Mamma

La mamma che sono

La mamma che sono ha la testa tra le nuvole, un bagaglio immenso di paure e una scarsa propensione al problem solving marmocchio.

La mamma che sono vorrebbe avere tutte le risposte. La mamma che sono, per ora, ha solo grandi domande.

La mamma che sono è un vero talento nello scordare l’unico articolo salvavita nell’attività in corso di svolgimento: la merenda, le salviette, un intrattenimento, la felpa. E l’acqua, sempre e comunque.

La mamma che sono a scuola non legge mai gli avvisi in bacheca: il giorno di chiusura, il soldi per la gita, la richiesta di materiale extra. Ma non hai visto l’avviso? – Ehm, quale? – Quello in plexiglass fluorescente con la freccia luminosa ad indicarlo e la dicitura “Avviso Estremamente Importante!” – Aehm no, me lo sono persa!

La mamma che sono è spesso nevrotica, poco paziente ed eccessivamente ansiosa.

La mamma che sono è talvolta la mamma che non avrei mai voluto essere:

Metti la cannottiera che fa freddo.

Mangia che sei tutta ossa.

Ohmiodio hai 37.2. Chiamiamo il pediatra sul serio, quello per finta e pure la guardia medica. Anzi no, andiamo al pronto soccorso che facciamo prima!

La mamma che sono è un concentrato dei peggior difetti delle mamme che mi hanno cresciuta:

non correre che sudi – la frase preferita di mia madre

non correre “ancora” cadi – la frase preferita della nonna pugliese

non correre! (e basta) – la frase preferita della nonna siciliana. (Che si sa come sono i siciliani).

La mamma che sono un giorno, al nono mese di gravidanza, si è guardata allo specchio e ha pensato: “Stavolta mi sono proprio inguaiata”. Poi ha giustiziato una confezione intera di merendine al cioccolato e il terror panico un poco è passato.

Qualche volta, ma non troppo spesso, la mamma che sono è la mamma che sognavo di essere: quando in macchina cantiamo a squarciagola, quando ci scappa da ridere nello stesso momento, quando ha paura e si rifugia nell’incavo del mio collo, quando mi guarda e capisco l’immensa (e immotivata) fiducia che nutre nei miei confronti. Quando di giorno la penso e mi manca. Quando di notte mi sveglio e l’ascolto.

La mamma che sono, a volte, mamma non si sente nemmeno. Che se si ferma a pensarci sul serio, le pare una cosa davvero troppo grande per lei.

La mamma che sono un giorno, senza averci nemmeno pensato, ha chiesto: Marmocchia, ma io sono una brava mamma?

La mamma che sono, da quel giorno, sta ancora gongolando per la risposta.

Che a volte sarebbe bello essere perfetta. Forse. Nel frattempo mi accontento di essere la migliore almeno per lei.

Buona festa della mamma a tutte le mamme in ascolto. Qualunque mamma voi siate.

Qui una poesia per le mamme.

Qui un’altra poesia per le mamme.

Qui una poesia tradotta in inglese da una gentile lettrice.

Nella foto: “Mamma ti faccio una foto, così poi mi ricordo come sei bella“.

Le più famose mamme dei libri marmocchi

Un mercoledì di lettura un po’ speciale oggi. In occasione della festa della mamma mi piacerebbe celebrare tutte le mamme dei nostri libri di lettura preferiti.

Tanti auguri alla mamma di Topo Tip, perché davanti ai capricci di suo figlio lei trova il sorriso dove io cercherei una parete a cui tirare una testata.

E perché alla fine sa sempre qual è la cosa giusta da fare. Beata lei!

Alla mamma di Max che si arrabbia moltissimo ma sa perdonare benissimo.

Alla mamma di Olivia perché sbraita, alza il sopracciglio e sa essere ironica quanto basta per tirare sera. Ma soprattutto perché mi ricorda in maniera incredibile qualcuno… che ne so, tipo me?

A Barbamamma che è sposata con un coso rosa, ciccione e con l’espressione goduriosa, mentre lei è nera, c’ha una corona (verosimilmente di spine) poggiata su quella specie di bernoccolo che si ritrova sulla testa e, nella maggior parte delle pose, tiene un mazzo di fiori tra le mani giunte al petto a mo’ di morto. Oltre ad avere un numero inquantificato e inquantificabile di barbacosi al seguito. Perché Barbamamma io ti stimo!

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Robedamamma (the best of): quelle conversazioni telefoniche tra mamme

Robedamamma - the best of: 15 dicembre 2010 – dal capitolo n.2 di Robedamamma

Conversazione telefonica (molto poco romanzata) tra la sottoscritta e la mamma di una marmocchia coetanea della mia:

IO: Ciao, – no amore, il cellulare della mamma non si tocca – tutto bene?
LEI: Sì, – no gioia, non saltare sul divano – tutto bene
IO: Ha già fatto il – no, sul mobile non ci si arrampica – …

Breve pausa.

IO: Dicevamo?
LEI: Mi stavi chiedendo se – eh no, il vaso Ming di nonna no - scusami mi sono persa…

Pausa

LEI: Ci sei ancora?
IO: Sì, certo. Sai che ieri- no tesoro i libri non si strapp… Almeno non lo mang… Sputa immediatamente!
LEI: (in sottofondo una batteria di pentole suona gioiosa): Cosa dicevi?
IO: Nulla, stavi parlando tu

Intanto il volume del mio stereo, manomesso da sapiente mano marmocchia, suona improvvisamente a palla “IA IA AIO’ “

LEI (non so a quanti decibel): Bene, si è fatta l’ora della merenda
IO: Sì, bella idea, merenda anche per noi

La parola magica richiama l’attenzione delle marmocchie moleste. Otteniamo il tempo necessario per salutarci.

LEI: Grazie della bella chiacchierata!
IO: Grazie a te, mi serviva proprio!

Durata della chiamata: 37 minuti - Argomenti trattati in maniera soddisfacente: 0 – Livello di soddisfazione raggiunto: un buon 80%.

Stare più di mezz’ora al telefono e non riuscire a dirsi niente, ma essere realmente sollevata a fine chiamata: sono Robedamamma.

Leggi tutti i capitoli di Robedamamma.

Una giornata mammarmocchia (quando le pizzerie al sabato non fanno la pizza)

Fare la mamma è meraviglioso.

Fare la mamma è gratificante e innalza lo spirito.

Fare la mamma è l’esperienza più totalizzante che l’essere umano di genere femminile (e quel tizio dell’Oregon) possa sperimentare.

È la verità, fare la mamma è davvero un privilegio incredibile.

Ora, però, c’è tutta una serie di cambiamenti che bisogna essere in grado di accettare, situazioni da affrontare ma, soprattutto, SEGNALI CHE È BENE NON IGNORARE.

E, credetemi, se di sabato vi recate marito-free ma marmocchio-dotate in una pizzeria rinomata e, dopo aver tenuto a bada la nana per tutta la mattina promettendole pizza a mezzogiorno, vi sedete, ordinate e vi rispondono “Oggi non facciamo la pizza“… CREDETEMI DONNE, QUESTO È UN SEGNO!

Non raccontatevi “ma sì, che sarà mai, basta trovare un’altra pizzeria che faccia la pizza di sabato a mezzogiorno“, come se il fatto di cui sopra non fosse ai limiti del paranormale, non fatelo. L’universo vi manda ogni giorno milioni di segnali perché voi siate in grado di coglierli e abbandonare saggiamente il campo prima che sia troppo tardi. Chiudetevi in casa, serrate porte e finestre e lasciate semplicemente che la bufera passi. Se perseverate potreste ritrovarvici in mezzo a quella bufera. E non ditemi poi che non vi avevamo avvisate…

Metti ad esempio una settimana che finisce con Marmocchia in lacrime dopo aver sentenziato che sì, “la kuola matenna fa ploplio chifo”, aver collezionato n. 1 bisognino (quello piccolo) addosso all’asilo, n.1 bisognino (quello grande) nel tragitto scuola-casa e qualche linea di febbre (per non farci mancare nulla).

Metti un sabato che inizia alle sei di mattina mentre un Ninnatore sgattaiola fuori di casa e tu cerchi di riaddormentare la nana mocciolosa e un po’ inversa.

Metti una compagna di merende che propone di mettere insieme le proprie solitudini nel tentativo di annullarle.

Metti che entrambe, testarde e capoccione, abbiate deciso di fare spallucce davanti alla pizzeria che non fa pizze, alle marmocchie ambedue malaticce, al tempo che non passa, ad un primo ottobre che sembra il quindici d’agosto col cemento che fuma e la gente che prende il sole al parco in costume… e, ignorando tutti i segnali, abbiate deciso di passare il sabato pomeriggio (giorno dedicato per antonomasia alle feste di compleanno) in una ludoteca di 600 mq (con una densità di nani in pieno picco di zuccheri pari ad un nano per metro quadro), coperti quasi per intero da strutture in plastica atte per lo più a procurare il maggior numero di lesioni possibili ai vostri bambini… ecco poi non lamentatevi se, a fine giornata, la vostra faccia è questa:

E insomma, domani abbiamo in programma un pranzo per l’anniversario di matrimonio proprio nell’agriturismo in cui ci siamo sposati, con giro del parco sul trenino. Ed è un mese che ho prenotato. Ed è da un mese che prometto alla Marmocchia il trenino. E, tanto per dire che razza di recidiva io sia, ho appena googlato: febbre+bambini+rimedi immediati!

I segni, mamme, bisogna ascoltare i segni!

 

 

 

 

 

Al parco col marmocchio: la fauna femminile

E dunque c’eravamo lasciati tempo fa con l’analisi della fauna maschile che popola parchi e parchetti in città. E che, non ne vogliamo parlare di quella femminile? Armata di taccuino, registratore e fotocamera ho condotto uno studio approfondito in materia e vi espongo, in sintesi, le principali macrocategorie osservate.

  • La mamma anni ’50
Rimasta intrappolata nel nostro secolo per puro errore, conosce una sola maniera di fare la mamma: quella totalizzante. Nata per concepire, dare alla luce e crescere, a ciclo continuo, si reca al parchetto con l’intera combriccola composta da un minimo di tre (ed un massimo di n al quadrato) marmocchi con le ginocchia sbucciate, il moccolo a vista e i vestiti rigorosamente uguali (che ha cucito a mano ricavandoli dalle tende della sala).
Come le mamme di un tempo, quelle pre ’68, bada ai figli, al marito e alla casa senza soste né lamentele. In fondo è nata per questo. Lei i manuali non li legge, ma se tra una gravidanza e l’altra trovasse il tempo di scriverne uno, il mondo sarebbe di certo un posto migliore.
Perchè lei tutto sa. E quand’anche non sapesse, l’istinto la guiderebbe comunque nella giusta direzione. Qui non si tratta di esperienza maturata nel tempo, ma di una vera e propria predisposizione congenita. Come a dire, le mamme anni ’50 così ci nascono proprio.
Nella sua borsa puoi trovare il necessario per la sopravvivenza di un intero paese. Perché il dopo guerra non l’ha mai vissuto, ma se dovesse capitarle saprebbe di certo come affrontarlo.
Al parchetto ci viene solo dopo aver preparato la cena: dalla parmigiana al polpettone, dalle lasagne al coniglio in umido, con tutte le varianti del caso. Che a sentirla annunciare il menu, tu, che di lì a poco scongelerai un quattro salti in padella di gruppo, ti senti già sconfitta in partenza.
    •  La mamma in carriera

    Maniaca del lavoro, vorrebbe gestire la famiglia così come gestisce la carriera: programmando, scadenziando e avvalendosi di un team di validi collaboratori.

Lei ha partorito alle 00:00 del giorno indicato come termine. Se così non fosse stato, avrebbe scatenato il finimondo, perchè odia gli imprevisti e chi non rispetta le tabelle di marcia e non avrebbe mai tollerato di mettere al mondo un ritardatario.

Di bambini non ci capisce molto, in compenso si dice in giro che l’indice Mibtel l’abbia inventato lei. Al parchetto non ci va quasi mai perchè c’è chi, stipendiato, ci va al posto suo. Se però ti capitasse di incontrarla, lei è quella che spinge il marmocchio sull’altalena mentre con l’auricolare bluetooth sta in conference call con Kathmandu.

  • La mamma che sa-non sa-chi lo sa?

Altresì detta “mamma a spanne”, vanta un record assoluto nel dimenticare sistematicamente, e a rotazione, almeno uno dei generi necessari alla sopravvivenza marmocchia.

Da quando è diventata mamma ha sperimentato uan vasta gamma di situazioni limite tipo pupo integralmente coperto di cacca e zero pannolini, gita nelle mangrovie senza spray antizanzare e un numero indistinto di attività senza salviettine-bavaglino-seggiolino-passeggino a scelta.

Lei non sa. Ma quand’anche sapesse, sarebbe comunque incapace di agire, sopraffatta da dubbi, angosce e la cieca convinzione che tanto in ogni caso sbaglierà.

Brancola nel buio dal dì del parto, e anzi ancor prima da quello del test. Ha letto tutti i manuali e gli anti-manuali sulla gravidanza, il parto e i primi anni col marmocchio, senza per questo saperne di più.

Impacciata, perennemente in difficoltà, passa il suo tempo al parchetto con un unico obiettivo: mascherare la sua incapacità davanti alle altre mamme, non riuscendoci, peraltro, quasi mai.

Inutile dire chi sia il presidente onorario del club!

Auguri a tutte le mamme!

Un augurio di cuore per tutte le mamme. Che sia una festa della mamma strepitosa e il resto dell’anno sia anche migliore dei mesi già passati.

(E’ un pelino riciclato, ma d’altra parte non sono mica Leopardi che scrivo una poesia ogni 4 mesi!)

AUGURI MAMME!!!!!!!!!!!!

Sono mamme speciali, mamme normali

mamme che insegnano ad esser leali

Mamme perfette, mamme imperfette

che crescono i figli sole solette

Sono mamme grintose, mamme affettuose

a volte nervose, altre gioiose

Mamme impegnate, mamme turbate

e dovrebbero essere meglio aiutate

Sono mamme natura, mamme avventura

mamme che incutono o hanno paura

Mamme di pancia, mamme di cuore

che sanno donare un immenso calore

Sono mamme coraggio, mamme ”arrembaggio”

e hanno l’istinto a loro vantaggio

Mamme che insegnano, mamme che imparano

e i loro bambini quanto le amano!

Sono mamme per caso oppure per scelta

diventano donne crescendo alla svelta

Sono mamme in un attimo e dopo per sempre

e per il loro piccolo non risparmiano niente

E in questo mondo così complicato

il mio augurio può sembrare scontato:

auguro un anno pieno d’amore

di scelte fatte soprattutto col cuore.

E auguro il dono di saper superare

le mille insidie che dobbiamo affrontare.

Perchè fare la mamma, in poche parole,

vuol dire cercar di insegnare l’amore,

avere coscienza, portare pazienza

in quella che resta la più bella esperienza.

E allora a voi tutte auguri di cuore

e non scordatevi mai il vostro immenso valore!

Stasera sono solo me

Ore 21.45

Lei è seduta sul parquet con le gambe incrociate. Indossa una maglia lunga di Snoopy, ha i capelli raccolti e lo sguardo un po’ perso. Mangia una pizza surgelata appena sfornata. La mangia con le mani mentre guarda in tv uno spettacolo comico.

Ride, senza sonoro. Perché al di là della porta la sua piccola dorme e svegliarla potrebbe essere la fine di questo momento magari un po’ trash ma di vitale importanza.

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Robedamamma – capitolo 4: la terza mano delle mamme

Sul comodino tenere l’ultimo di Eco accanto a “Il tuo bambino e il vasino“.
Cercare le chiavi della macchina in borsa e trovarle solo dopo aver afferrato un pannolino (buono), un sonaglino (ciucciato), le salviettine per il cambio (aperte e ormai irreparabilmente seccate) e un piattino di Hello Kitty che oggi, tra l’altro, festeggia un mese di permanenza nella vostra borsa.
Stare a lavoro e pensare alla Marmocchia. Stare con la Marmocchia e meditare la fuga.

Completare un modulo intero di un corso di scrittura (esercizi compresi) mentre si gioca al listolante pappa e pizza.
Parlare in infrasuoni al telefono con un’amica marmocchio-free che ha evidentemente chiamato in orario di nanna.
Parlare in ultrasuoni al telefono con un’amica marmocchio-dotata che ha evidentemente chiamato in orario di veglia.
Trovarsi sul retro del giornalaio a spiare le copertine delle riviste per mamme. Essere importunate da un tizio in impermeabile che sembra interessato alle vostre stesse riviste. Ah no, non sono le stesse.

Riuscire ad interpretare, nell’arco di dieci minuti, la cliente del nigozio di palluchiele, la paziente moootto malata, la Signola del tè. Nel frattempo aver organizzato la cena, fatto la lista della spesa a memoria e risposto sotto banco ad una mail urgente.

A tavola usare una mano per aiutare la Marmocchia a mangiare, una per aiutarla a bere e una per alimentare voi stesse.
Rallegrarsi del fatto che la maternità non vi abbia fatto spuntare il terzo occhio ma la terza mano sì!

Avere sempre un numero interminabile di cose da fare, scadenze da rispettare, liste da spuntare.

Essere stanche, enormemente stanche.

Sentirsi vecchie, incredibilmente vecchie.

Ma, in taluni attimi di sobria felicità, nutrire ancora infinite speranze. Se non altro per essere arrivate indenni fin qui.

C’è sempre uno zio M. a ricordartelo

“Pronto, Zio M.? Sono la Mamma incompetente della Marmocchia, 2 anni e 3 mesi”

“Buongiorno Signora Mamma incompetente della Marmocchia, 2 anni e 3 mesi, cosa posso fare per Lei?”
“La Marmocchia ieri ha avuto un attacco di congiuntivite” (e io di panico, vorrei aggiungere, ma sarebbe un assist fin troppo ben servito).

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Giornate da mamma – seconda parte

Dov’eravamo arrivati? Ah sì…

Archiviato il fascicolo “tamponamento” ho ancora buone speranze che questa sarà un’ottima giornata. Arrivo alla metro più vicina e vengo assalita da un’orda frenetica di bipedi. Mi lascio travolgere confondendomi tra la folla. Tutti corrono. Corro pure io, ma non mi è chiaro il perché. Mi chiedo se il primo della fila sappia almeno dove stiamo andando. Nel dubbio continuo a correre lo stesso.

Incontro un tizio che non vedo da tempo. Lui si lamenta della sua vita troppo vuota, io della mia troppo affollata. Valuto di cedergli qualcuno dei miei, ma ricordo che forse è vagamente illegale. Ci salutiamo invidiando ognuno la condizione dell’altro.

Pit stop al bar con compagna di merende marmocchie. Ci raccontiamo le reciproche insoddisfazioni: le bambine ci stressano, le nonne ci soffocano e nessuno ci aiuta. Sentiamo il bisogno di sfogare la nostra creatività sopita. Nel tempo di un cappuccio confido a lei molto più di quello che in genere confido a me stessa. Questo è di certo sintomo di una qualche psicosi. Al momento però ignoro quale. 

Rientro a casa poco dopo l’ora di pranzo e trovo i nonni distrutti dopo aver cercato invano di sopire la Marmocchia. Nonna Tesoro mi offre un aiuto extra. Il labiale dice “Se vuoi ci fermiamo”, i sottotitoli invece “Ti prego lasciaci andare”. Mossa a compassione opto per la seconda. Sulla porta saluto i nonni e le mie speranze che sia ancora una buona giornata.

Canto l’intero repertorio per tentare di addormentare la nana. Non riuscendoci spero almeno di intrattenerla. Ma la Marmocchia si fa esigente e invoco il supporto di più potenti mezzi tecnici: lettore cd e compilation marmocchia. Alla numero 1 cantiamo “tanti auguri”, il destinatario prescelto è Checco Zalone (che ci volete fare, la Marmocchia si è presa forse la sua prima vera cotta). Alla numero 2 ci attende “ciapa la galeina”. La intoniamo allegramente. Lei è entusiasta. Io guardo l’orologio: Azz.. sono quasi le 16!

 Alla numero 3 arriva “il Pinguino”, la Marmocchia reclama il balletto. Va bene, mi presto. Lei dal lettino tiene il tempo e mi incita. Io mi sento vagamente un’idiota.

Ore 16.15 ecco la numero 10: è lei, la mia ancora di salvezza, l’unica, l’insostituibile: “stella stellina”. Gioco il jolly abbassando il volume, la Marmocchia è in estasi, un po’ per la canzone e un po’ anche per il sonno.

Ore 16.30: dorme! Se gli dei mi aiutano potrebbe essere ancora una buona giornata. Accendo il pc, ho un mare di cose da fare. Ma questo è il mio unico momento libero e non posso sprecarlo così. Inizio ad elencare mentalmente le cose che mi piacerebbe fare: mettermi lo smalto, leggere un bel libro, guardare un film (no, lo escludo, nessuno fa più film della durata di un riposino marmocchio).

Ore 17.00: ciondolo davanti al pc alla ricerca di come potrei spendere quest’ora di libertà (o quello che ormai ne rimane) e vivere finalmente la parte migliore di questa giornata.

Ore 17.20: rientra il Ninnatore e sveglia la Marmocchia. Il sole cala, arriva la sera. Acc… non è stata per niente una splendida giornata!