Non sempre tutto splende. Non da solo, almeno

Sunset

Non sempre tutto splende, è vero. La luce, tanto spesso, ce la devi mettere tu.

Certo, quando sei stanca, ti senti sola, poco capita, non è mica facile accendere un lume. Il buio pare tanto più confortante, ammettiamolo, quando ormai ci sguazzi dentro da un po’.

È un periodo assurdo per me. Picchi di felicità, di smarrimento, di fatica, di gioie inaspettate, di incomprensioni che sembrano non districarsi mai.

I 40 non mi hanno portato una rinnovata saggezza, come in effetti speravo. Tantomeno mi sento più pronta ad affrontare il peggio e godere del meglio.

Il risultato? La maggior parte dei giorni mi trovo in balia degli eventi, degli umori degli altri. E non riesco a uscirne, ad accendere quel famoso piccolo lume che basterebbe a rischiararmi la vita. O il quotidiano, perlomeno.

Ieri mattina ho visto un’amica con la quale sto lavorando alle ultime battute di un progetto che amo moltissimo. Dovevamo concentrarci sugli ultimi importantissimi dettagli, in quel poco tempo che a fatica riusciamo a ritagliarci tra lavoro e famiglia.

Era tutto perfetto, con l’emozione di avere finalmente il nostro sogno tra le dita, concreto come mai prima d’ora.

E poi mia figlia ha iniziato a dare fuori di matto. Matto vero, eh, come non capita spesso (per fortuna).

Ha, nell’ordine, strappato un libro, pucciato una mano in un bicchiere di caffè e poi passato la stessa sul mio portatile, preso in mano una forbice, sporcato con una penna rossa la cover del mio iPhone (no, non viene più via). Il tutto accompagnato da urla di protesta di quelle che ti chiedi cosa starà pensando chi la sente. E ti mortifichi dell’incapacità di calmarla. E ti pare tutto troppo difficile. E ti senti impotente e inadatta.

Il lavoro poi, in qualche modo, è andato avanti lo stesso e alla fine eravamo così felici, con il nostro sogno stretto tra le mani, quasi pronto per volare, che quasi me ne sono scordata, di quanta fatica avevamo fatto per arrivare fin lì.

Al pomeriggio mi aspettava una festa di compleanno al bowling, con entrambe le bambine al seguito. E la grande sta attraversando una fase un po’ così a scuola, per via di alcune dinamiche tra bambine che la fanno sentire a disagio. E allora occorreva osservare, approfittare di questa occasione per cercare di capire come se la sta cavando.

Quando la piccola ha scoperto un gradino. Un cavolo di gradino, che dalle piste da bowling conduceva alla sala del rinfresco. E ha deciso che fare su e giù antamilavolte era davvero, davvero uno spasso. Sono diventata matta a correrle appresso, mentre con la coda dell’occhio cercavo di seguire la grande a distanza.

Il risultato? La piccola è caduta antamilavolte e della grande non ho saputo niente fino a festa finita.

Come mi sono sentita? Oh bé, scommettiamo che se siete arrivate fin qui a leggere, siete mamme come me che sanno benissimo come ci si sente?

Poi però siamo arrivati a casa e alla fine di questa giornata. Certo, c’era ancora da lavare e cambiare la piccola, rassicurare e accompagnare a letto la grande, gioire perché finalmente è arrivato l’ultimo giorno di scuola e iniziano le vacanze, inviare una caparra per il mare, finire un paio di cose di lavoro, preparare i vestiti per il giorno dopo e ancora, ancora, ancora.

Mi sono buttata sul letto sfinita. Sono rimasta lì, a pancia in su, a guardare la luna riempirsi nell’angolo in alto della finestra.

E mi sono fatta una domanda che da sempre mi terrorizza: ma tu, sei felice?

La cosa pazzesca è che, nonostante tutto, la risposta, amici miei, non faceva affatto paura. E ha acceso quella luce che ha fatto splendere tutto, di nuovo.

Non sempre tutto splende, certo. O meglio, non sempre tutto riesce a splendere da solo. La luce, tanto spesso, ce la dobbiamo mettere noi.

E a volte basta solo il coraggio di farci la domanda più giusta, quella che più ci fa paura. La risposta, magari, non è nemmeno poi così tremenda.

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2 comments to Non sempre tutto splende. Non da solo, almeno

  • Monica  says:

    • robedamamma  says:

      ❤️

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