Di papà che sembrano brave mamme e invece sono “solo” bravi papà

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Spesso, quando confesso a un’altra mamma di aver trascorso una serata fuori senza bimbe, lasciando le piccole con il papà, mi pare di ricevere sguardi che, di solito, sottintendono due tipi di pensieri: che fegato o che culo.
Eppure sono certa non sia né uno né l’altro. La sensazione è che, lì fuori, ci siano ancora troppe mamme da sole al comando della nave. Ma anche che non sia nemmeno tanto colpa dei papà. Da sola, al timone, la maggior parte delle mamme ci si mette da sé.
Troppe, troppissime, mamme trattano ancora i papà come supporti non molto stabili su cui far affidamento solo se proprio non c’è altra soluzione. E anche quelle (rare?) volte in cui pare che abbiano combinato qualcosa di buono, il giudizio sembra essere se il poveretto sia stato o no “una brava mamma”. E invece, magari, è stato “solo” un bravo papà.
Il fatto è che, per quanto ci si possa sforzare, nessun papà sarà mai una brava mamma. E viceversa.
Da quando siamo una famiglia (molto prima che arrivassero le nostre bambine) io e lui usiamo dividerci i compiti. Una divisione che ancora oggi, ad esempio, mi permette di non toccare un sacchetto della spazzatura per mesi e consente a lui di fare le lavatrici solo di rado.
Da quando poi siamo diventati mamma e papà, questa divisione dei compiti si è ulteriormente ampliata. Lui è quello che “aspira le caccole”, gioca con le macchinine e cucina.
Io sono quella che legge le storie, smacchia body e grembiuli e pulisce casa il più delle volte.
Se le bimbe sono malate ce ne occupiamo insieme. Io, di solito, penso a dar fuori di matto, mentre lui si adopera in uno dei mille rimedi imparati sulla propria pelle da piccolo.
Entrambi sappiamo quello che ci è più congeniale e, fin dove si può, cerchiamo di fare quello che ci riesce meglio con i dovuti scambi ed eccezioni.
Se non fosse così, probabilmente, ci nutriremmo esclusivamente di pasta al sugo e uova sode, il nostro guardaroba sarebbe diventato da tempo monocolore, (rosa magari, o forse grigio topo) e quella lampadina in bagno sarebbe ancora fulminata dal 2006.
Lui esce con gli amici, io sto con le bimbe. Io esco con le amiche, lui sta con le bimbe.
Ogni tanto usciamo insieme e le bimbe stanno con i nonni.
Non c’è alcun accordo scritto. Nessun patto stretto col sangue. Eppure, da dieci anni (e dico dieci) questa tacita divisione dei ruoli funziona.
E sapete qual è secondo me il segreto di tutto? Lui non è e non sarà mai una brava mamma. Io non gli ho mai chiesto di diventarlo. Lui è “semplicemente” qualcosa che io non sarò mai: un bravo papà! 
Oggi, io e lui, festeggiamo 10 anni di matrimonio, 10 anni di convivenza, di problemi da risolvere e gioie da condividere, di stanchezza e felicità, di alti e bassi, Ma anche, e soprattutto, di medi.
Oggi più che mai sono convinta che l’amore sia il collante che tiene insieme le nostre vite, ma che senza rispetto, senza la capacità di dar valore ognuno ai talenti dell’altro, non sarebbe rimasto più niente.
E alla fine di questo ragionamento, forse un tantino sconclusionato (che era solo poi un pretesto in più per dire a lui quanto renda bella e piena la mia vita), volevo dire che a volte basterebbe solo un po’ più di fiducia nell’altro.
Ognuno porta nella famiglia i suoi talenti, le sue unicità. Ed è ora che noi mamme lasciamo fare ai papà il loro compito senza aspettarsi che siano “brave mamme”. Per scoprire che poi sono “semplicemente” dei bravi papà

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