gravidanza e parto

Di gentiluomini e gentilgiovani: un Hu qualunque

Va be’, c’ho preso gusto. È che questi aggiornamenti un po’ a casaccio (ordinati nella loro confusione) rispecchiano perfettamente la confusione ordinata in cui vivo. Non so se mi spiego.

1) Sono diventata di nuovo zia. La nonchalance con cui ormai la Marmocchia si aggira per i reparti maternità, spiegando ai passanti con poche parole il complesso processo della procreazione, nonchè il miracolo della nascita, lascia i più basiti: “si mette il bambino nella pancia. Poi esce e piange. Ma un po’ dorme. E un po’ no“. Ché io dopo tre anni e mezzo che sono mamma non avrei saputo spiegarlo meglio.

2) Al rientro dal lavoro trovare il Ninnatore a casa, sebbene un po’ ammaccato, pranzare insieme riuscendo a scambiarsi frasi di senso compiuto e senza avere in sottofondo live qualche successo musicale rivisitato in chiave marmocchia, risveglia in me desideri sopiti. Tipo fare i muffin al cioccolato (no, ma che avevate capito?).

3) Un recente sondaggio ha decretato che a Milano il cognome più diffuso (dopo l’imbattibile Rossi) è il cinesissimo Hu. Dopo aver appreso l’inquietante notizia, la sottoscritta è stata più volte tentata di recarsi nella chinatown medeghina e gridare a squarciagola Huuuuuu!!! (e vedere di nascosto l’effetto che fa).

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Connecting moms

Nei prossimi sei mesi la popolazione italiana subirà un’impennata. Questo grazie ad amiche e parenti intorno a me che hanno deciso di ripopolare il pianeta. E noi ci prepariamo ad accogliere i nuovi arrivati, di vari generi e dimensioni. E riflettiamo. La mente viaggia verso luoghi ameni di un passato che sembra tanto remoto. E che poi nemmeno lo è.

E penso ai giorni prima della scadenza, spalmata sul divano, che tentavo d’immaginare cosa sarebbe successo di lì a poco, credendo di sapere. E a come clamorosamente mi sbagliavo. E penso al ritorno dall’ospedale con la nana urlante. Quando la casa, pur essendo sempre la stessa, mi appariva così incredibilmente diversa.  

E poi lei. Che sembrava così piccola e indifesa. Poi apriva un occhio, ti guardava di sghembo e prendeva a urlarti in faccia tutto il suo disappunto per averla tirata fuori dal quel posto caldo ed accogliente che era la tua pancia. E allora quella piccola e indifesa eri tu. Che non sapevi cosa fare e non volevi chiedere aiuto. Che ti sentivi sola e un po’ incompresa. Più di tutto incapace. Qualche volta persino un pochino infelice.

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… and a Happy New Year!

Doverosa premessa: perdonate il titolo nuovamente in inglese. É che mi hanno detto che esco meglio indicizzata. Ho già in mente il titolo per il prossimo post: Ai uanna sgheps. Vedrete come schizzo in vetta alle classifiche nei motori di ricerca!

E insomma, il 2011 ha ormai le ore contate. Non che non sia stato un anno interessante. Magari non facile, ma di certo stimolante. Un anno di novità a volte anche impegnative. Di grandi conquiste, viaggi avventurosi, piccole fuitine e intense riflessioni.

Di parole inventate, canzoni stonate e letture impegnate (a proposito, sono in arrivo nel 2012 nuove recensioni e nuove canzoni).

Un anno importante. Che però forse non mi mancherà nemmeno troppo. Fra poche ore “ruzzoleremo nel 2012“ (come dicono i tedeschi) e, come spesso accade, le speranze, le aspettative e i progetti per il nuovo anno si sono andati accumulando negli ultimi giorni. E poichè credo fermamente che il massimo del piacere sia nel tendere verso i propri obiettivi con corpo, mente e anima, a volte ancor di più che nel raggiungerli, quello che vi auguro e che questo nuovo anno sia ricco di sfide da vincere, sogni da realizzare, legami da stringere e affetti da conquistare.  

Che sia un anno avventuroso e creativo. Un anno pieno, vivo, vero. Un anno vissuto senza risparmiarsi, credendo fermamente in tutto ciò che si spera.

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