Un po’ meno di mille

IMG_6195Ho scoperto di avere un problema col vivere un po’ meno che a mille.

Non è facile stare vicino a chi soffre, indipendentemente dal tipo di legame che ci unisce. Tendiamo a farlo pensando a cosa farebbe stare meglio noi. Che il più delle volte non funziona per nessun altro, oltre noi, ovviamente.
Ognuno prova a farlo a modo suo. C’è l’amica che sta in silenzio, quella che cerca di distrarti con aneddoti della sua vita che in altri momenti troveresti pure interessanti (in questo momento, molto onestamente, non te ne frega davvero una mazza). Quella che ti manda messaggi con ogni mezzo tecnologico conosciuto, scadenziandoli perché coprano l’intero arco della giornata, quella che posso chiamarti (io che il telefono lo odio pure quando sono al settimo cielo, dai perché vuoi farmi questo?) quella che ci sono passata, quella che ti trovi tu a consolare lei (su, vedrai che passerà presto), quella che pensavi ti conoscesse meglio, quella che non speravi ti capisse così bene.

Sbagliano tutti e non sbaglia nessuno (io però ho apprezzato ogni singolo sforzo, davvero). La verità è che quando capitano eventi dolorosi (soprattutto se irreversibili) nessuno può farci nulla. Meglio sarebbe prenderne atto in silenzio.
Dicono solo il tempo possa guarire. Siamo sicuri? Non so, magari ve lo dico fra un po’.

Ho scoperto di avere un problema col vivere un po’ meno che a mille, dicevo. Odio decelerare. Odio gli eventi che non dipendono da me. Stare con le mani in mano nell’attesa che passi. Io ho bisogno di fare, di sistemare. Qualcosa si rompe? Devo aggiustarla. Subito. Con le mie mani. Un progetto naufraga miseramente? Devo prendere carta e penna e  stilare immediatamente  un piano B. Di mio pugno. Col rischio di vederlo affondare di nuovo. Che almeno se sbagli puoi sempre dire c’ho provato, non è andata, pazienza ci riproverò. Ma rimettersi agli eventi no, non lo tollero proprio.

E odio non sorridere. Odio il male che fan le mascelle quando ti sforzi di farlo dopo parecchio tempo e ti trovi a pensare ma quanto cazzo è che non rido?. E ti senti sconfitta un poco di più per il tempo che hai perso a tenere il muso.

È un periodo duro. La buona notizia è che pare io sia più dura di lui. Ci provo, almeno.

Una delle cose migliori che mi hanno detto in questi giorni è stata Non ho parole!

Il che è perfetto, ho risposto, perché io non ho voglia di ascoltare niente in proposito.

Cancellerò marzo, se non vi dispiace. Voi però potete tenerlo, anzi spero sia stato un mese da ricordare. Magari, se vi va, mi dite i vostri motivi di gioia. Ne faccio una scorta per i momenti di magra. A esser felice per gli altri sono una dannata professionista, devo ammetterlo. È un talento, credo. Uno dei pochi che ho. Cioè, godo proprio a vedere la gente che ce la fa.

Del mio marzo conserverò tre cose (meglio di niente, no?).
Una lunghissima passeggiata nella mia città, che mi ha portata fin dentro al giardino della mia infanzia.

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Una canzone mandata da un’amica che mi ha dato quattro minuti di pace nel momento in cui ne avevo più bisogno.

Quel magnifico gruppo di auto-aiuto che siamo noi tre. Che quando le cose si mettono male ci si stringe così forte che tutto il resto non può entrare a farci male, nemmeno se si arma fino ai denti.

Si va avanti. Zoppicando, ma si va. Ho scalato le marce e cercherò di moderare la velocità di crociera ancora per un po’. Devo imparare che non tutte le giornate si possono vivere a mille. E non farmene una colpa. Capita. E a volte quando rallenti riesci a cogliere sfumature che fino a ieri ti erano sfuggite. Vedete, c’è sempre un lato positivo. Anche se a volte ci vuole un po’ per trovarlo.

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11 comments to Un po’ meno di mille

  • Paola  says:

    🙂

  • Federica MammaMoglieDonna  says:

    Io non so cosa ti stia succedendo, ma ti mando un abbraccio, così sulla fiducia!

    • robedamamma  says:

      E io mi prendo l’abbraccio e pure la fiducia e ricambio pure! 😉

  • 1 kg di costanza  says:

    Non sono una sostenitrice del lato positivo a tutti i costi anzi, sono più una da piangi e disperati che ti fa bene. Solo ora mi accorgo di non avertelo detto in questo marzo da dimenticare. Cosa ne dici, Valeria, di piangere un po’ e disperarti? Hai tempo fino al 31 di marzo.

    • robedamamma  says:

      Ma sai che, senza saperlo, mi ero già portata avanti? Ah ah però ne approfitto della promozione e vado avanti fino al 31 mi sa! E comunque: grazie (soprattutto delle numerose distrazioni letterarie che mi hai regalato!) baci!

  • AliceInNewland  says:

    Vale…non so cosa sia successo e non lo voglio sapere, visto che mi sembra di capire che non ti va di parlarne. Ti dico solo che ti sono vicina e che ti abbraccio tanto. Che poi, di abbracciarti tanto, ne avrei davvero una voglia matta.

    • robedamamma  says:

      A chi lo dici! Ma il 16/17 maggio ci sarai al Mammacheblog? Abbraccio con rincorsa?

  • Mamma avvocto  says:

    Marzo lo archivio anche io per motivi, ahimè, temo simili ai tuoi.
    Un abbraccio e l’augurio che il tempo aiuti davvero.

    • robedamamma  says:

      Lo stesso augurio a te! Un abbraccio

  • Il mio Marzo fotogafico. #instagram 3/14  says:

    […] 24marzo Un po' meno di mille […]

  • Claudio  says:

    Io piango un po’ nella sera ormai tiepida di primavera e lascio che la fatica e tristezza scendano giù nei tombini. Piango al bisogno che avrei di ridere ed essere felice. Poi rientro a casa, tra le 4 mura, e mi godo la famiglia, la mia compagna e le due creature. Basta questo. Tanti progetti, ma alla fine conti, oggi conta tornare a casa. Basta così. E vivere con lentezza quasi necessaria.

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