#leggiAMOlo: La Biblioteca più piccola del mondo

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La biblioteca più piccola del mondo di Antonio G. Iturbe è una storia vera. Più precisamente è la vera storia di come si esce vivi dall’orrore aggrappandosi a un’unica speranza.

“Ad Auschwitz vivere è un verbo che si coniuga solo al presente.”

“Ad Auschwitz il tempo non corre, si trascina.”

Otto libri nel bel mezzo dell’orrore, formano la biblioteca più piccola che esista al mondo. Una bibliotecaria quattordicenne di nome Edita, Auschwitz, i detenuti. Con questi pochi elementi Antonio G. Iturbe costruisce una storia intensa e sconcertante (sconcerta ancor di più scoprire che è una storia ispirata a fatti realmente accaduti).

Auschwitz-Birkenau, gennaio 1944. Il trentenne ebreo Alfred Hirsch ha fatto sorgere una scuola segreta, all’interno del blocco 31, l’unico in cui vivono i bambini nel campo di concentramento. Poco più di una stalla, sia chiaro, ma Hirsch, il capoblocco, ha convinto i nazisti che uno spazio per i bambini permetterà ai genitori di lavorare meglio.

La condizione è che giochino e basta. L’insegnamento di materie scolastiche è proibito.

I nazisti non sanno dunque della scuola. Delle lezioni sussurrate all’orecchio per non farsi scoprire. Non sanno degli otto libri, la piccola biblioteca del blocco 31.

I libri sono oggetti pericolosi, fanno pensare. E quando i nazisti li trovano, li bruciano. Se sapessero che all’interno del blocco 31, nascosti sotto le assi di legno del pavimento, ci sono otto volumi sopravvissuti per miracolo (seppur vecchi, squadernati, strappati, a pezzi), sarebbe una vera tragedia per i detenuti. Lo sarebbe per Freddy Hirsch, e ancor di più per Edita Alderova (Dita), quattordicenne cecoslovacca protagonista di questa storia, che si è presa la grande responsabilità di fare la bibliotecaria o, meglio, l’infermiera dei libri.

“Uno accanto all’altro i libri formano una fila cortissima, una modesta parata di veterani. Ma in questi mesi, grazie a loro, centinaia di bambini (…) si sono avventurati nei labirinti della fantasia, riuscendo a vivere molte vite diverse. Niente male per una manciata di vecchi libri.”

Rischia grosso Dita e lo sa bene. Ma i libri per lei sono tutto.

“Iniziare un libro è come salire su un treno che ci porta in vacanza.”

I libri sono il suo unico appiglio per tenere accesa la speranza.

“Dita sospira aggrappata ai suoi libri. La sua infanzia è finita quel giorno (…) perché quello il momento in cui ha smesso di avere paura degli scheletri e delle vecchie storie di fantasmi e ha cominciato a temere gli uomini.”

E in questo clima di terrore, la ragazza deve fare i conti con eventi decisamente troppo grandi per le sue spalle e per la sua età. Il dottor Morte (Josef Mengele), ad esempio, che la osserva e le sta col fiato sul collo. La perdita del padre. La rinuncia all’infanzia, più di tutto. Oltre alla solitudine e alla paura.

Tra gli otto titoli salvati, Dita si affeziona particolarmente a Il buon soldato Švejk. Un titolo non ritenuto idoneo per la sua età ma nel quale trova un appiglio per ridere. Per ridere della guerra, soprattutto (se non lo avete letto, ve lo suggerisco).

Ci sono personaggi bellissimi in questo libro, volti tragicamente noti (sul finire anche le sorelle Frank, per fare un esempio). Pensare che davvero abbiamo vissuto una realtà così tremenda come quella di Auschwitz apre la porta a mille sentimenti diversi. C’è la rabbia. C’è l’indignazione. Un po’ di vergogna, anche, davanti a vite così dure che hanno saputo non perdere la speranza.

L’appendice del libro è un vero gioiello in cui vi verranno svelati i retroscena della stesura: com’è nata l”idea, l’incontro dell’autore con Edita in persona, e cosa ne è stato dei protagonisti dopo la liberazione del campo.

“Quando non si può sognare il futuro, si può sempre sognare il passato.”

Per essere sincera potrei parlare di questo libro ancora per ore. Mi fermo qui e vi faccio due inviti. Il primo è quello di leggere la recensione di Giovanna che troverete oggi stesso sul suo blog.

Il secondo è quello di unirvi a questo sgangherato club di lettura senza fissa dimora, condividendo sui social o sui nostri blog i vostri pensieri sui libri scelti per #leggiAMOlo (qui trovate i libri letti fino ad ora).

Il prossimo libro di lettura è “Il secondo momento migliore” di Valentina Camerini, che sarà il nostro #leggiamolo estivo. Ci vediamo dopo le vacanze per parlarne insieme!

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