Una storia nel cassetto

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Ho partecipato a questo concorso letterario indetto dall’Associazione Milanosud. Non è la prima volta, a dire il vero.

Solo che quest’anno è andata davvero meglio di quanto potessi sperare. Primo posto per la giuria popolare, ovvero per i lettori della Biblioteca di Chiesa Rossa (che, tra l’altro, è una delle biblioteche più belle di Milano e vi consiglio di visitarla). E un secondo posto per la giuria di Milanosud.

Vi posso dire la gioia? Ho vinto un abbonamento a teatro e un pacco di libri nuovi di zecca. Ora, immaginate cosa potrebbe esserci di più bello per una che legge e respira in egual misura. La felicità!

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Che poi la cosa più bella della serata è stata ridere con le amiche, firmare autografi facendo finta che fosse per sul serio, e ridere ancora di più.

E poi la gente che ti dice “brava”. Pensare che hanno perso tempo a leggere una cosa che hai scritto tu e si sono pure presi la briga di venirtelo a dire. Quella signora che mi ha detto “ho pianto tutto il tempo leggendo il tuo racconto”, che non lo so se era un complimento, ma io ne ho preso atto e ho detto grazie. L’attrice che lo ha letto ad alta voce, che è stato il regalo più bello di tutti. La gente che ascoltava, io che a un certo punto avrei preso ad abbracciare tutti, ma poi però mi sono trattenuta.

E respirare la stessa aria di chi nella vita ha un po’ i miei stessi sogni, i miei stessi piaceri. Leggere le parole degli altri, i loro racconti, e trovarci in ognuno un pezzo di vita.

Tutto questo per dirvi che se anche voi avete un cassetto pieno di storie, sogni, desideri ecco forse aprirlo non è una cattiva idea. Male che vada avrete fatto un gesto coraggioso e avrete preso coscienza di quello che davvero amate nella vita.

Vi lascio l’incipit del mio racconto che trovate nella raccolta “Una storia nel cassetto” con ben 13 racconti premiati dalla doppia giuria. La raccolta è in vendita presso l’Associazione MilanoSud (e in qualche altro posto che ora mi sfugge, ma sul sito e sulla pagina Facebook dell’associazione troverete a breve i dettagli).

L’Istituto

“Non mi muoverò di un solo centimetro, giovanotto” disse la donna continuando a cullarsi sulla vecchia sedia a dondolo, che cigolava nonostante il suo esile peso.

“Se il palazzo viene giù, vorrà dire che affonderò con lui.”

Il giovane pompiere stava alle spalle dell’anziana, dall’altro capo della stanza, indeciso sul da farsi. Fissava incredulo quella crocchia bianca di capelli andare su e giù ritmicamente, noncurante dello scenario apocalittico che la circondava.

C’erano macerie ovunque e piccoli tizzoni di fuoco ancora accesi qui e là. Le fiamme avevano dilagato per ore all’interno dello stabile, ormai disabitato da anni, prima che un passante lanciasse l’allarme.

La donna guardava fuori dalla finestra i cui vetri giacevano a terra in frantumi.

“Ora vengo a prenderla e la tiro fuori da qui. Che lei lo voglia o no!” Aveva detto il pompiere iniziando a muovere i passi incerti verso l’anziana. Il pavimento scricchiolava rumorosamente sotto gli stivali. Il ragazzo iniziò a sudare freddo.

“Giovanotto” disse la donna senza voltarsi, “le consiglio di avventurarsi fin quaggiù solo se ha intenzione di restarci.”

E scoppiò in una risata cavernosa, a tratti strozzata. 

Sebbene non l’avesse vista che di spalle, al pompiere non era sfuggito quel suo modo strano di parlare. Ogni sillaba veniva trascinata a lungo mentre la testa si contorceva come in preda a uno spasmo. Le parole ne uscivano come sputate fuori in suoni distorti.

“Adesso basta!” urlò il pompiere in piedi in mezzo alla stanza, col pavimento sotto gli stivali che pareva fatto di carta crespa. Urlò più per paura che per altro, pensando alla voragine che si sarebbe potuta aprire all’improvviso sotto i suoi piedi, scaraventandolo al piano di sotto o, peggio ancora, al pian terreno. Sei piani più in basso…

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