10 giu 2013 4 Comments
Le domande dei marmocchi: la stagione dei perché
La stagione dei perché, un po’ come il Natale o la stagione degli amori, quando arriva arriva. D’un tratto il tuo marmocchio, mediamente curioso, si trasformerà nella Sacra Inquisizione senza lasciarti un solo minuto di tregua.
Improvvisamente perché diventerà il sottofondo delle tue giornate, una specie di litania costante che farà eco ad ogni tuo pensiero.
Marmocchia, sei contenta che fra poco finisce la scuola?
Perché?
Perché è giugno, e a giugno inziano le vacanze estive.
Perché?
Perché l’anno scolastico va da settembre a giugno.
Perché?
Passo.
E questa è ancora una conversazione tutto sommato rispettabile. No perché a volte:
Buongiorno Marmocchia!
Perché?
Cioè, capite che c’è poco da fare, no?
E poi:
Perché, perché perchéééé?
Marmocchia smetti di dire perché senza un senso!
Come mai?
La concentrazione massima dei perché arriva di solito all’uscita da scuola. Un po’ come se li tenesse in caldo durante la giornata per poi spararli a raffica nonappena un adulto della famiglia (non importa se consenziente o meno) mostra interesse nei suoi confronti (per interesse intendo anche un semplice ciao, eh!).
Il culmine (o il baratro) della stagione dei perché credo di averlo toccato però qualche sera fa.
Buonanotte Marmocchia.
Perché?
Perché è ora di dormire.
E che ora è?
Le 20.30.
Ah.
(Fiuuu, niente perché).
Mamma.
Eh?
Ma domani che ore sono?
E su questa amici miei ho chiesto l’aiuto da casa, o meglio dall’etere.























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