Pasqua

Gente di mare: la nostra Pasqua in pochi scatti

Vi ho già detto che in una precedente vita intagliavo cozze o pescavo merluzzi? Fin da piccolissima ho sempre avuto la convinzione di essere nata nel posto sbagliato. Niente contro la mia città, ma io sento la mancanza del mare dodici mesi l’anno. Non una voglia remota di sole e salsedine. No. Direi piuttosto un bisogno impellente di respirarne gli odori, i colori, i sapori. E questo qualcosa vorrà pur dire, no?

E insomma siamo gente di mare e al mare torniamo ogni volta che la vita di città ci dà tregua.

Perciò oggi vi racconto la nostra gita pasquale in questi pochi ma (per me) significativi scatti.

Ready? Go! Zaino in spalla, pashmina di mamma e via!

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Buona Pasqua e una piccola incursione marmocchia

Ciao a tutti. Questa sono io a quattro mesi e mezzo con il mio primo, gigantesco, uovo di Pasqua. Notate lo sguardo supplichevole e il rigolo di bava che mi scende da un lato della bocca? No, tanto per dire, dopo questo scatto quei due senza cuore dei miei genitori mi hanno sottratto cotanta bontà adducendo scuse del tipo “sei troppo piccola, vien qua che ti do la tetta“. Tetta un corno, scusa, vuoi mettere?

Io sono quella  che tutti chiamano Marmocchia. Tutti, tranne quel simpaticone di mio padre che per oltre tre anni è andato avanti a chiamarmi marmocchio. Sì, con la “o”. Perché? Oh bè, perché fino a pochi mesi fa ero quasi totalmente calva e, anche se la mamma per gli eventi mondani mi vestiva a bomboniera , non c’era verso. “Che amore, un maschietto, vero?”. Una volta capitò persino sul sagrato della chiesa dopo un matrimonio. Io vestita di pizzi e merletti e con un fiocco enorme in testa. E la mia mamma, poverella, non ebbe cuore di ribattere. “Un maschietto, sì“.

E insomma faccio una breve incursione nel blog di mamma per augurare a tutti Buona Pasqua. Non mangiate troppo che poi viene l’estate e vi pentite. Se avete dei giovani marmocchi come me, non fate gli spilorci e i salutisti: almeno oggi niente divieti sulla cioccolata. Che poi ci vengono i traumi a fra trent’anni ce lo ricordiamo ancora. Guardate me, ad esempio. Lo sapete che quel sopracciglio inarcato dallo schock non mi è più tornato a posto?

Siate felici e spensierati. In famiglia ascoltate anche quelli sotto al metro d’altezza. A volte le loro perle di saggezza, per quanto sgangherate e apparentemente senza senso, nascondono inconfutabili verità. Sorridete. Anche quando vi pare non ci sia motivo di farlo. Vivete oggi. Qui. Ora. E non risparmiatevi con chi vi ama.

Auguri a tutti!

Vostra affezionatissima Marmocchia

Mini-fuga pasquale

No, va bè, dopo una settimana di reclusione, causa influenza del secolo, uno programma una mini-fuga in tre per dar sfogo alla vitalità repressa e che succede? Piove.

Dopo giorni di tosse, raffreddore, orecchie tappate e chili di fazzoletti consumati, hai solo voglia di uscire e svagarti un po’. Persino affrontare la preparazione del bagaglio, che ogni volta ti fa perdere dieci anni di vita, ti sembra alquanto esaltante. Sì perché se prima dell’avvento del marmocchio il tuo necessaire per il week end consisteva in un tanga ed uno spazzolino da denti, ora, che si tratti di trasferirsi a vita o di assentarsi per una sola giornata, partire col marmocchio significa metter le ruote all’appartamento e portarselo via per intero.

Tra vestiti, giochi e necessario per il cambio riesci a riempire un intero borsone. Perché si sa, ritrovarsi in “terra straniera” con un marmocchio urlante che reclama il suo gioco preferito è da evitare come la peste. Fa niente se il gioco in questione è un servizio da tè di Hello Kitty per 36 persone. Tutto pur di non rovinarsi il week end. Allora il borsone lo riempi (a forza) con tutto ciò che serve alla nana, mentre tu ed il tuo compagno vi infilate uno sopra l’altro biancheria ed indumenti di ricambio.

E dopo una settimana a guardar da dietro un vetro il sole che splende, mentre in stato comatoso cerchi di riaverti da questa influenza, aspetti il week end di Pasqua come le ferie di agosto. E nulla ti fa se, alzandoti la mattina della partenza, il cielo è grigio e inizia a piovere: s’era detto “mini-fuga pasquale” e mini-fuga sia.

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