#leggiAMOlo: La ferocia

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Questa. Non. Sarà. Una. Recensione. Facile.

Ho letto, insieme a Giovanna e Simona, La ferocia di Nicola Lagioia, ultimo vincitore del Premio Strega. La lettura di questo romanzo ha creato in me alti e bassi di attenzione, partecipazione, passione e fastidio come raramente mi era capitato prima d’ora. Dopo un avvio lento la vicenda ha iniziato a prendermi sul serio per poi lasciarmi un po’ delusa nel finale. In due parole potrei dirvi che ho trovato la trama avvincente, l’ambientazione credibile, la capacità di scrittura dell’autore davvero notevole. Dall’altra parte ho avuto difficoltà (dovute a un gusto del tutto personale) con lo stile dell’autore e ho sentito la mancanza di un personaggio che fosse un vero protagonista, quello da cui lasciarsi prendere per mano e condurre.

Lo stile. Fin dalle prime pagine Lagioia dimostra di conoscere la nostra lingua in maniera impeccabile. Utilizza vocaboli ricercati, costruisce frasi che sono vere e proprie perle di perfezione e bellezza, dipinge con le parole la scena dando la sicurezza di essere arrivato a quella scelta, a quella concatenazione di nomi-verbi-aggettivi attraverso un processo lungo e minuzioso, che niente ha lasciato al caso. E voi direte “acciderboli, che meraviglia”. Meraviglia è meraviglia, amici miei, se stessimo leggendo un trattato sul buon uso della nostra lingua, con esempi pratici da cui trarre spunto. Ma sicché trattasi di romanzo, dalla trama che promette fiato sospeso e colpi di scena, dopo poche pagine anziché ammirazione vi coglierà, probabilmente, lo scoramento. Per me, almeno, è stato così.

Veniamo all’utilizzo del punto. Io. Amo. L’utilizzo. Del. Punto. Amo quando il ritmo si fa serrato e un punto, al momento giusto, ti sa prendere e portare dentro alla scena, col fiato corto e l’adrenalina a mille. Però, secondo me, il ritmo concitato va riservato all’azione. Il troppo rischia di appiattire. Lo stesso vale per il linguaggio ricercato. Se avessi potuto, per farla breve, avrei detto all’autore “Sei bravo, è indubbio, lo abbiamo capito. Per dirla tutta, ci avevi già convinti al ciao (cit.). Però, Nicola caro, anche di meno andava bene uguale. Meno parole ad effetto e più concretezza. Meno punti, più virgole. Pure i punti e virgola non mi sarebbero spiaciuti affatto”. Un “less is more”, insomma, avrebbe reso la lettura più agevole.

I personaggi. Ci sono parecchi personaggi eppure, secondo me, nessuno che sia un vero protagonista. Qualcuno da amare o da odiare. Qualcuno di cui sentire la mancanza, soprattutto, a lettura ultimata.

Protagonista del romanzo potrebbe essere Clara, la ragazza morta sul cui presunto suicidio indaga l’intera vicenda, tornando sul suo passato turbolento. La vita di Clara e dei Salvemini, la sua famiglia, diventa così l’emblema di un mondo, qui nello specifico la realtà barese, moralmente corrotto, debole e così assetato di potere da lasciarsi vincere dalla violenza.

Eppure, secondo me, il vero protagonista è il fratellastro Michele e il rapporto intenso, ai limiti del morboso, che i due hanno intrattenuto nel corso degli anni. Un vero e proprio amore quello tra i due, con tutti gli alti e bassi del caso. Un amore che fa gioire e soffrire e provoca conseguenze anche devastanti sulla psiche di entrambi.

Michele è un bel personaggio. Un personaggio che fa tenerezza, muove a compassione, fa incazzare quel tanto che basta ad affezionarsi. Il suo continuo chiedere a chiunque se la sorella parlasse mai di lui mi ha davvero commossa. Anche da lui, però, avrei voluto qualcosa di più.

La trama ruota interamente intorno all’omicidio/suicidio di Clara e, per scoprire la verità, l’autore ci svela i segreti dei Salvemini, ricca e potente famiglia di costruttori baresi. Il vero pregio di questo romanzo, secondo me, è proprio la promessa del titolo. La ferocia c’è ed è descritta in tutte le sue possibili manifestazioni in maniera, secondo me, molto attuale.

“Essere gli unici a capire che qualcun altro sta affogando e i soli a non saper nuotare”.

 

 

 

 

 

Ora voi vi starete chiedendo, dopo questa serie di pensieri scollegati, “ma ne vale la pena di leggerlo sì o no?”. Sì, per me la risposta è sì. Anzi, aspetto le vostre opinioni.

E ora tutti dalle mie compagne d’avventura  Giovanna e Simona a leggere cosa ne pensano.

Il nostro prossimo #leggiAMOlo è “Tutte le strade” di Federico Longo edito da La Tana del Bianconiglio.

Vi aspettiamo!

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