Marmocchio

Il mio Aprile fotografico #instagram 4/13

Alla fine dello scorso mese fotografico, ricordo di aver pensato che Aprile sarebbe stato un mese di scatti meravigliosi. Ero certa che la primavera avrebbe portato luce e colore in tutti i giorni di questo mese. Ecco, non è stato proprio così, se non sporadicamente. Ugualmente, però, questo Aprile ci ha regalato momenti felici che oggi condivido con immensa gioia con voi.

Buon inizio di settimana, buona fine del mese e una felice, felicissima giornata.

1. la primavera prova a dipingere  un po’ di colore tra i rami secchi.

2. giovani artisti di strada.

3. il momento più felice del mese: il nostro anniversario. Lui e lei hanno addobbato la casa a sorpresa per me. Io ho comprato la sua torta preferita. Lui ha comprato la mia torta preferita. Nessuno ha pensato alla cena.

4 -5 E davanti ad una pizza rimediata all’ultimo minuto, ho ricevuto il regalo più bello del mondo: le “nostre parole” incise su un cuore.

6 – 7 -8 marmocchi, pois, cuori e.. rotelle

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Robedamamma (the best of): il marmocchio del vicino è sempre più verde

Robedamamma - the best of: 30 marzo 2012

Il marmocchio del vicino non piange. Esprime gorgheggiando il suo dissenso.

Il marmocchio del vicino non rompe i giochi, ne testa la robustezza.

Il marmocchio del vicino non rutta come un camionista, digerisce ad alta voce.

Se il marmocchio del vicino disegna sui muri è creativo. Se interrompe la conversazione ogni trenta secondi, sta affermando la sua personalità. Se tenta di staccarti un orecchio a mozzichi è affamato. Poverino.

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Il marmocchio del vicino è sempre più… verde

Il marmocchio del vicino non piange. Esprime gorgheggiando il suo dissenso.

Il marmocchio del vicino non rompe i giochi, ne testa la robustezza.

Il marmocchio del vicino non rutta come un camionista, digerisce ad alta voce.

Se il marmocchio del vicino disegna sui muri è creativo. Se interrompe la conversazione ogni trenta secondi, sta affermando la sua personalità. Se tenta di staccarti un orecchio a mozzichi è affamato. Poverino.

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Una giornata mammarmocchia (quando le pizzerie al sabato non fanno la pizza)

Fare la mamma è meraviglioso.

Fare la mamma è gratificante e innalza lo spirito.

Fare la mamma è l’esperienza più totalizzante che l’essere umano di genere femminile (e quel tizio dell’Oregon) possa sperimentare.

È la verità, fare la mamma è davvero un privilegio incredibile.

Ora, però, c’è tutta una serie di cambiamenti che bisogna essere in grado di accettare, situazioni da affrontare ma, soprattutto, SEGNALI CHE È BENE NON IGNORARE.

E, credetemi, se di sabato vi recate marito-free ma marmocchio-dotate in una pizzeria rinomata e, dopo aver tenuto a bada la nana per tutta la mattina promettendole pizza a mezzogiorno, vi sedete, ordinate e vi rispondono “Oggi non facciamo la pizza“… CREDETEMI DONNE, QUESTO È UN SEGNO!

Non raccontatevi “ma sì, che sarà mai, basta trovare un’altra pizzeria che faccia la pizza di sabato a mezzogiorno“, come se il fatto di cui sopra non fosse ai limiti del paranormale, non fatelo. L’universo vi manda ogni giorno milioni di segnali perché voi siate in grado di coglierli e abbandonare saggiamente il campo prima che sia troppo tardi. Chiudetevi in casa, serrate porte e finestre e lasciate semplicemente che la bufera passi. Se perseverate potreste ritrovarvici in mezzo a quella bufera. E non ditemi poi che non vi avevamo avvisate…

Metti ad esempio una settimana che finisce con Marmocchia in lacrime dopo aver sentenziato che sì, “la kuola matenna fa ploplio chifo”, aver collezionato n. 1 bisognino (quello piccolo) addosso all’asilo, n.1 bisognino (quello grande) nel tragitto scuola-casa e qualche linea di febbre (per non farci mancare nulla).

Metti un sabato che inizia alle sei di mattina mentre un Ninnatore sgattaiola fuori di casa e tu cerchi di riaddormentare la nana mocciolosa e un po’ inversa.

Metti una compagna di merende che propone di mettere insieme le proprie solitudini nel tentativo di annullarle.

Metti che entrambe, testarde e capoccione, abbiate deciso di fare spallucce davanti alla pizzeria che non fa pizze, alle marmocchie ambedue malaticce, al tempo che non passa, ad un primo ottobre che sembra il quindici d’agosto col cemento che fuma e la gente che prende il sole al parco in costume… e, ignorando tutti i segnali, abbiate deciso di passare il sabato pomeriggio (giorno dedicato per antonomasia alle feste di compleanno) in una ludoteca di 600 mq (con una densità di nani in pieno picco di zuccheri pari ad un nano per metro quadro), coperti quasi per intero da strutture in plastica atte per lo più a procurare il maggior numero di lesioni possibili ai vostri bambini… ecco poi non lamentatevi se, a fine giornata, la vostra faccia è questa:

E insomma, domani abbiamo in programma un pranzo per l’anniversario di matrimonio proprio nell’agriturismo in cui ci siamo sposati, con giro del parco sul trenino. Ed è un mese che ho prenotato. Ed è da un mese che prometto alla Marmocchia il trenino. E, tanto per dire che razza di recidiva io sia, ho appena googlato: febbre+bambini+rimedi immediati!

I segni, mamme, bisogna ascoltare i segni!

 

 

 

 

 

Robedamamma – capitolo 4: la terza mano delle mamme

Sul comodino tenere l’ultimo di Eco accanto a “Il tuo bambino e il vasino“.
Cercare le chiavi della macchina in borsa e trovarle solo dopo aver afferrato un pannolino (buono), un sonaglino (ciucciato), le salviettine per il cambio (aperte e ormai irreparabilmente seccate) e un piattino di Hello Kitty che oggi, tra l’altro, festeggia un mese di permanenza nella vostra borsa.
Stare a lavoro e pensare alla Marmocchia. Stare con la Marmocchia e meditare la fuga.

Completare un modulo intero di un corso di scrittura (esercizi compresi) mentre si gioca al listolante pappa e pizza.
Parlare in infrasuoni al telefono con un’amica marmocchio-free che ha evidentemente chiamato in orario di nanna.
Parlare in ultrasuoni al telefono con un’amica marmocchio-dotata che ha evidentemente chiamato in orario di veglia.
Trovarsi sul retro del giornalaio a spiare le copertine delle riviste per mamme. Essere importunate da un tizio in impermeabile che sembra interessato alle vostre stesse riviste. Ah no, non sono le stesse.

Riuscire ad interpretare, nell’arco di dieci minuti, la cliente del nigozio di palluchiele, la paziente moootto malata, la Signola del tè. Nel frattempo aver organizzato la cena, fatto la lista della spesa a memoria e risposto sotto banco ad una mail urgente.

A tavola usare una mano per aiutare la Marmocchia a mangiare, una per aiutarla a bere e una per alimentare voi stesse.
Rallegrarsi del fatto che la maternità non vi abbia fatto spuntare il terzo occhio ma la terza mano sì!

Avere sempre un numero interminabile di cose da fare, scadenze da rispettare, liste da spuntare.

Essere stanche, enormemente stanche.

Sentirsi vecchie, incredibilmente vecchie.

Ma, in taluni attimi di sobria felicità, nutrire ancora infinite speranze. Se non altro per essere arrivate indenni fin qui.