Vi confido un segreto

Da sempre ho una tendenza piuttosto immotivata e decisamente incontrollabile a confidare le mie preoccupazioni soltanto nel momento in cui queste… non mi preoccupano più.

Faccio così ogni volta che sono spaventata per qualcosa che mi riguarda: mi rinchiudo nel più drastico silenzio stampa. E più la preoccupazione è grande, più il silenzio è totale. E più ci si avvicina al momento della verità, meno parole escono da questa bocca.

Passata l’ansia, poi, è tutto un messaggiare, telefonare, cinguettare.

Sai, sono stata molto preoccupata nei giorni scorsi. Ora è passata, ma se vuoi ti racconto il perché.

A questo punto il mio interlocutore può formulare solo due tipi di pensieri:

Epperchecavolo non me lo hai detto prima? (se mi vuole molto bene ed è sinceramente interessato alla mia vita).

Epperchecavolo me lo vuoi raccontare ora? (se gli frega na’ cippa di me e delle mie preoccupazioni e il silenzio stampa sulle mie angosce gli andava molto più che bene).

Ma non c’è niente da fare, perché a quel punto sono un fiume in piena. Provateci a cambiare discorso, che tanto in meno di tre secondi vi riporterò sulla retta via, costringendovi ad ascoltare cose di cui, sia nel primo che nel secondo caso, non fregherà più niente a nessuno.

Sono così da sempre. E non credo che cambierò, se è per questo. In generale però, se posso essere sincera, non ve lo consiglierei.

Pensateci . A chi giova? Non a me che mi ritrovo a crogiolarmi da sola nella preoccupazione più fosca (ingurgitando litri e litri di Rescue Remedy) né a chi mi sta accanto. Che non può confortarmi quando ce ne sarebbe bisogno e deve sorbirsi il racconto a posteriori in maniera passiva e totalmente priva di utilità.

Vabbè, tutto ciò per dirvi che per giorni sono stata preoccupata a livello da silenzio tombale per un cavolo di mal di schiena che mi porto appresso da mesi. Ho atteso il referto in silenzio. In silenzio, e da sola, me lo sono andata a ritirare. In coda ho pensato che sono proprio un’idiota. Che avrei dovuto chiedere a qualcuno di venire con me. O meglio, avrei dovuto aspettare l’uscita della Marmocchia dall’asilo e venirci con lei.

Si sarebbe messa a correre su e giù per i corridoi facendomi urlare (sottovoce) come una matta. Mi avrebbe raccontato la sua giornata a scuola senza prendere fiato nemmeno una volta. Mi avrebbe chiesto mille volte in pochi minuti “Quando tocca a noi? Ora? E ora? E ora tocca a noi? Ma quando tocca a noi?”. Sarebbe stato meraviglioso e totale il modo in cui mi avrebbe distratta. E alla fine avrei avuto qualcuno da abbracciare. Perché poi ti viene sempre voglia di abbracciare qualcuno.

E invece mi sono seduta da sola su una panchina fuori dall’ospedale, forse nel primo vero giorno di primavera. Mi sono guardata attorno e ho pensato che la vita è proprio un bel posto in cui stare. Che nonostante le fatiche, i piccoli problemi, i sogni che sembrano non realizzarsi mai, a me vivere piace.

Così, giusto per puntualizzare.

Ho scritto al Ninnatore: tutto a posto, pare niente di grave.

Ho chiamato mamma e papà per leggere il referto: Papà, senti un po’, te che te ne intendi di acciacchi, vedi se capisci che c’è scritto.

Ho mandato sms e whatsappate a tutti quelli che conosco: Tutto bene, niente di preoccupanteScusa ma chi sei? Non ho il tuo numero in rubrica.

Ops. Che forse poi a volte esagero proprio.

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2 comments to Vi confido un segreto

  • Alice555  says:

    Vale non ti preoccupare è solo.. l’età!
    (bacibacibacibacibaci)

    • robedamamma  says:

      Me lo ha detto anche la mia dottoressa. E ha rischiato un’entrata in scivolata sulle gengive! Per dire. 😉 bacibacibacibaci a te!

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