essere mamma

Le domande dei marmocchi: la stagione dei perché

La stagione dei perché, un po’ come il Natale o la stagione degli amori, quando arriva arriva. D’un tratto il tuo marmocchio, mediamente curioso, si trasformerà nella Sacra Inquisizione senza lasciarti un solo minuto di tregua.

Improvvisamente perché diventerà il sottofondo delle tue giornate, una specie di litania costante che farà eco ad ogni tuo pensiero.

Marmocchia, sei contenta che fra poco finisce la scuola?

Perché?

Perché è giugno, e a giugno inziano le vacanze estive.

Perché?

Perché l’anno scolastico va da settembre a giugno.

Perché?

Passo.

E questa è ancora una conversazione tutto sommato rispettabile. No perché a volte:

Buongiorno Marmocchia!

Perché?

Cioè, capite che c’è poco da fare, no?

E poi:

Perché, perché perchéééé?

Marmocchia smetti di dire perché senza un senso!

Come mai?

La concentrazione massima dei perché arriva di solito all’uscita da scuola. Un po’ come se li tenesse in caldo durante la giornata per poi spararli a raffica nonappena un adulto della famiglia (non importa se consenziente o meno) mostra interesse nei suoi confronti (per interesse intendo anche un semplice ciao, eh!).

Il culmine (o il baratro) della stagione dei perché credo di averlo toccato però qualche sera fa.

Buonanotte Marmocchia.

Perché?

Perché è ora di dormire.

E che ora è?

Le 20.30.

Ah.

(Fiuuu, niente perché).

Mamma.

Eh?

Ma domani che ore sono?

E su questa amici miei ho chiesto l’aiuto da casa, o meglio dall’etere.

 

 

 

 

La mamma che sono

La mamma che sono ha la testa tra le nuvole, un bagaglio immenso di paure e una scarsa propensione al problem solving marmocchio.

La mamma che sono vorrebbe avere tutte le risposte. La mamma che sono, per ora, ha solo grandi domande.

La mamma che sono è un vero talento nello scordare l’unico articolo salvavita nell’attività in corso di svolgimento: la merenda, le salviette, un intrattenimento, la felpa. E l’acqua, sempre e comunque.

La mamma che sono a scuola non legge mai gli avvisi in bacheca: il giorno di chiusura, il soldi per la gita, la richiesta di materiale extra. Ma non hai visto l’avviso? – Ehm, quale? – Quello in plexiglass fluorescente con la freccia luminosa ad indicarlo e la dicitura “Avviso Estremamente Importante!” – Aehm no, me lo sono persa!

La mamma che sono è spesso nevrotica, poco paziente ed eccessivamente ansiosa.

La mamma che sono è talvolta la mamma che non avrei mai voluto essere:

Metti la cannottiera che fa freddo.

Mangia che sei tutta ossa.

Ohmiodio hai 37.2. Chiamiamo il pediatra sul serio, quello per finta e pure la guardia medica. Anzi no, andiamo al pronto soccorso che facciamo prima!

La mamma che sono è un concentrato dei peggior difetti delle mamme che mi hanno cresciuta:

non correre che sudi – la frase preferita di mia madre

non correre “ancora” cadi – la frase preferita della nonna pugliese

non correre! (e basta) – la frase preferita della nonna siciliana. (Che si sa come sono i siciliani).

La mamma che sono un giorno, al nono mese di gravidanza, si è guardata allo specchio e ha pensato: “Stavolta mi sono proprio inguaiata”. Poi ha giustiziato una confezione intera di merendine al cioccolato e il terror panico un poco è passato.

Qualche volta, ma non troppo spesso, la mamma che sono è la mamma che sognavo di essere: quando in macchina cantiamo a squarciagola, quando ci scappa da ridere nello stesso momento, quando ha paura e si rifugia nell’incavo del mio collo, quando mi guarda e capisco l’immensa (e immotivata) fiducia che nutre nei miei confronti. Quando di giorno la penso e mi manca. Quando di notte mi sveglio e l’ascolto.

La mamma che sono, a volte, mamma non si sente nemmeno. Che se si ferma a pensarci sul serio, le pare una cosa davvero troppo grande per lei.

La mamma che sono un giorno, senza averci nemmeno pensato, ha chiesto: Marmocchia, ma io sono una brava mamma?

La mamma che sono, da quel giorno, sta ancora gongolando per la risposta.

Che a volte sarebbe bello essere perfetta. Forse. Nel frattempo mi accontento di essere la migliore almeno per lei.

Buona festa della mamma a tutte le mamme in ascolto. Qualunque mamma voi siate.

Qui una poesia per le mamme.

Qui un’altra poesia per le mamme.

Qui una poesia tradotta in inglese da una gentile lettrice.

Nella foto: “Mamma ti faccio una foto, così poi mi ricordo come sei bella“.

Come due gocce d’acqua – parte seconda: una passione in comune

E dunque dicevamo di quanto la Marmocchia ed io, nel bene e nel male, ci assomigliamo. Ed è una cosa bella eh, anche se a volte inquieta un po’.

Come ad esempio quando le dico che ha la testa dura come… come… non so… come me?!? Oppure quando un moscerino le passa davanti e lei grida all’elefante scappando a gambe levate, e io (a distanza di sicurezza e dopo aver accertato che il robo orrendo si sia dileguato) la prendo in giro: Ma daaaai, era solo un moscerino (disse quella che all’alba dei trent’anni venne trovata chiusa in bagno in lacrime, perché una cimice abitava il soggiorno, pronta a lasciarle casa e tornare a vivere da mamma e papà).

Ma c’è una cosa, fra le tante, in cui assomigliarci è un vero privilegio. C’è un luogo dove ci sentiamo sempre come a casa. Un posto che a me ricorda anni duri ma estremamente vivi e che a lei sta insegnando le meraviglie dell’arte, con tutte le emozioni che si porta dietro.

Siamo stati a vedere il Mago di Oz dai Colla (non ce ne perdiamo uno, eh). La Marmocchia fa praticamente lo scaldapubblico: fa partire gli applausi e silenzia i bambini (ma più che altro gli adulti) che disturbano e non seguono. E va bè. E poi riconosce gli attori non solo sul palco, ma anche quando muovendo i fili danno voce alle marionette. Insomma, ormai è di casa.

Non so quanto davvero abbia preso da me questa passione, fatto sta che mi pare proprio una grande fortuna. Il teatro è un posto bellissimo per passare del tempo in famiglia. E in effetti noi al Teatro della Quattordicesima in famiglia ci sentiamo davvero.

Ma veniamo allo spettacolo. L’adattamento è semplice e divertente e perciò adatto anche ad un pubblico di piccolissimi (dai tre anni). Le risate sono assicurate, soprattutto con lo spassosissimo Spaventapasseri – o spaventapasserotti come lo ribattezzò la nana, interpretato da Nicol Quaglia (che lei è stata Peter Pan e Tom Sawyer ve lo avevo già detto? Che la amiamo pure?). Esilerante Stefania Colla nei panni di Oz e insieme a Cosetta in quelli dei Grassoni che con l’accento bolognese vi faranno davvero scompisciare (ho detto scompisciare? Scusate, da “Molto forte, incredibilmente vicino” non mi sono ancora riavuta). Dolcissima e di una vivacità contagiosa Dorothy (Giulia Viana), molto amata dai bimbi fin dalle prime battute.

 

Il Mago di Oz è al Teatro della Quattordicesima fino al 27 marzo. A noi è piaciuto tanto, per questo ve lo consigliamo.

Lei ed io due gocce d’acqua, insomma. Talvolta. Forse. O forse no.

E voi? Quanto assomigliate ai vostri marmocchi? Siete mica di quelli che quando è un amore Guaaarda tale e quale a me, e quando invece si comporta male vi rivolgete al vostro partner dicendo Tuo figlio…. ?

Foto: Antonella Pandini

 

La mia parola per Mommypedia: oggi

Se c'è una cosa che ho imparato, diventando mamma, è che per i marmocchi esiste solo qui e adesso. Dopo per loro non ha alcuna valenza. Vogliono giocare con te? Bene, vogliono farlo ora. Hanno bisogno di un abbraccio, di una coccola consolatoria, della tua attenzione? Vietato rimandare. Subito è l'unico momento possibile.

Soprattutto da piccoli ai marmocchi poco importa del loro, seppur breve, passato. Tantomeno si curano del domani.

Oggi è allora la mia parola del cuore, da quando sono diventata mamma.

Oggi è l'unico tempo possibile. Oggi dobbiamo amarci e non aspettare nemmeno un attimo per dircelo. Oggi dobbiamo divertirci e dare valore al tempo insieme. Oggi dobbiamo fare pace, se abbiamo litigato. Oggi dobbiamo ridere senza trattenerci o coccolarci se ci sentiamo giù.

Perché noi siamo qui, oggi!

Oggi è una parola che ha assunto vari significati da quando sono mamma e mi ha permesso di ritornare piccola e allo stesso tempo mi ha insegnato una lezione indispensabile per crescere: esiste un solo momento per essere felici e quel momento è oggi.

Di tutte le parole che ho imparato ad amare da quando sono mamma, oggi è di gran lunga la mia preferita.

Diventare genitori è un'esperienza totalizzante, che ti cambia profondamente. Cambia la tua vita, cambiano le tue giornate e le tue priorità. E anche le parole assumono significati diversi, a cui prima non avevi nemmeno pensato.

Con Mommypedia, la community creata da Prenatal, mamme e papà sono chiamati a raccontare come sono cambiati i significati di alcune parole da quando sono diventati genitori. Ironico, divertente, ma allo stesso tempo sincero e profondo, Mommypedia è un vero e proprio dizionario della maternità, alla cui realizzazione possono contribuire tutti i genitori,

Per partecipare alla community è sufficiente caricare foto o video, oppure raccontare i momenti di straordinaria quotidianità con il proprio marmocchio. I contenuti migliori verranno scelti per entrare a far parte di Mommypedia.

 



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I venerdì col marmocchio: una nuova rubrica per voi

Ciao a tutti e buon venerdì. Qui avremo dormito otto ore in cinque notti (diviso tre membri della famiglia eh, mica otto a testa) ma in qualche modo ce la stiamo cavando. Nonostante il sonno annebbi la vista e la ragione, oggi ho una novità di cui forse voi, che siete svegli, potrete godere.

Da qualche tempo amici e lettori (e amici lettori) mi chiedono suggerimenti su come trascorrere i pomeriggi col marmocchio, soprattutto in vista dei temutissimi mesi invernali.

Avendo guadagnato, dopo anni e anni di dura gavetta, la fama di quella che “tu a casa non ci sai propri stare” (diceva la mia mamma ogni volta che mettevo in scena il mio numero preferito: ingresso - cambio d’abito - saluto - dipartita), ho pensato di raccogliere alcune idee, attingendo dal mio frequente peregrinare Marmocchia alla mano.

Ho pensato di chiamare questa nuova rubrica (che un po’ mi sento Marta Flavi) I venerdì col marmocchio, perché il venerdì è da sempre il giorno che più m’ispira le esplorazioni della città.

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L’annosa questione del “tu da che parte stai” e la diffusa pratica delle spallucce

Quando mi chiedono Ma tu da che parte stai? fatico sempre a rispondere. Ho sempre creduto nella libertà d’opinione, nella capacità di cambiare idea, ma soprattutto nel rispetto del pensiero altrui. Anche quando non lo comprendo. Anche le volte che non lo condivido. Così mi hanno insegnato a fare i miei genitori. Così provo a fare io.

Cerco sempre di capire le motivazioni che alimentano un’opinione. Anche quando questa diventa cieca convinzione o estrema presa di posizione, che non ammette repliche. Non sempre ci riesco. Ma almeno ci provo. Mi metto in dubbio e vado in crisi almeno una volta al giorno. Non so se questo sia davvero funzionale alla crescita e all’apertura verso il prossimo. Di certo è funzionale alla perdita di sonno e di serenità. Ma tant’è.

Quando mi chiedono Ma tu da che parte stai? tento sempre di motivare la risposta. Se la risposta non è motivata forse non ho ancora preso una parte. O forse semplicemente reputo non ci siano parti da prendere, ma solo opinioni da condividere. Nell’uno e nell’altro senso. Mancanza di personalità? Idee poco chiare? Non credo. Ma meglio dell’arroganza di spacciare la propria come verità assoluta, no?

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Che essere mamma è anche un semplice dato di fatto

Mi sono data ai fiori di Bach. Conoscete? Un’amica mi ha prestato un libro sull’argomento, il cui sunto è stato immediatamente miniaturizzato e da allora viaggia nella mia borsa a mò di talismano.

Ho scoperto di avere almeno 37 delle 38 variazioni umorali descritte. Sono andata avanti una buona mezz’ora a sottolineare ogni singola voce nel repertorio dei sintomi: “Ce l’ho, ce l’ho, ce l’ho. Ah, questa poi, sono proprio io!“.

Alla p di panico ero appanicata più per questo che per altro.

Sono andata da una professionista. Ho raccontato ad una perfetta sconociuta cose che normalmente evito di raccontare anche a me stessa. Ma, a ripensarci bene, è stato proprio il fatto che fosse una sconosciuta a facilitare il mio sfogo.

Sono uscita brandendo una boccetta che pareva più una fiaschetta. Tipo quella dei cani San Bernardo. Ma tant’è, e  vi saprò dire.

Sarà che settembre è un mese tanto bello quanto complicato. Sarà che la Marmocchia, a volte, sa davvero mettermi a dura prova. Saranno i progetti, i sogni, le tabelle di marcia da rispettare. Le situazioni che tanto desidero vivere… e poi quando son lì vorrei solo sparire.  Sarà quel che sarà, ma qui urgeva un aiuto e aiuto è stato.

Come si  dice, ammettere di avere un problema è già un ottimo punto di partenza. E allora io riparto da qui. Dall’ammettere che essere mamma è tante cose, ma anche un semplice dato di fatto. Hai un figlio? Sei un genitore. Questo è.

Anche le volte che non ti va. Anche le volte che non vorresti badare nemmeno alla polvere che lenta, ma inesorabile, si accatasta sulle mensole di casa. Silenziosa e senza pretese. Non hai voglia di stare dietro a lei, figuriamoci ad un marmocchio che ha una media di sei richieste ogni trenta secondi. E capita, eh. No dico, capita.

È che nella vita di una mamma ci sono cose che non si possono mettere in attesa. Tipo le richieste degli esserini sotto il metro d’altezza. Allora io vado di fiori di Bach e poi vedremo.

Trovo che non ci sia niente di male nell’alzare la mano e dire “Ehilà, ho bisogno d’aiuto”. Perché mi sento stanca. A volte sopraffatta. Troppo spesso spaventata e nervosa. E vorrei solo rimettermi a dormire e riprovarci il mese prossimo.

Dopotutto, meglio alzare  la mano che il gomito, no?

Detto questo, avete ancora tempo fino a venerdì 21 alle ore 23.59 per dare un nome all’ottavo nano e provare a vincere una delle fiabe interattive della Jekolab. Siate fantasiosi, fatemi ridere (veramente ci state riuscendo alla grande) e sarete premiati!

Robedamamma (the best of): il marmocchio del vicino è sempre più verde

Robedamamma - the best of: 30 marzo 2012

Il marmocchio del vicino non piange. Esprime gorgheggiando il suo dissenso.

Il marmocchio del vicino non rompe i giochi, ne testa la robustezza.

Il marmocchio del vicino non rutta come un camionista, digerisce ad alta voce.

Se il marmocchio del vicino disegna sui muri è creativo. Se interrompe la conversazione ogni trenta secondi, sta affermando la sua personalità. Se tenta di staccarti un orecchio a mozzichi è affamato. Poverino.

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La mia festa della mamma

Questa non è evidentemente la mia prima festa della mamma. Però è la prima volta che un cosino ampiamente sotto il metro d’altezza mi si presenta con l’aria impettita e un fagottino in mano dicendomi “Auguri mamma!”. Che fa il suo bell’effetto anche solo così.

Ma andiamo a scoprire cosa conteneva il kit felice festa della mamma creato dalle sapienti mani marmocchie in quel della scuolina di Paesello.

N.1. Il regalo

Trattasi di strofinaccio decorato a mano. No, perchè i papà per la loro festa hanno ricevuto un portachiavi. Che quelli si sa sono uomini di mondo e stanno sempre a zonzo. Invece arriva la festa della mamma e zac, pezzetta per asciugare i piatti. Mica che credevi di andartene in giro a far bagordi. No! Zitta e muta in cucina a sgobbare. E va bè.

N. 2 Il disegno

Argutamente nascosto all’interno di un bellissimo bigliettino, ti spunta fuori l’opera d’arte astratta che ti lascia senza fiato. In tutti i sensi. No, è che io volevo dire “Amore, ma è bellissimo, davvero, sei stata proprio brava”. È che mentre aprivo bocca nella mia mente passava a caratteri cubitali la scritta “Oh mamma santa“. Così, tanto per stare in tema. Certo c’ho un bello stacco di coscia eh, niente da dire. Ma il parrucchino a mo’ d’ascella e le braccia che mi spuntano ad altezza orecchio, ecco, m’inquietano. E così mi sono limitata a dire “graaaaaazie“, strascicando la a così a lungo, che chiunque nel raggio di duecentomila chilometri avrebbe capito che stavo bluffando. Va bè, lei no. E comunque devo dire che forse alla Marmocchia è andata pure peggio. Guardatela. Pare Chobin, porella.

Ma la cosa che mi ha reso più fiera è che accanto a questa meraviglia dell’astrattismo campeggiava la scritta: “la mia mamma è brava perchè mi fa scegliere i vestiti“.

Cioè, voi capite. Non perchè mi occupo di lei sette giorni su sette, giorno e notte, perchè la consolo quando piange, la curo quando sta male, l’ascolto quando delira, l’abbraccio quando ha paura, le leggo tonnellate di libri tutte le sere e mi presto alle nano-attività ludiche anche quando preferirei farmi la Salerno-Reggio Calabria in ginocchio sui ceci. No.

E allora amiche care da domani qui si chiudono i battenti, incrocio le braccia e mi concentro solo su quest’unica attività: lasciarle scegliere i vestiti da indossare. Che, scusate, ma nel cambio ci guadagno. E non poco.

N. 3 La poesia

E poi, in questi giorni in cui i suoi umori oscillano tra l’isterico-capriccioso-nervoso-lamentevole, nonchè irragionevole (ché manco io quand’ero incinta ho saputo fare di meglio), lei ti si accozza a mo’ di koala e ti butta lì con la sua solita noncuranza, che fa sembrare tutto possibile se non altamente probabile, un verso a caso che fa così:

Per quando sei triste ti regalo un sorriso

e per quando sei felice un segreto tutto mio:

“sono felice anch’io”.

Buona festa della mamma a tutte voi. Questo è il nostro giorno. Ricordiamoci, nel provare sempre a fare del nostro meglio, che loro ci amano lo stesso. Anche se siamo mamme imperfette e commettiamo innumerevoli errori. Anche quando siamo stanche e diventiamo nervose. Anche quando li sgridiamo e ci rimangono male. Quando non li ascoltiamo o non li capiamo.

E se non è magia questa, ditemi voi allora che cos’è!

Amo Penso Sento Sogno: Io Sono Mamma

Amo

Io amo osservarti di nascosto

Il sapore dei tuoi baci appena sveglia

Quegli occhioni che mi cercano fra gli altri

Ascoltarti respirare in piena notte

Il fragore che sa fare un tuo sorriso

E ogni volta che mi chiami solo MAMMA

Penso

Io penso a cosa resta di quel giorno

In cui, piccola mia, venisti al mondo

Un vago ma intensissimo ricordo

Che tutto fa sembrare come un sogno

Come non fosse capitato a me.

Quel giorno, urlandomi il tuo amore dal profondo,

Nel nascere mettesti al mondo un’altra me.

Sento

Paura

Meraviglia

E dopo lo sconforto

E infine un altro impeto distorto

Che un po’ somiglia alla felicità.

La gioia che mi dona leggerezza

Il timore di non esserne all’altezza

La speranza che tu sia fiera di me.

E sogno

Se dici che mi ami, mi confondo

Ci osservo in una foto e non distinguo

Dove comincio io e finisci tu.

Mi perdo

Ti guardo e nei tuoi occhi scopro un mondo

che un po’ mi vive dentro e un poco intorno.

Nel crescerti, io cresco insieme a te.

AMO. PENSO. SENTO. SOGNO.

IO SONO MAMMA.