Di gentiluomini e gentilgiovani: un Hu qualunque

Va be’, c’ho preso gusto. È che questi aggiornamenti un po’ a casaccio (ordinati nella loro confusione) rispecchiano perfettamente la confusione ordinata in cui vivo. Non so se mi spiego.

1) Sono diventata di nuovo zia. La nonchalance con cui ormai la Marmocchia si aggira per i reparti maternità, spiegando ai passanti con poche parole il complesso processo della procreazione, nonchè il miracolo della nascita, lascia i più basiti: “si mette il bambino nella pancia. Poi esce e piange. Ma un po’ dorme. E un po’ no“. Ché io dopo tre anni e mezzo che sono mamma non avrei saputo spiegarlo meglio.

2) Al rientro dal lavoro trovare il Ninnatore a casa, sebbene un po’ ammaccato, pranzare insieme riuscendo a scambiarsi frasi di senso compiuto e senza avere in sottofondo live qualche successo musicale rivisitato in chiave marmocchia, risveglia in me desideri sopiti. Tipo fare i muffin al cioccolato (no, ma che avevate capito?).

3) Un recente sondaggio ha decretato che a Milano il cognome più diffuso (dopo l’imbattibile Rossi) è il cinesissimo Hu. Dopo aver appreso l’inquietante notizia, la sottoscritta è stata più volte tentata di recarsi nella chinatown medeghina e gridare a squarciagola Huuuuuu!!! (e vedere di nascosto l’effetto che fa).

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