musica marmocchia

Viva, viva la scuola

No, non è che la Marmocchia abbia radicalmente cambiato la sua opinione nei confronti della scuola materna. Certo, ora può vantare una mini cricca di amichette, ruoli di prestigio all’interno della classe dovuti alla sua medità (nell’asilo di Paesello, infatti, i nani di media età iniziano ad avere dei piccoli incarichi che li rendono più partecipi e meno rosiconi nei confronti dei compagni più grandi) e una maestra tutta nuova che ci piace proprio un sacco.

Resta il fatto che non ci dobbiamo allargare e la scuolina rimane pur sempre “ma che, ci devo andare pure oggi?”.

Epperò questa canzoncina ha fatto breccia nel cuore marmocchio (e pure nel mio, valà) e così la condivido molto volentieri con voi:

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La indovino con due

Ve lo ricordate? Trattasi di Sarabanda, famoso quiz musicale condotto da Enrico Papi. I concorrenti erano chiamati a decidere con quante note indovinare una canzone. I più bravi se la giocavano con un massimo di due o tre note.

E allora giochiamo. Di che famoso successo marmocchio si tratta?

Oh mai darla, oh mai darla (consiglio spassionato)

oh mai darlaaaa (ribadito a gran voce)

che ne sai? (risponde l’altro, giustamente titubante)

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Indovinato? (la risposta in fondo al post).

Seconda manche.

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Non essere curio-o-so (?!?)

Se con gli altri ballo il pos (danza popolare simile alla quadriglia, che si balla sventolando una carta di credito o un bancomat accettato dai comuni Point of Sale, da cui Pos)

Cun te – ye ye

Cun te – ye ye

Cun te chessei-la-mia-passio-o-ne

Io ba-a-llo

Il ballo del panto-o-ne (altra tipica danza popolare degli anni cinquanta, che vede i danzatori impegnati nel classificare i colori e tradurli nel sistema di stampa a quadricromia).

Ora, capirete bene perchè in casa nostra, quando la nana propone “cantiamo“, un rivolo di sudore imperla le nostre fronti.

Soluzioni:

Foto: cinetivu.com

Vecchie canzoni marmocchie e ottimismo cosmico – prima parte

Devo dire che le canzoni marmocchie, soprattutto se di qualche tempo fa, sanno esplorare l’amore in tutte le sue declinazioni con una nota di profondo ottimismo unita a un pizzico di… ma sti cavoli?

A parte il filone delle ninne nanne con minaccia (ninna nanna ninna oh, questo bimbo a chi lo do, lo darò all’uomo nero.. no, fai pure eh, poi però lamentati se mi sveglio dalle 18 alle 36 volte per notte) esiste tutta una serie di canzoni marmocchie, talune anche con motivetti accattivanti che, riascoltata in età adulta, vi induce a riportare indietro il nastro per essere sicuri di aver capito bene. Nove volte su dieci avevate capito bene.

1) Oh my darling Clementine ovvero l’amore è eterno finchè dura” (Verdone docet)

Ci sta questo minatore a cui porello scivola la figlia in acqua e… kaput, andata, persa per sempre. E lui si dispera eh, mica niente. Per ben due strofe non si dà pace. Poi alla terza si ricorda dell’altra figlia, la sorella minore di Clementine, e bon, non ci pensa più. Carina eh? Dà l’idea che l’amore, soprattutto quello di un genitore per il proprio marmocchio, sia davvero eterno e intramontabile. Ma badate bene, in alcune versioni quest’ultima strofa è stata censurata perché considerata moralmente discutibile. Ma va là, e perché mai?

2) Il grillo e la formicuzza ovvero Romeo e Giulietta in confronto se la sono spassata (su filastrocche.it trovate il testo in alcune delle sue più note versioni)

Un grillo e una formicuzza s’incontrano in un campo di lino. Lei, che si è decisa a maritarsi, ne chiede un po’ al grillo per confezionare l’abito del suo futuro marito.

Il grillo, colto da un momento di profondo romanticismo, si lancia in una delle più belle proposte di matrimonio di tutti i tempi. La formicuzza, che forse non c’aveva la fila di spasimanti fuori dalla porta, accetta con l’entusiasmo tipico delle giovani spose.

Disse lo grillo “Lo sposo sarò io!”

La formicuzza : “Sono contenta anch’io!”

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Ricotta e poesia

Scena: interno - sera.

In cucina tre soggetti un po’ stropicciati stanno consumando un pasto frugale poiché reduci dall’abbuffata del millennio al Kaiten Sushi vicino a Paesello (ché Paesello magari non avrà la farmacia, però c’ha il Kaiten Sushi e a noi sta bene così).

 Davanti ad un piatto di pastina e ricotta la più nana dei tre ad un tratto posa il cucchiaio e, seria e profonda, con una certa nonchalance butta lì canticchiando:

 “Dimmi il tuo nome, con un solliso lo indosselò”. E poi, come se niente fosse, riprende a darci sotto con la ricotta.

 Pausa.

Quattro occhi allibiti fissano i due occhi profondi e saggi. E mentre le mascelle sfiorano il pavimento, nelle loro menti una sorta di registratore di cassa sta tentando di quantificare in quanto tempo potrebbero smettere di lavorare, trasferirsi in un paese tropicale e vivere mantenuti dalla Marmocchia poetessa.

 Tanto per la cronaca, no, i versi non sono suoi. Dopo una breve ricerca in internet ho scoperto che trattasi di canzoncina per nani che parla di amicizia  e che, tanto per darvi un’idea, finisce così: 

“Bello il tuo nome, mi piace perché

in un secondo mi parla di te”.

E insomma, il nostro sarà anche stato l’inserimento alla materna più lungo della storia, ma guardate un po’ che risultati!

Consigli musicali – seconda puntata

O SAPO NAO LAVA O PE (ovvero: il rospo non si lava i piedi)

Sì, lo so, non è che si può partire con la magia di Pinocchio, la madre di tutte le storie d’amore tra genitori e figli, e poi passare a parlare di rospi dalla scarsa propensione all’igiene personale.

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Consigli musicali – prima puntata

La mattina guardi allo specchio il tuo viso sconvolto e le prime parole che ti vengono in mente sono: “Resta di stucco è un barbatrucco”?  Di notte ti ritrovi a strofinar le cosce del tuo compagno mentre sogni la Bella Lavanderina che lava i fazzoletti? Al semaforo ti fai sgamare da un motociclista sulla Harley mentre schitarri, usando la cintura di sicurezza, “Chu chu ua ua ua” in versione vagamente heavy metal? I tuoi colleghi a lavoro non ne possono più di vederti scratchare sulla fotocopiatrice “C’è il maiale-ale-a-a-ale”?

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