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I venerdì col marmocchio: un bookcrossing speciale

Qualche tempo fa, grazie a un’amica, ho scoperto un’iniziativa di bookcrossing che mi ha molto colpita fin da subito. Proprio per questo torno a parlarvene oggi, alla vigilia della sua sedicesima edizione che si svolgerà domani, sabato 13 aprile.

Questo bellissimo appuntamento, organizzato dal Comitato X Milano Vigentino, si svolge mensilmente presso il Cam di Via Verro 87, a Milano ed è aperto ai cittadini di tutte le fasce d’età.

Si tratta di un vero e proprio baratto di libri in un’atmosfera distesa e festosa dove tutti, anche i più piccoli, possono partecipare attivamente. Contemporaneamente al bookcrossing vengono infatti proposti dei laboratori a tema per i bambini nella fascia d’età dai 4 ai 10 anni.

Personalmente trovo che questo evento sia organizzato in maniera straordinaria e con un’attenzione notevole ai più piccoli. Durante il bookcrossing (ovvero mentre sarete lì a toccare, sfogliare, annusare libri di tutti i generi, cercando di decidere quali portare a casa con voi in cambio di quelli lasciati) i vostri bimbi saranno impegnati in attività organizzate proprio per far sì che si sentano parte attiva di questo pomeriggio insieme. L’attività del prossimo incontro è: ascolto una favola e costruisco il mio libro.

Posso dirvi con certezza che il pomeriggio al Cam di Via Verro vi stupirà. L’attenzione, la pazienza e la dedizione di tutte le persone coinvolte vi faranno sentire parte di un pomeriggio diverso e bellissimo.

Trovo che le iniziative di bookcrossing siano momenti di aggregazione e scambio d’idee estremamente importanti. Momenti che arricchiscono enormemente grandi e piccini.

Noi ci saremo e spero possa essere una buona occasione d’incontro con qualcuno di voi.

La sedicesima edizione del bookcrossing si svolgerà presso il CAM Verro, in via B. Verro 87, sabato 13 aprile 2013, dalle 14.30 alle 18.00.

Il laboratorio per i bambini inizierà alle 15.30.

Tutte le informazioni qui.

Per essere sempre aggiornati sulle attività del Comitato potete consultare il sito internet o la pagina Facebook.

Il Comitato X Milano Vigentino è formato da un gruppo di cittadini che s’impegnano per lo sviluppo della socialità e della qualità di vita di Milano. Lo fanno proponendo iniziative culturali e sociali e sostenendo un dialogo aperto con cittadini e associazioni. Il bookcrossing organizzato mensilmente è proprio una di queste iniziative.

Il comitato si riunisce abitualmente tutti i lunedì sera alle 21.00 al Bar Lisa in Via Ripamonti. Per unirsi al gruppo e partecipare potete scrivere a vigentinoxmilano@gmail.com.

 

Un Gennaio da leggere

Come promesso oggi inauguriamo un appuntamento tutto nuovo. Ogni fine mese vi racconto cosa ho letto, cosa mi è piaciuto, cosa meno e perché. Vorrei che questo diventasse un momento di scambio in cui consigliarci a vicenda bei libri da leggere. Via che si va.

Devo ammettere che come inzio d’anno sono stata piuttosto fortunata. Ho finalmente letto alcuni libri che inseguivo da qualche tempo. E poi mi sono innamorata. Per davvero, eh! Ma andiamo con ordine.

Il manuale pratico della felicità di Barbara Damiano: lei è la più che famosa Mammafelice, un vero punto di riferimento in rete. La trovate sull’omonimo blog mammafelice.it ma anche sui principali social network (ma perché ve lo sto dicendo che di sicuro già lo sapete? E va bè). Questo suo primo libro è una piccola perla, che in maniera semplice, diretta e molto passionale incita alla ricerca della felicità nel quotidiano. Anche quando pare impossibile. Anche quando i motivi scarseggiano. Ho trovato questo libro molto sincero e perciò ve lo consiglio.

Tutto quello che so della vita l’ho imparato da Sex and the city di Paola Maraone: un libro spassoso e molto, moltissimo vero. Fruibile anche per le vergini di Sex and the city come me (ops, scusate il gioco di parole), questo libro è un vero e proprio manuale di vita. La tua vita! Se avete letto Ero una brava mamma prima di avere figli (io, veramente, le darei un premio anche solo per i titoli, eh) conoscete già lo stile incredibilmente ironico, ma profondamente reale, che troverete anche in questo libro. In caso contrario, per farvi un’idea, correte sul suo blog.

Le difettose di Eleonora Mazzoni, di cui vi ho già parlato qui.

Olivia, ovvero la lista dei sogni possibili di Paola Calvetti: inseguivo questo libro da tempo e forse la troppa attesa mi aveva caricato di aspettative esagerate. Nel complesso è un romanzo piacevole, che scorre. Non è però scoccata la scintilla, ma credo sia una cosa del tutto personale e soggettiva. Bella la figura della nonna, anche se rimane un po’ troppo distante dal testo. Un po’ “immobile” la storia.

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I venerdì col marmocchio: la fondazione per leggere

Che uno poi potrebbe dire: Ma come, parli un post sì e l’altro pure della bilbioteca del tuo paese e poi non la consigli nella rubrica del venerdì?

La verità è che ho in programma questo post da mesi, ma poi ogni volta mi prende l’ansia da prestazione. No perché, come ve lo racconto un posto di cui sono innamorata a tal punto da pensare che, se cambiassi paese, questo sarebbe il luogo che più mi mancherebbe in assoluto? Come vi faccio capire il sentimento che ci lega alle pareti della bibliotechina (così la Marmocchia chiama la biblioteca dei ragazzi) dove ci siamo rifugiate in tanti di quei pomeriggi senza senso da perderne il conto, trovando immediato conforto? Come ve lo dico che, secondo me, ogni paese dovrebbe avere un posto come questo? Un luogo dove l’amore per i libri si può imparare ancor prima di qualsiasi altra cosa.

Oggi vi parlo della Biblioteca di Rozzano, che per me è il posto di tutti i posti in cui trascorrere del tempo col proprio marmocchio. Quello dove un pomeriggio qualsiasi può diventare un pomeriggio speciale.

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Che gli leggo al pupo? – una nuova rubrica su Robedamamma

Come dicevo qualche tempo fa…

Apri un blog? Parla di libri?

No, di maternità!

Di maternità? Tu? Vedrai che ti ritrovi a parlar di libri!

Non è che la mia amica ci fosse andata troppo lontano, eh, ma d’altra parte leggere (e scrivere) sono una parte così importante della mia vita, che mi risulta davvero impossibile farne a meno.

Perciò è con sommo orgoglio, l’adrenalina a mille e un po’ di ansia da prestazione che oggi inauguro la seconda rubrica di Robedamamma. Dopo la neonata I venerdì col marmocchio, arriva Che gli leggo al pupo? (no, coi nomi delle rubirche vado forte, una specie di talento innato, anzi se avete rubriche da battezzare chiamatemi pure, non vi deluderò!).

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I venerdì col marmocchio: la libreria Scaldapensieri di Milano

Pensi che posti come questo, soprattutto in una grande metropoli come Milano, non esistano più. La piccola libreria in cui l’attenzione alla qualità è ancora il cardine di tutte le scelte. Poi incontri loro e capisci che la magia e lì dove qualcuno sa crearla…

Parlano di libri per bambini e gli occhi s’illuminano in un istante. Citano titoli, ed interi brani, dei capolavori per l’infanzia che più hanno amato da bambine e di quelli che più apprezzano oggi. Ti parlano di una delle ultime iniziative a cui hanno partecipato e capisci che questo lavoro non lo hanno certo scelto per caso. Se chiedi loro un consiglio di lettura partono senza esitazione, ognuna verso uno scaffale diverso. E ognuna ne ritorna con un libro che, tu ancora non lo sai, ma di lì a poco ti lascerà a bocca aperta. Loro sono Cristina, Elisabetta e Manuela della libreria Scaldapensieri di Milano, il luogo dove ho deciso di trascorrere il primo dei nostri Venerdì col marmocchio. Venite con me? Leggi tutto

Through the window – un racconto

La mia prima casa affacciava su di un enorme cortile comune. Un’incredibile distesa di verde che correva fino al limite invalicabile della ferrovia. Le mura di cinta, che salvaguardavano le rotaie, segnavano il punto oltre il quale il nostro sguardo non avrebbe potuto indugiare. Di fatto nessuno di noi bambini sapeva cosa ci fosse al di là della ferrovia.

Ogni tanto qualche ragazzetto spavaldo si spingeva più in là di quanto il buonsenso, e i suoi genitori, gli avessero raccomandato. Noi piccoli lo guardavamo terrorizzati e, a dire il vero, anche un po’ eccitati, mentre veniva inghiottito dal verde, lì dove l’erba si faceva più alta. Col fiato sospeso tendevamo l’orecchio all’orizzonte, finchè il silenzio non veniva interrotto da uno sferragliare ritmato, dapprima lontano e poi via via sempre più vicino. Il fischio della sirena annunciava un imminente passaggio e metteva in fuga anche i più audaci.

Sbuffando il treno entrava nel nostro campo visivo e percorreva la linea d’orizzonte ad una velocità che, a noi bambini figli di quei tempi lenti, pareva davvero pazzesca. Infine, uno alla volta, i vagoni venivano inghiottiti dal cielo, lasciando una piccola nube che andava pian piano dissolvendosi.

Era allora che dall’erbacce incolte vedevi sbucar fuori quei birbanti. Paonazzi in volto e con l’adrenalina a mille ci raggiungevano orgogliosamente fieri di aver dato prova del loro immenso coraggio.

Erano tempi speciali quelli. Tempi in cui potevi ridere sdraiato sul prato, le braccia larghe, lo sguardo al cielo; correre fino a non avere più fiato, cadere e rialzarti in un attimo, con le ginocchia sbucciate e l’anima più leggera; scoprire un fiore diverso da tutti gli altri, spuntato così per caso, senza che nessuno ce lo avesse piantato. Giocare a mosca cieca, rialzo, palla prigioniera, strega comanda color. Cantare le canzoni a squarciagola, trovare angoli segreti in cui seppellir tesori e credere che quel cielo, azzurro così com’era, così azzurro lo sarebbe stato per sempre.

Per noi bambini del cortile il mondo finiva lungo le mura di cinta della ferrovia. Non ci era permesso avvicinarci e, in ogni caso, da quella posizione non avremmo potuto vedere cosa si nascondesse al di là delle rotaie. “Che peccato” penserete voi. E invece no, vi dico io.

Prendete me, ad esempio. La mia cameretta affacciava proprio su quel cortile. Sapevo bene che, dall’altezza a cui mi trovavo, una sbirciatina attraverso i vetri mi avrebbe portata fin oltre al punto in cui il verde dell’erba incontrava l’azzurro del cielo e i binari ci si tuffavan dentro. Da lì avrei potuto tranquillamente vedere a cosa assomigliava la vita oltre la ferrovia.

All’epoca ero troppo piccola per poter guardare fuori da sola. E la mia indole, conservatrice e poco propensa all’avventura, di fatto m’impediva di arrampicarmi per raggiungere i vetri. Avrei potuto chiedere aiuto, certo. Ma non lo feci. Chiesi piuttosto di avere un banchetto sistemato proprio sotto quella finestra.

E iniziai a disegnare il mondo, così come lo immaginavo, oltre il limite invalicabile della ferrovia.

Fu attraverso la fantasia che il mio sguardo iniziò a riempirsi della bellezza che lo circondava. Vagava verso quell’orizzonte che conosceva bene, si arrampicava su per le mura e da lì, senza più ostacoli avanti a sè, rendeva inesauribili le prospettive della vita e dell’immaginazione.

Da allora ho cambiato casa parecchie volte. Sono cresciuta tanto da poter guardare fuori dalla finestra ogni volta che lo desidero. So per certo che niente di quello che ho visto fino ad oggi si può paragonare alla magia di quella prima volta. Non tanto per quello che davvero vidi, ma per le infinite prospettive che ne nacquero.

Là dove lo sguardo incontrò le mura di cinta

non vi rimbalzò contro

ma le valicò in volo sulle ali della fantasia.

Non lasciate che gli ostacoli, parandosi davanti ai vostri occhi, vi oscurino il pensiero. Andate oltre. Osate. E dove non arrivate con la logica e la conoscenza, usate l’immaginazione. Per meravigliarvi poi di quanto questa si discosti così poco dalla verità.

Dal “me lo leggi?” al “te lo leggo!”, ovvero si stava meglio quando si stava peggio

Lei ama i libri di un amore incantato, un amore fatto di stupore e meraviglia immensa. Lei sfoglia le pagine di una nuova storia e ne rimane inebriata. Le dita cicciottelle che girano le pagine con una tecnica ormai consolidata: s’inumidisce l’indice della mano destra per poi voltare pagina con la mano sinistra.

E scopre disegni, parole, colori che non conosceva.

Lei ascolta le favole (interrompendo in media ogni cinque parole per chiedere, commentare o raccontare un aneddoto accaduto giorni addietro che le sovviene solo in questo momento) con occhi sognanti. E vuole che tu legga. E legga. E legga.

E poi un giorno lei decide che s’è fatta na’ certa e che le storie se le può pure leggere da sola. No, meglio ancora. Lei decide che le storie può leggerle a te. E leggere. E leggere. E leggere.

Così ti bracca tra corridoio e cucina, ti fa la posta fuori dal bagno, ti coglie alle spalle mentre cerchi di passare dal soggiorno alla camera da letto arrampicata su una grondaia. Senza via d’uscita, non ti resta che sederti e ascoltare.

Così, tanto per darvi un’idea, ecco alcuni degli incipit marmocchi di maggior successo:

- C’era Nentola (ove Nentola è una graziosa fanciulla relegata alla schiavitù domestica dalla perfida matrigna e dalle malvagie sorellastre).

- C’era uno alla volta (perchè si sa, che se poi c’erano tutti insieme è un gran casino).

- C’era Cappucciiiiietto Rosso, che però non è che si vestiva sempre di rosso, a volte anche di giallo oppure con le ballerine. Ma davvero eh!

- C’era un topino, un cacciatore e una fatina (che poi è la variante marmocchia del ”ci sono un francese, un inglese e un italiano…”)

Ecco, ora immaginate cosa può essere il seguito della storia, con un incipit di tale portata.

Devo ammettere che a volte quello che viene fuori è davvero esilerante. Altre un pelino preoccupante.

- E c’era Nentola scappa e cade sulle scale. Patapunfete. E si rompe la testa (c’era una volta Nentola, ma ora non c’è più).

Un inizio di settimana da… favola a tutti voi!