attizzato. E mentre rimesta la mano nel sacchetto di patatine abbozza dei movimenti ondulatori che, non ne sono sicura, ma parrebbero proprio un balletto.

Sei bella, le dice, suscitando reazioni opposte nei due esseri di genere femminile presenti. La grande quasi collassa. La piccola invece dà prova di possedere un certo aplomb, di cui per inciso la grande non era a conoscenza. Una scossa alla fluente chioma, un paio di sbattute di ciglia e via giù dallo scivolo.

Ammazza che tecnica: ammicca e poi fugge via.

Lui rimane impassibile. La manina che continua a frugare nel pacchetto di patatine ormai vuoto. L’occhiale scuro a coprire lo sguardo. L’onore forse è salvo. O forse no.

All’improvviso l’intero parchetto risuona di una vocina squillante che ben riconosco:

Mattia G. (nome e cognome, eh, perché il riconoscimento avvenga senza indugio alcuno) mi ha detto che sono bella – urla la nana, sferrando un attacco mortale all’autostima del piccolo Tony Manero e gettando probabilmente le basi di quello che sarà il rapporto col genere femminile del piccoletto da qui ai prossimi cinquant’anni circa.

Poi un va be’ e corre di nuovo via.

Lui alza le spalle. E va bè. Pure lui. E decide che è l’ora di calarsi di mazzate immaginarie con il suo alterego altrettanto immaginario.

Io, che in disparte osservavo la scena, mi unisco mio malgrado all’ e va be’ generale.

Va be’ a sto coso un pelo sopra al metro che fa lo splendido  con la mia bambina.

Va be’ a lei che, senza dirmi niente, è diventata modaiola, vanitosa e anche un po’ acidella.

E va be’ a me, che pensavo di poter gestire la sua socialità (o l’ eccesso della stessa) con compostezza e pacata partecipazione.

No perchè la tentazione, così a caldo, è stata quella di accoppare il nano provolone e rinchiudere mia figlia in cameretta fino al compimento dei 42-43 anni (mese più, mese meno).

Ma che volete farci, è ancora piccola e inesperta, si farà. (Ovviamente parlavo di me)!

 

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E il meglio deve ancora venire

Ci risiamo. Ninnatore spiaggiato sul divano dall’ennesimo colpo di coda influenzale. La Marmocchia mocciolosa, fa il pieno all’asilo e poi unge tra le quattro pareti domestiche. Le roselline dell’ 8 marzo hanno capito l’antifona e si sono suicidate il 9. Io e i miei granuli omeopatici pratichiamo una resistenza silenziosa e quanto mai disperata. Temo a breve soccomberemo.

E poi c’è Patatone.

Metà nonno, metà pianta da appartamento. E un po’ Harry Potter da vecchio, come disse una mia saggia amica.

Patatone è l’unico della casa che pare avere una scorza dura e una tempra inaudita. Lui osserva da dietro gli occhiali e un paio di volte giurerei di averlo visto sogghignare sotto i folti baffi.

Imperturbabile, sanissimo e in attesa che sul suo crapino germogli una fluente chioma. Ma il vegliardo non sa che il meglio deve ancora venire.

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Quegli esserini tanto carini…

Loro sono piccoli e tanto vivaci. Amano viaggiare in famiglia e “viaggiare” da un membro all’altro della stessa famiglia. Sono dotati di piccole e dolci zampette con le quali ti si avvinghiano a cozza e non te se mollano manco con i bombardamenti. Vivono in media una trentina di giorni durante i quali il loro nucleo familiare può sfiorare i 300 membri. Tutti quanti allegri, zompettanti e con una voglia pazza di riprodursi.

Difficile scordarsi di loro, che sanno, come dire, rimanerti bene in testa.

Di chi stiamo parlando?

Andiamo mamme, aprite gli occhi, un urrà per i… PIDOCCHI!!

 

E allora no? Ma che ce li facevamo mancare alla scuola di Paesello? Perdiamine, non abbiamo le insegnanti, non abbiamo i pennarelli, manca pure la carta igienica, ma almeno loro dovevamo averli!

E così, dopo aver ospitato una sessione di malattie esantematiche fuori stagione (alcune delle quali a me completamente ignote) e aver accolto, alimentato e diffuso le più varie forme influenzali conosciute, e non, da oggi c’abbiamo anche la pediculosi.

E per una marmocchia che è stata pelata per oltre tre anni, e che solo ora finalmente inizia a sfoggiare una chioma degna di questo nome, alla Branduardi sì, ma pur sempre una chioma, il minimo è vantare il pieno diritto di essere inserita nella top ten delle mete turistiche dei giovani pidocchi. Sapete com’è, ci teniamo!

E comunque, a detta della maestra, non sembrerebbe poi nemmeno tanto grave. Se non che noi mamme 2.0 c’abbiamo il tremendo vizio di cercare in internet tutto ciò che la gente volutamente evita di dirci.

Ecco, volevo confermarvi che era meglio evitare di indagare. Ma poiché ormai l’ho fatto, sento l’obbligo morale di condividere con voi:

• che esistono diversi siti internet che trattano l’argomento, nessuno dei quali, ahimè, sa indicare un sistema preventivo davvero sicuro al cento per cento. Tra questi, peró, pidocchionline.it vince di certo il premio per l’originalità. Cioè, dà l’idea che dall’altra parte ci sia un consulente pidocchio pronto a risolvere i tuoi dubbi online. Una menzione speciale a ilpidocchio.it, una sorta di pidocchipedia per sapere tutto sui nostri piccoli amici, con tanto di giochi online e video interviste (ecco, ho evitato di appurare chi fossero gli intervistati).

• che in tema di pidocchi OPS non è solo un’esclamazione a coprire la più sincera “oh-porca-di-quella-pupazza”, bensì l’Osservatorio Parassitosi Scolastiche creato dalla Asl di Bari.

• che le pidocchiesse sono fisicamente più grandi dei loro compagni maschi. Che nelle 24 ore successive all’accoppiamento possono deporre fino a dieci uova (in casi rari e se è la tua giornata fortunata arrivano anche fino a venti) e che dopo un mese schiattano lasciando dai 60 ai 300 figlioletti pronti ad accoppiarsi e procreare

• che esiste in commercio un.. aspiratore di pidocchi. Che è fatto come una vera e propria mini aspirapolvere. E che la Marmocchia l’adorerebbe

• che i pidocchi non saltano e non volano. Loro… zampettano

• che se una pidocchio family s’insidia in casa tua, non devi temere, niente panico, è tutto molto semplice. Basta dotarsi di lanciafiamme e incenerire tutto quello che è venuto a contatto col portatore sano di pidocchi nei due giorni precedenti l’infestazione. In alternativa puoi cambiare casa, vita, identità

• che tutto quello che non può essere incenerito può comodamente essere chiuso ermeticamente in una busta di plastica per dieci giorni e poi, voilà, non dovrete fare altro che rimuovere i cadaveri e il gioco è fatto.

Ma l’aneddoto degli aneddoti viene direttamente da Nonna Tesoro. Ex maestra elementare, mia madre può vantare nel suo ricco curriculum l’aver incollato su un pezzetto di scotch un giovane esemplare di pidocchio per mostrarlo alla mamma di un suo alunno, la quale sosteneva bellamente che il suo marmocchio mai e poi mai potesse essere stato colpito da pediculosi. E vi risparmio i dettagli del racconto.

E allora noi ci stiamo preparando eh, perché siamo gente per bene e in casa nostra l’ospite è sacro. E se ci toccherà … forse stavolta abdicherò sul serio.

Nel frattempo, non so voi, ma io ho la sensazione che mi pruda un po’ dovunque sin dall’inizio di questo post!

Festa di Natale marmocchia… la nostra prima volta

E insomma, il fatidico giorno è arrivato. C’è da dire che ero partita con il fermo proposito di mantenere un certo aplomb: niente smanacciamenti a salutare la nana, niente paragoni con gli altri marmocchi, gomitate nelle costole ai vicini per indicare la figlia fenomena, ma soprattutto niente fiumi di lacrime affogate in quintali di kleenex. Insomma, volevamo fare una cosa sportiva.

E come no.

Si aprono i cancelli la gente spintona manco fossimo all’ultima di campionato con le due capolista a pari punti. Per diamine, lì dentro c’è la mia Marmocchia: inizio a spintonare anche io. Grazie ad un gesto atletico del Ninnatore ci ritroviamo entrambi in seconda fila. Niente male, sogghigno soddisfatta alla vista degli altri genitori che si contendono i posti in ultima fila. “Tsè, principianti”. Ma ricordiamo che sono qui in veste sportiva, niente spirito di competizione, solo sano divertimento.

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Welcome to the scuolina: risvolti sociologico-attitudinali

Per quanto frammentata e ancora non del tutto pacifica, la permanenza marmocchia alla scuola materna inizia a dare i suoi primi frutti.

Vi ho già parlato di Jack e dei suoi benefici influssi. Nello specifico il nostro lui è principesco non solo nei modi ma anche nell’aspetto (il che mi fa ben sperare che il metro di giudizio estetico maschile della Marmocchia non abbia davvero come modello Checco Zalone): è gentile, educato, ed è (sospiro profondo e sguardo da triglia) uno di quelli che da grande cederà il passo alla propria donna, le aprirà la portiera della macchina e non permetterà mai e poi mai che le brutture della vita possano in qualche modo scalfire la sua anima candida.

E insomma questo Jack c’ha tre anni e una classe mica da ridere. Ma non solo.

La nana inizia a raccontare la sua giornata scolastica farcendo i resoconti con nomi di amici e amiche in carne ed ossa (e non più immaginari) ma soprattutto suoi coetanei.

No, tanto per dire, un paio di settimane dopo l’ingresso alla scuola materna la Marmocchia raccontava gioiosa della sua nuova amica Terry. Poiché il momento era abbastanza delicato, e l’inserimento si stava rivelando alquanto disastroso, avevamo accolto la buona novella con enorme gioia. Solo qualche giorno dopo, e parlando con la maestra, avevo scoperto che sì, la Terry era davvero speciale e sicuramente un’ottima amica, e se non fosse stato per i suoi 46 anni avrei di certo chiesto alla sua mamma di mandarcela a giocare qualche ora al pomeriggio.

E già, la nana, in un universo di un centinaio circa di bambini (25 dei quali nella sua classe), aveva scelto come amichetta del cuore la bidella 46enne. Un po’ atterrita avevo deciso di non scoraggiare le naturali inclinazioni marmocchie cercando però di invitarla a socializzare con qualcuno che trovasse realmente esaltante passare giornate ad appallottolare didò e phonare i capelli a tutti i bambolotti di casa (calvi inclusi).

Il secondo ambito in cui la Marmocchia fa notevoli progressi è quello dell’apprendimento. Sta imparando davvero un sacco di cose alla scuola materna: i giorni della settimana, i mesi e le stagioni, i numeri oltre il 10 e una carrellata di canzoncine e poesiole che a volte sembra davvero di abitare con Pascoli.

Poi va bè, non importa se “lunedì, mattedì, zovedì, sabato e poi ancola mattedì“, o se “quindizi, quattoldizi, dizasette e … venti” e a volte mixa “Il grillo e la formica” con “La danza del serpente” e il bruco della famosa canzone fa una serie di attività poco ortodosse, quale ad esempio mangiare in bagno la polenta (?!?). L’importante è che la giovane mente marmocchia stia assorbendo come una spugna tutte queste meravigliose nozioni, anche se al momento conservate nel suo crapino un po’ a casaccio.

Insomma ci piace questa scuola materna, nonostante i tagli che hanno fatto straripare le classi e il menu, differenziato su quattro settimane, che contiene un sacco di termini culinari riconducibili ad un unico alimento: la crocchetta di pollo. E sulla crocchetta di pollo mi riprometto di aprire a breve un forum di discussione!

E ci piace anche quando ci lascia un po’ basiti e un po’ perplessi:

ore 15.45, puntuale come un orologio svizzero suona la campanella ed entriamo in classe per recuperare ognuno il proprio nano. Una tizia mai vista mi accoglie sorridendo.

Lei è?” mi chiede gioiosa.

Chi sono io? Ma chi sei tu? Ce li hai diciotto anni almeno? Sei una maestra o questa mattina ti hanno pescato dalla strada? Che ne è stato della nostra maestra Antonella? Malattia, ferie o fuitina alle Fiji?

“Aehm, sono la mamma della Marmocchia”

“Ah, molto bene”.

Sorriso di Joker e poi silenzio.

Molto bene cosa? Ho continuato a chiedermi per il resto della giornata. Poi però la filosofia ormai comunemente adottata dalla nostra famiglia nei confronti della scuola materna (ovvero la regola delle tre scimmiette sagge) ha prevalso: