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Robedamamma (the best of): qualcuno doveva pur dirtelo

Robedamamma – the best of: capitolo 11 – 20 febbraio 2012

La prima gravidanza è un momento magico. Il pancino che cresce, la gente che ti osanna, la tua espressione costantemente incantata e sognante. E i primi movimenti del fagiolino-patatino-pollicino, l’emozione delle ecografie, lo shopping a tappeto con l’alibi del “è per il mio amorino-cucciolino-polpettino”, anche quando è una borsa di Prada (“embeh? Dovrò pur mettere i pannolini da qualche parte quando saremo in giro, no?”).

Ed è il momento (l’ultimo della tua vita, ma tu questo ancora non lo sai) in cui dire “Io – me – mio“, coniugando i verbi al singolare, ha ancora un suo precisissimo senso. E mentre sei lì che ti cospargi di olio manco fossi una fettina panata, mangi come un orso bruno prima del letargo e ne approfitti per scansare ogni tipo di dovere con la scusa di doverti riposare (non tanto per te, quanto per il pulcino-topolino-ciccipuccettino che abita il tuo utero), la tua vita si sta facendo le valigie per andare in un posto dal quale non tornerà mai più.

Ma tu questo non lo sai. Non lo sai perché nessuno te lo ha detto. Anche se tu, amica mia, qualche segnale avresti pure potuto coglierlo.

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Robedamamma capitolo 11: qualcuno doveva pur dirtelo

La prima gravidanza è un momento magico. Il pancino che cresce, la gente che ti osanna, la tua espressione costantemente incantata e sognante. E i primi movimenti del fagiolino-patatino-pollicino, l’emozione delle ecografie, lo shopping a tappeto con l’alibi del “è per il mio amorino-cucciolino-polpettino”, anche quando è una borsa di Prada (“embeh? Dovrò pur mettere i pannolini da qualche parte quando saremo in giro, no?”).

Ed è il momento (l’ultimo della tua vita, ma tu questo ancora non lo sai) in cui dire “Io – me – mio“, coniugando i verbi al singolare, ha ancora un suo precisissimo senso. E mentre sei lì che ti cospargi di olio manco fossi una fettina panata, mangi come un orso bruno prima del letargo e ne approfitti per scansare ogni tipo di dovere con la scusa di doverti riposare (non tanto per te, quanto per il pulcino-topolino-ciccipuccettino che abita il tuo utero), la tua vita si sta facendo le valigie per andare in un posto dal quale non tornerà mai più.

Ma tu questo non lo sai. Non lo sai perché nessuno te lo ha detto. Anche se tu, amica mia, qualche segnale avresti pure potuto coglierlo.

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Senza filtro

N.d.a. Per le “e accentate” di questo post si ringrazia Anna, lei sa perchè

La Marmocchia ha iniziato a cantarsela. Mentre gioca o mentre mangia, sforna aneddoti sulla mattinata trascorsa con i nonni. Questo ha ufficialmente aperto la stagione del “tutto quello che fai potrà essere usato contro di te“. E così, armata di taccuino nero in cui appuntare crimini e misfatti di cui si macchiano i suddetti, attendo solo il momento giusto per utilizzarli in mio favore. Loro non sanno che io so. E questo aumenta esponenzialmente i miei deliri di onnipotenza. Bisogna approfittarne perchè a breve seguirà la seconda fase in cui i nonni, per non far spifferare alla Marmocchia le loro malefatte, inizieranno a corromperla a suon di giochi e merendine.
Per ora abbiamo collezionato pranzi a base di focaccia, mattinate intere davanti alla tv e utilizzi impropri del didó (e finalmente ho capito come mai ci sono caccole rosa sparse ovunque per tutta la casa).  La Marmocchia è così candida e senza filtro che mi fa quasi tenerezza. Cresce a vista d’occhio, la lingua più di tutto. Chissà in che percentile d’impertinenza la metterebbe lo Zio M., lui che in percentili ci misura tutto. L’atro giorno il Ninnatore sgridava la Marmocchia; lei per tutta risposta entrava in bagno, chiudeva la porta e mi guardava sbuffando. Non l’ha detto, no… ma l’ha pensato:  ”Ma quanto rompe questo qui?”. Diventa indisciplinata (non che sia mai stata particolarmente disciplinata), insolente, a volte anche oltraggiosa (che pochi giorni fa mi ha urlato ”mamma stai zitta!” nel bel mezzo di un ipermercato e mentre col sul visino dolce inteneriva i passanti io trattenevo un bel ceffone che mi solleticava la mano e provavo a ricordare qand’è che avessi perso la mia autorità… che non l’abbia mai avuta?)

Eppure la sua schiettezza mi fa sorridere. Penso a come sarebbe bello se crescendo non la perdessimo, se al posto di dire al proprio capo “Sì, volentieri” potessimo semplicemente dire “Lo faccio perché mi paghi”. O se potessimo evitare tutti quegli assurdi convenevoli. Ad esempio ho scoperto che la Marmocchia, a soli due anni di vita, è la miglior personal shopper che abbia mai conosciuto. Se una cosa ti sta male, ti dice semplicemente ”Fai schifo”. Che magari è poco ortodosso, ma incredibilmente sincero. E così la fase ”senza filtro” inizia a farmi tremare, soprattutto per l’inevitabile risvolto sociale. Avete presente la scena? Mamma a passeggio con marmocchio a seguito, incontra amica di vecchia data; in un nanosecondo il marmocchio la rinomina cicciona, nana o riporta un vostro commento su di lei che era coperto dalla legge sulla censura, e la decennale amicizia viene abbattuta definitivamente (se non voi direttamente). Ecco, a breve succederà. Non che si possa pretendere molto. Dopotutto io sono quella che alla tenera età di sei anni ho chiesto ”Mamma, perchè quella signora c’ha i baffi?”. Ovviamente la donna baffuta era una cara amica di mia madre ed era lì davanti a noi”.

So’ bambini che ci volete fare!