Se ci fermassimo alla fatica, senza andare oltre

L’altra sera tornavo a casa dopo una giornata di lavoro come non ne avevo da un po’. Era tardi. Bé, era tardi per una che è diventata mamma da nove mesi, ma insomma, era tardi ed ero stanca come poche volte prima d’ora.

La notte prima la piccoletta aveva praticato la veglia a oltranza. La sveglia della mattina mi aveva trovata in stato catatonico mentre cercavo ancora di sopirla, per niente conscia di dove mi trovassi né di cosa stessi facendo. La mattinata mi vedeva lasciare l’intero mazzo di chiavi di casa attaccate alla casella della posta accorgendomene solo una volta raggiunta casa dei nonni. Di lì a poco mi cimentavo in un lascia la pupa-corri a casa-recupera le chiavi-aricorri dai nonni, per trovare lei in preda alle crisi isteriche. E il suo pomeriggio con i nonni doveva ancora cominciare.

Comunque, diverse ore, attività e corse dopo, mi stavo dirigendo verso casa.

Fuori dal traffico cittadino le auto iniziavano a diradarsi. Da un lato scorreva il naviglio, dall’altro mi seguiva la luna. La luna più grande degli ultimi settant’anni, mi hanno detto.
Che se non fossi stata stanca, ma così stanca, mi sarei di certo fermata per fotografarla meglio.

superluna

Nell’avvicinarmi a casa ricordo di aver pensato che se mi avessero offerto 100 mila euro o un letto in cui svenire, ora, avrei di certo scelto il secondo.

Avevo fame, freddo, sete, sonno e mi scappava la pipì.

Poi sono entrata a casa e la Marmocchia mi è letteralmente saltata al collo stordendomi di baci, mentre la piccoletta gattonava in cerchio che sembrava un cagnolino quando cerca di mordersi la coda. Lui è uscito dal bagno brandendo un pannolino sporco e puzzolente, l’aria di chi ha combattuto e vinto il match al fasciatoio. Di là in cucina mi aveva lasciato la cena pronta.

Avevo bisogno di mangiare, bere, dormire, riscaldarmi e fare pure la pipì.
E dopo non ho avuto più bisogno di niente.

Più niente, capite? Nonostante la stanchezza cosmica e il fatto che in casa pareva fosse esplosa una bomba, i miei bisogni erano stati annientati dalla felicità più piena, più sincera. Quella fatta di niente di speciale, eppure tutto quello che ti serve.

L’altro giorno una ha commentato a questo mio post così: “l’ennesima mamma perfetta di figlia perfetta, che noia.” E boh, a parte che il post, secondo me, poteva pure leggerlo. A parte pure l’aver scoperto che c’è gente che si fa i profili per insultare altra gente sui social, ho pensato che deve essere davvero, ma davvero brutto fermarsi alla fatica e non andare oltre. Vedere tutto nero, marcio, senza forma né valore.

Io, ad esempio, se mi fossi arresa allo sfinimento, l’altra sera, non avrei vissuto questo momento così imperfettamente perfetto.

Eh sì, sono la mamma perfetta di una figlia perfetta, che dorme a notti alterne, mangia solo quello che le piace, se la lascio cinque minuti con qualcuno che non sia il papà (e pochissimi altri eletti) è capace di urlare a oltranza (il che fa di me, fondamentalmente, una mamma sotto sequestro) e da quando ha imparato a gattonare mi prosciuga totalmente le energie.

Una vita perfetta, eh, perfetta e noiosa.

Proprio come la volevo io.

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