Due mesi e mezzo quasi tre, ovvero le cose che abbiamo in comune

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Lei, fra qualche giorno, compirà tre mesi. Tre mesi di ciccipuccettosità che hanno reso la mia vita semplicemente più bella.
E rendere la vita più bella, secondo me, è già un gran bel talento.

La domanda più ricorrente che mi fanno è “Ma non sei stanca?” con quella punta di stupore che mi fa sempre sorridere.
Stanca sono anche stanca eh, mica dico di no. Ma la verità è che l’arrivo della Sorellina mi ha come moltiplicato le energie.

Esco con lei e facciamo lunghe passeggiate. Lavoro, seguo casa, sbrigo commissioni, vedo amici, scrivo tanto, leggo (anche se prevalentemente libri di gomma che suonano, eh) e mi occupo di lei. Che poi è la parte migliore della giornata.

Occuparmi di lei mi fa sentire forte, completa, felice.

Qualche giorno fa ha fatto la sua prima vaccinazione. Un momentaccio, lo devo dire, per quanto io sia straconvinta dell’importanza del vaccinare. Qualche minuto di pianto e parecchi minuti di coccole a seguire. Dopotutto ce la siamo cavata non male e abbiamo messo un altro tassello a questo nostro rapporto tutto nuovo da costruire.

Lei cresce, impara ogni giorno cose nuove, ci conosce, si fa conoscere. Più di tutto si fa amare. E mi pare, questo, un altro bel talento.

La Marmocchia conserva la sua totale adorazione per la piccoletta e, anche se tutti mi dicono che prima o poi la gelosia arriverà, voglio credere che sapremo superarla. Certo i tentativi di smontarle gambe e braccia, mentre la coccola, persistono. Ma, chissà, magari un giorno imparerà a non trattarla come uno dei suoi bambolotti. Nel frattempo io esercito una delle abilità a me più congeniali: l’urlo di Tarzan. E svento pericoli da mattina a sera.

Di cose sulla Sorellina mi pare di averne già imparate molte. La sensazione rimane quella di conoscerla da sempre eppure scoprirla ogni giorno per la prima volta.

Questa bambina così nuova. Così diversa da me.

Lei, ad esempio, riemerge dalla nanna sorridendo. Io, quando mi sveglio, paio un grizzly.

Lei detesta cortesemente abbracci e smancerie, preferendo di gran lunga contatto visivo, a debita distanza, e parole. Tante parole.
Io mi chiuderei a doppia mandata in un silenzioso abbraccio di famiglia e ne uscirei solo per i bisogni più impellenti.

Eppure, nonostante le evidenti differenze, io e la Sorellina ce la intendiamo alla grande. Una cosa tipo Le cose che abbiamo in comune (sono 4.850, abbiamo due braccia, due mani, due gambe, due piedi, due orecchie ed un solo cervello, soltanto lo sguardo non è proprio uguale perché il mio è normale, ma il tuo, oh, è troppo bello!).

Ma soprattutto

Quando io parlo, tu parli

Quando io rido, tu ridi

Quando io dormo….

Bè…

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