Mai abbastanza

Mai abbastanza

Non ricordo quando, esattamente, ho iniziato a pensare di non essere abbastanza.

Ci sono giorni in cui, se ripercorro indietro il tempo con la mente, mi pare di non arrivare mai al giorno zero.

Vado a qualche anno fa, quando ancora non avevo una famiglia, poi ancora qualcuno prima, il primo lavoro, l’università. E ancora indietro alle scuole superiori, le medie, perfino le elementari.

Certi giorni mi pare di non essermi mai sentita abbastanza nemmeno di fronte ai miei compagni alla scuola materna. Che loro ci andavano sul serio, mica come me, che vomitavo sulla camicia di papà per tornare insieme a casa, e poi era tardi e finiva che a scuola non mi ci riportava più (finché non ha imparato a tenersi una camicia buona in auto e per me è stata la fine).

Non mi sono mai sentita abbastanza nei confronti dei miei genitori. Avrei voluto essere una figlia più facile, più collaborativa, più presente, più assennata nelle scelte di vita ed eccellente, ai loro occhi, almeno in una, qualsiasi, cosa.

Non mi sono mai sentita abbastanza nei confronti dei colleghi (di scuola prima, di lavoro poi). Ho sempre pensato ci fosse qualcuno più intelligente e pronto di me. O anche solo dotato di spirito d’iniziativa e creatività più di quanto io lo sia mai stata. È così ancora oggi.

Non mi sono mai sentita abbastanza nei confronti degli amici e dei fidanzati. C’è sempre stato chi sapeva fare meglio. A stupire, coccolare, dimostrare. Amare. E persino lasciare.

A volte non mi sento abbastanza come moglie e compagna. Saper cucinare, stirare, cucire o rendere casa una bacheca di Pinterest come sanno fare le altre. E invece io, con tutto l’impegno che ci metto, arranco, annaspo, faccio sempre un disastro.

E da quando sono diventata mamma? Oh bè, se siete mamme mi sa che già lo sapete, quanto sia davvero impossibile, certi giorni, sentirsi abbastanza, agli occhi dei figli, del compagno, degli altri. Ai nostri occhi, più di tutto, per dire la verità.

Non è sempre così. Ci sono giorni in cui so di fare umanamente il possibile, di fare abbastanza, di essere abbastanza. E non ho nemmeno bisogno che qualcuno me lo dica. Lo so da me.

Ma altre volte… altre volte semplicemente no.

Poi vado su Facebook, o un altro social a caso, e oh, sono tutti più di me (più sicuri, più intelligenti, più preparati, più informati, più consapevoli, più sensibili, più più e più) e non se lo tengono certo per sé.

E io lì, immobile, che aspetto. Aspetto qualcuno che mi dica che faccio abbastanza, che sono abbastanza.

Che il discreto mazzo che mi faccio tutti i giorni non passa inosservato. Che fa niente se dimentico le cose e non mi viene tutto bene. Un grazie. Una pacca sulla spalla. Alla fine mi accontenterei anche di poco.

Ci siamo così tanto abituati ad aspettare il giudizio degli altri, a temerlo, a crederci profondamente, in modo consapevole o meno, che poi non ne riusciamo più a fare a meno.

Sì, certo, lo so da me, che credere in se stessi è un esercizio delicato è importantissimo che va praticato quotidianamente. Che se lasciamo siano gli altri a stabilire se siamo o meno abbastanza, finisce che abbastanza non ci sentiremo mai.

Solo, a volte, ho bisogno di un piccolo aiutino per ricordarmelo. Voi no?

I 40 si avvicinano, amici, e mi sa, che forse, ma solo forse, qualcuno non la sta prendendo benissimo!
😉

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