27 ago 2012 No Comments
Robedamamma (the best of): qualcuno doveva pur dirtelo
Robedamamma – the best of: capitolo 11 – 20 febbraio 2012
La prima gravidanza è un momento magico. Il pancino che cresce, la gente che ti osanna, la tua espressione costantemente incantata e sognante. E i primi movimenti del fagiolino-patatino-pollicino, l’emozione delle ecografie, lo shopping a tappeto con l’alibi del “è per il mio amorino-cucciolino-polpettino”, anche quando è una borsa di Prada (“embeh? Dovrò pur mettere i pannolini da qualche parte quando saremo in giro, no?”).
Ed è il momento (l’ultimo della tua vita, ma tu questo ancora non lo sai) in cui dire “Io – me – mio“, coniugando i verbi al singolare, ha ancora un suo precisissimo senso. E mentre sei lì che ti cospargi di olio manco fossi una fettina panata, mangi come un orso bruno prima del letargo e ne approfitti per scansare ogni tipo di dovere con la scusa di doverti riposare (non tanto per te, quanto per il pulcino-topolino-ciccipuccettino che abita il tuo utero), la tua vita si sta facendo le valigie per andare in un posto dal quale non tornerà mai più.
Ma tu questo non lo sai. Non lo sai perché nessuno te lo ha detto. Anche se tu, amica mia, qualche segnale avresti pure potuto coglierlo.












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