Rientro a lavoro, inserimento al nido e altre catastrofi

È iniziato il countdown per il rientro in ufficio. Come mi sento? Come se mi avessero infilata in lavatrice con la centrifuga azionata alla massima potenza.
Corro dalla mattina alla sera con la piccoletta in fascia o nel passeggino, per tentare di terminare l’interminabile elenco di cose che devo sbrigare nelle prossime settimane.
Vaccinazioni, controlli per lei e per le grande, noiosissime commissioni e ovviamente la routine, mentre cerco di avere la meglio nell’intricatissima burocrazia che anima il nostro paese. Non ci riesco quasi mai, nel caso ve lo stesse chiedendo.


Lei ha iniziato l’inserimento al nido. Lei. Ma faremmo meglio a dire io. No perché ormai non so più quante persone mi hanno detto che l’inserimento serve alla mamma, mica ai bimbi, perché il distacco lo soffriamo noi, mica loro. Boh, non saprei, per ora mi sa che lei si sta facendo un giro in lavatrice insieme a me.
Qualche tempo fa ho scritto un post su come affrontare il rientro a lavoro, lo trovate qui, sul blog di Mustela.
Sto cercando di seguire i miei consigli alla lettera: organizzo, sistemo, pianifico, riordino. Ho stampato tonnellate di foto, riorganizzato guardaroba e cameretta delle bimbe, programmato (solo a livello teorico eh) i miei prossimi impegni di scrittura (poi sarebbe bello se oltre a scrivere elenchi di cose di cui vorrei scrivere, le scrivessi davvero, ma vabbè).
Ho iniziato per tempo l’inserimento al nido, per avere abbastanza margine prima del mio rientro in ufficio. Siamo ancora in alto, altissimo mare.

Lei non si stacca dalla mia gamba se non per brevi esplorazioni dello spazio (per brevi esplorazioni intendo quello che si può fare durante il tempo di un battito di ciglia, all’incirca). Mentre scrivo sto tremando all’idea che domani mattina affronteremo il nostro primo distacco.

Vi ragguaglierò sull’accaduto, sempre che ne esca viva (no ma, l’ho presa bene, eh).
Abbiamo scelto un nido privato. No, riformulo, siamo stati rimbalzati al nido comunale e abbiamo cercato un nido privato che mi permetterà di rientrare a lavoro solo parzialmente, in modo da ridurre la permanenza al nido per lei. Certo poi, di fatto, andrò a lavorare per pagare la retta, ma pare sia la prassi. Lo trovo un tantino assurdo ma mi adeguo. Poi un giorno, magari, cerchiamo di andarci incontro davvero a queste benedette famiglie, eh?
E insomma, fino a qualche settimana fa fingevo con tutti, ma soprattutto con me stessa, che questo momento non sarebbe arrivato. Che io e la piccoletta avremmo continuato indisturbate la nostra routine. E invece no. Gennaio è arrivato e ci sta chiedendo di fare uno sforzo in più. Di smettere di chiederci come abbiano fatto a passare così in fretta questi 11 mesi e accettare questa nuova esperienza.
Ve lo dico, per me è uno sforzo immane, ma ce la sto mettendo tutta.
E voi come ve la state cavando? Siete o siete state alle prese con l’inserimento al nido? Ho bisogno di voi e dei vostri preziosi consigli. Non abbandonatemi!

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4 comments to Rientro a lavoro, inserimento al nido e altre catastrofi

  • Barbara  says:

    ma ciao!!!! Prima di tutto:RESPIRA! Poi…direi che mi pare di essere tornata indietro di 6 anni. Sì, perchè oramai, la mia ha quasi 7 anni. però ricordo perfettamente ogni passaggio….tipo quando con tanto di pancione mi dicevo “ahhhh, io me la godo la mia bambina…rientrerò quando CI sentiremo pronte. Poi arriva il primo stipendio ridotto al 30% e all’imporvviso ti sale l’ansia…ed eccomi al lavoro mollando la figlia che aveva solo 6 mesi. Però , unica nota positiva, l’affidavo a mia mamma. Tu dirai…beata te…allora non sai cosa si provi a lasciarla al nido…ecc. E’ vero. Tutto vero. Sono stata fortunata. ma IO non ero lo stesso pronta. Stavo ancora allattando, e per via delle troppe ore passate fuori casa ho perso il latte. Facevo i turni e delle volte arrivavo a casa alle 20,30 la sera. E lei dormiva di già. avrei voluto stare di + con lei, ma non potevo. Ricordo ancora la prima mattina del nostro distacco: con un nodo in gola ho portato mia figlia da mia mamma, con un borsone che sembrava la dovessi abbandonare per 5 mesi…Quando ho chiuso la portiera della macchina ho iniziato a piangere come mai nella vita. Mi sentivo in colpa, una pessima mamma. Ma non potevo…non potevo + permettermi di prendere uno stipendio così basso. Poi la chicca…dopo un po’ quando andavo a prenderla, lei piangeva quando la portavo via da mia mamma. Potrai capire come mi sentivo. Sono passati giorni, mesi, anni. Adesso mia figlia è una piccola donnina che vive e affronta il mondo con una sicurezza che a volte mi fa pure impressione. L’altro giorno l’ho sentita difendermi da un bimbo che le diceva che la sua mamma (cioè io) non si vede mai a scuola, e lei fiera ha detto:”certo, la mia mamma lavora, fa sacrifici, ma quando stiamo insieme è la mamma migliore del mondo!” Sono piccole soddisfazioni. Anzi, grandi. In bocca al lupo. Ti penserò.

    • robedamamma  says:

      Grazie mille mi dai un coraggio immenso!! Ti abbraccio

  • Sara  says:

    e’ dura Vale…pensa che il mio sta intorno alle 10 ore al giorno al nido per 5 giorni a settimana (ovviamente no nonni in vista quassu’ in UK)…per non parlare del costo! 🙁
    Pero’ lui adora stare la, si vede, e non ha mai quasi pianto dal primo giorno (qua te li fanno lasciare subito da soli, per un’ora – inserimento lunghissimo poi). Io in compenso mi sento costantemente in colpa e quando devo andare a prenderlo corro come una centometrista dalla metro all’asilo…
    C’e’ un’alternativa? no. E comunque sono convinta che loro stiano bene in mezzo agli altri bambini e che la mamma alla fine non gli manchi nemmeno cosi’ tanto. Anyway – in bocca al lupo! Sara

    • robedamamma  says:

      Sara, grazie di cuore! Mi fai sentire meno sola. Ora mi stampo il tuo commento e me lo tengo nel portafogli per i momenti duri! Ti abbraccio, grazie di cuore

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