Storia di una finestrella

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È spuntata una finestrina

Su quella faccina così carina.

Mamma, mi dondola un dente, disse lei un pomeriggio come tanti all’uscita da scuola.

La madre perse parecchi anni di vita in quel momento, acquistando capelli bianchi in misura direttamente proporzionale.

Ma com’è possibile? Di già? rispose, tentando di mascherare il figlia, figlia mia che le campeggiava in bella vista sulla fronte.

Col passare delle ore la piccola s’inorgogliva sempre più del suo dentino traballante.

La madre, che da sempre accoglieva i segni di crescita della figlia così come le popolazioni della costa l’arrivo di un nuovo uragano, abbozzava sorrisi mentre si documentava sui metodi  per ritardare il più possibile la caduta di quel primo dentino da latte.

Non trovando alcunché di valido, optava per ignorare il problema e con lui la figlia, che ogni trenta secondi le mostrava le peripezie che poteva far compiere a quel dentino dondolante con il solo movimento della lingua (che schifo, tra l’altro).

Pochi giorni dopo, ahimè, il dente decise che s’era fatta l’ora di abbandonare la bocca marmocchia. Salutò i compagni, augurò a tutti buona fortuna e con un gesto secco si chiamò fuori.

La piccola fu così felice, ma così felice, e si trovò carina, ma così carina, con quella finestrella aperta in bocca, che passò una buona mezzora a contemplarsi compiaciuta nello specchio.

La madre, che nel frattempo stava ultimando il testamento, guardò la sua bambina. Felice, ma così felice, e la trovo carina, ma così carina, che non poté trattenere un sorriso.

Salvo poi guardarle in bocca e mezzo svenire alla vista di quel gengivone vuoto dal quale spuntava orgoglioso un nuovo dentino. O meglio dentone. L’orrore.

E la tenerezza.

Insieme scelsero la scatolina nella quale il dente andato avrebbe atteso l’arrivo della fatina dei dentini, e lo riposero con cura lasciandolo ai piedi del letto.

Quella sera la madre raccontò alla figlia storie (piuttosto confuse) di fatine e topolini (incartandosi più volte, a dire il vero), di bimbi che crescono e traguardi importanti.

Poi, quando la piccola si addormentò, valutò col padre le quotazioni di quel primo dente e insieme decisero che, al cambio corrente e considerata la crisi, una monetina da due euro avrebbe potuto celebrare bene quella tappa così importante.

Decisero di non far sparire il dente ma di lasciarlo sotto la moneta, così che la piccola potesse trovare entrambi al suo risveglio. Il perché lo fecero non era chiaro nemmeno a loro, ma gli fu estremamente chiaro il perché, invece, non avrebbero mai dovuto farlo, quando la mattina seguente, pressoché all’alba, si trovarono a rovistare nel cestino dell’indifferenziata per recuperare il dentino gettato via senza saperlo dalla figlia.

Da allora il dente recuperato giace avvolto in un fazzoletto, nell’attesa di una collocazione. Poiché però, tutti e tre, trovano abbastanza ripugnante l’idea di conservare un dente morto, non è detto che nel cestino non ci ritorni di nuovo e per sempre.

Si è aperta una finestrella

sulla tua faccina bella.

Pian piano crescerà un dentino

che coprirà questo buchino.

Diventa grande la piccolina

somiglia già a una signorina.

Per mamma, però, questa donnina

resterà sempre la sua bambina.

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4 comments to Storia di una finestrella

  • Luca Anastasia Corso via Facebook  says:

    E si anche se i figli crescono per noi mamme restano sempre i nostri piccini

  • Robedamamma via Facebook  says:

    Hai ragione!! E le tue “piccine” come sono andate agli esami??

  • Luca Anastasia Corso via Facebook  says:

    Una ha finito e l altra questo venerdì da anche lei l orale
    Comunque per ora bene grazie

  • Robedamamma via Facebook  says:

    Evviva!!! Chissà che emozione!

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