I miei racconti

Quando da piccola pensavo al mio futuro, lo immaginavo ricco di professioni stravaganti, luoghi e personaggi ameni. Volevo fare la ballerina, vivere alla giornata, viaggiare per il mondo intero. E raccontare le mie mille e mille avventure.

Da grande ho preso l’unica decisione possibile: ho cominciato a scrivere. È così che ho avuto tutto quello che sognavo da bambina. E molto altro ancora.

I libri, i buoni libri, ti permettono di vivere mille vite in una vita sola. Per questo da sempre inseguo il sogno di raccontare anche io una bella storia.

Qui trovate le mie #storie e di seguito qualche breve estratto di alcuni racconti. Sarebbe un vero onore sapere cosa ne pensate.

E quel giorno vidi finalmente il mare. Se ne stava lì impassibile, a fare sfoggio del suo bell’azzurro sotto quel cielo grigio topo che di bello non aveva proprio niente. Pareva prendersi gioco di lui. E di me.

Sempre stato un bravo ometto, Vostro Onore, domandi alla gente in paese.

Ma Lei capisce, in venticinque anni nemmeno una parola. E poi, quella mattina, mi trovo davanti al 121 questa tizia tutta arruffata. Si piega sulle ginocchia e inizia a spazzar via le foglie dal marmo. Poi con un gesto secco sfila i ranuncoli e li getta per terra, sostituendoli con degli orrendi gladioli. Gladioli, Signor Giudice! Ma Le sembrano fiori adatti a un morto?

E ancora sistema i lumini, spolvera l’incisione, aggiunge acqua nel vaso. Io me ne sto lì in disparte, con lo sguardo basso, come d’abitudine. Ma non creda che non mi costi fatica.

E poi quella fa una cosa che mi manda su tutte le furie. Si piega in avanti e la tocca. La foto, Signor Giudice, tocca la foto! A quel punto la rabbia mi acceca e in un attimo le sono addosso…

Mi chiamo Emilio Zambon, ho tredici anni e a mezzogiorno in punto i tedeschi fucileranno mio padre.

Il paese intero, o almeno quello che ne rimane, è sceso in piazza per assistere all’esecuzione. Da mesi non si vedevano tanti civili riuniti alla luce del sole. Mamma dice che così dimostriamo la nostra indignazione. È convinta che, se li guardiamo dritti negli occhi, non oseranno farlo davvero. Io dico che il coraggio di guardarli magari lo trovo pure. Loro però, secondo me, papà lo fucilano lo stesso.

Il plotone è pronto a fare il suo ingresso nella piazza. Dodici soldati semplici e il loro caporale. Tutti con la stessa divisa, gli stessi stivali di cuoio, il fucile imbracciato alla stessa maniera. Lo stesso sguardo più di tutto. Vuoto. Come se non rimanesse poi molto da guardare.

Alle nostre spalle la grande torre della chiesa, da giorni priva delle campane, sta ritirando la sua ombra verso di sé. Quando non resterà che una piccola macchia scura stesa ai suoi piedi, sapremo tutti che è arrivato il momento.

  • Al di là del nero (racconto pubblicato nell’antologia Una storia, un colore – primo classificato premio Biblioteca Chiesa Rossa e primo classificato Concorso letterario Milanosud 2015). Leggi il racconto
  • L’Istituto (breve estratto dal racconto pubblicato nell’antologia Una storia nel cassetto – primo premio Biblioteca Chiesa Rossa  e secondo classificato Concorso Letterario Milanosud 2014)

“Non mi muoverò di un solo centimetro, giovanotto” disse la donna continuando a cullarsi sulla vecchia sedia a dondolo, che cigolava nonostante il suo esile peso.

“Se il palazzo viene giù, vorrà dire che affonderò con lui.”

Il giovane pompiere stava alle spalle dell’anziana, dall’altro capo della stanza, indeciso sul da farsi. Fissava incredulo quella crocchia bianca di capelli andare su e giù ritmicamente, noncurante dello scenario apocalittico che la circondava.

C’erano macerie ovunque e piccoli tizzoni di fuoco ancora accesi qui e là. Le fiamme avevano dilagato per ore all’interno dello stabile, ormai disabitato da anni, prima che un passante lanciasse l’allarme.

La donna guardava fuori dalla finestra i cui vetri giacevano a terra in frantumi.

“Ora vengo a prenderla e la tiro fuori da qui. Che lei lo voglia o no!” Aveva detto il pompiere iniziando a muovere i passi incerti verso l’anziana. Il pavimento scricchiolava rumorosamente sotto gli stivali. Il ragazzo iniziò a sudare freddo.

“Giovanotto” disse la donna senza voltarsi, “le consiglio di avventurarsi fin quaggiù solo se ha intenzione di restarci.”

E scoppiò in una risata cavernosa, a tratti strozzata…

  • Ricorda le cose belle (breve estratto dal racconto pubblicato nell’antologia Quella volta che… gocce di positività nella vita quotidiana – quinto classificato Concorso Letterario Milanosud 2013)  

La prima volta che guardai dentro ai suoi grandi occhi nocciola fu come fare un viaggio. Mi ritrovai in un tempo e in un luogo in cui non ero stato mai prima d’allora. Sapevo bene che quegli occhi avevano guardato a lungo un orrore che non gli apparteneva: la follia dell’uomo contro i suoi simili, l’odio che estirpa ogni germoglio d’amore senza alcun motivo plausibile.

Erano occhi anziani, occhi che avrebbero dovuto essere stanchi di guardare. Eppure, a tratti, qualcosa luccicava ancora rendendoli sorprendentemente vivi.

Pensai che se in uno di quegli attimi mi fossi soffermato soltanto sul suo sguardo, tralasciando la crocchia bianca di capelli e quella fitta ragnatela di rughe che le attraversava il volto, l’avrei di certo creduta una ragazzina.

  • Il clandestino (breve estratto dal racconto – sesto classificato al Concorso Letterario Milanosud 2012)

 … A ripensarci nemmeno ricordava perché avesse iniziato a viaggiare per mare. La prima volta che si era imbarcato su una nave senza biglietto aveva da poco passato i cinquanta ed era pieno inverno. Era andata più o meno così: un giorno era il marito di una creatura onesta, gentile e profondamente innamorata e il giorno dopo il cancro, quella creatura, se l’era portata via. Altrettanto all’improvviso Giovanni aveva abbandonato la sua cattedra d’arte all’università di Genova, smesso di fare la spesa e di pagare le bollette. La porta non l’aveva più aperta a nessuno. Di amici non ne aveva molti, di parenti in città nemmeno uno…

…In Spagna Giovanni aveva trascorso l’estate, dipinto l’autunno e atteso l’inverno. Poi, quando il freddo si era fatto nuovamente intenso, aveva preso un’altra nave e un’altra ancora, passando così da una nazione all’altra, da una stagione all’altra, attraversando oltre un decennio  della sua esistenza…

Di tutti gli abbracci della sua vita, non molti a dire il vero, uno su tutti le tornava in mente proprio ora, distesa nel silenzio ovattato di quella stanza in cui tutto sapeva di ultima volta; sarà perché le braccia sfinite sanno riconoscersi a vicenda o che i segni su di esse possono valere il racconto di una vita intera, ma di quell’abbraccio malato, adesso più che mai, avrebbe avuto un disperato bisogno, per dirle “vedi, ci son cascata anch’io” o domandare “perché non ci hai provato un po’ più a lungo?” o in fondo solo per quanto conforta non sentirsi la sola colpevole delle proprie deviazioni.

Se c’era una cosa al mondo che da sempre le veniva bene era dimenticare e passare oltre, mandar giù e voltare pagina, sprofondare e ritornare a galla; ed era stato proprio nel decidere di andare avanti che alle prime luci dell’alba aveva preso a camminare sulla sabbia e verso l’acqua, con i piedi nudi e i vestiti indosso, lo sguardo fisso e la pelle d’oca, lenta ma inarrestabile, avanti, avanti, avanti: in fondo lo aveva sempre saputo; in fondo se l’era sempre immaginato così.

In trentasette anni di servizio aveva finito per preferire i morti alla maggior parte dei vivi del paese. Così, anche quelli che in vita detestava, da morti si guadagnavano lapidi lustre e fiori ben curati. All’inizio gli era sembrato un poco strano, ma poi non ne aveva più potuto fare a meno: la vista a picco sulla costa, l’azzurro pastello di cielo e mare, il bianco gesso delle tombe e quel silenzio surreale, ne avevano fatto il miglior rifugio dalle brutture del mondo.

Dove sono? È buio qui dentro e fa freddo. Mi si è congelata la quarta di copertina e sento le parole venirmi meno.
Ecco, finalmente un po’ di luce. Ma dove stiamo andando a quest’ora del mattino? Era un bel po’ che non mi portava a spasso. Di solito preferisce leggermi al calduccio nella nostra casa, accoccolata sul divano, con la piccola sulle ginocchia che tenta di girare le pagine con quelle dita paffutelle e i suoi occhioni grandi… (continua qui)

  • Le favole di Rudy

Un racconto che ho scritto in occasione del lancio della nuova collana DeAgostini Animali del Bosco. Lo trovate qui.

 

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