Il primo anno alla primaria, aggiornamenti sparsi

scuola alessia

C’è che noi questa scuola l’avevamo inconsciamente scelta molto prima che l’idea di avere un marmocchio ci sfiorasse. Punti un quartiere residenziale di una frazione di un paese in provincia di una grande metropoli e speri che la selezione naturale faccia il resto. Fai pure più di un sopralluogo per capire che tipo di gente si aggiri per le strade. Non c’è dubbio: la scelta è quella giusta.

Allora concentri le attenzioni sul piccolo centro scolastico appena costruito, con un giardino favoloso, in un contesto piacevole. E ci piazzi casa un po’ come da piccola facevi con Parco della Vittoria: con la cieca convinzione di fare un buon investimento. Che poi, diciamocelo, non è che Parco della Vittoria fosse tutta sta convenienza.

E poi succede che quando arriva il primo anno di primaria non è esattamente come lo avevi immaginato. Lode alle maestre che si stanno a fare il mazzo, eh, ma qualcosa ancora non torna.

Non è più una sola maestra, ecco, ma sono due. Sole. Due maestre sole. E siamo punto e a capo. Perché se in classe, nonostante la sperata selezione naturale, ti ci ritrovi un elemento a dir poco problematico (per quanto ti sia appassionata al caso umano) se non c’è compresenza puoi avere anche dieci maestre, ma sempre dieci maestre sole resteranno. Una maestra, 24 bambini, 1 caso disperato. Non è una proporzione umana.

E allora bisogna lottare, su più fronti. Bisogna lottare con il provveditorato perché aumenti le ore di sostegno e compresenza. Bisogna lottare con il sistema sanitario che restituisca le ore di terapia, concesse e poi sottratte e chissà poi perché, per il nostro caso disperato (che ormai la disperazione è diventata un po’ di tutti). Bisogna lottare, sempre e comunque.

Io, ad esempio, non contenta delle lotte ufficiali, mi sono imbarcata in una guerriglia parallela: l’abolizione del regalo di Natale alle maestre in favore di materiali e giochi per i bambini. Partivo senza speranze, ve lo dico. E invece… Ci sono state defezioni, sommosse popolari, tentativi di ammutinamento ma alla fine: ho vinto! Non è meraviglioso partire per guerre assurde e uscirne vincitori?

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E poi c’è lei. Inamovibile nella sua ferma convinzione che la scuola è proprio una figata. Che si sveglia il sabato mattina presto perché è impaziente di fare i compiti e poi, quando finisce, mi dice “ma mamma, di già? sicura che non c’è proprio altro da fare?”. Che duri il più a lungo possibile, ve ne prego!

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E sta imparando tantissimo e ne va troppo fiera. E inizia a leggere e impara a scrivere e ogni volta è una sorpresa enorme.

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Certo uno impara a scrivere e con cosa sente il desiderio immenso di cimentarsi in autonomia? Ma con le principesse Disney no? Ma un, che ne so, “mamma ti amo” no eh?

Ma comunque, oggi avremo il primo colloquio con le maestre e lei è impaziente e agitata, ma non sa quanto lo sono io. In queste settimane ho scoperto un nuovo significato dell’essere mamma, che mi spaventa e mi gratifica. Firmare il diario, controllare i quaderni, fare insieme i compiti, parlare con le maestre. Robedamamma sì, ma pure robedagrandi direi.

Crescerò. Cresceremo.

Intanto ci viviamo questo primo anno di primaria respirandone a fondo ogni momento. Bello, brutto, difficile o gratificante che sia.

Il disegno in apertura è di MadeByUs ed è ormai il logo personalizzato di quest’avventura alla scuola primaria, così come la immaginiamo e la vorremmo noi.

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