L’annosa questione del “tu da che parte stai” e la diffusa pratica delle spallucce

Quando mi chiedono Ma tu da che parte stai? fatico sempre a rispondere. Ho sempre creduto nella libertà d’opinione, nella capacità di cambiare idea, ma soprattutto nel rispetto del pensiero altrui. Anche quando non lo comprendo. Anche le volte che non lo condivido. Così mi hanno insegnato a fare i miei genitori. Così provo a fare io.

Cerco sempre di capire le motivazioni che alimentano un’opinione. Anche quando questa diventa cieca convinzione o estrema presa di posizione, che non ammette repliche. Non sempre ci riesco. Ma almeno ci provo. Mi metto in dubbio e vado in crisi almeno una volta al giorno. Non so se questo sia davvero funzionale alla crescita e all’apertura verso il prossimo. Di certo è funzionale alla perdita di sonno e di serenità. Ma tant’è.

Quando mi chiedono Ma tu da che parte stai? tento sempre di motivare la risposta. Se la risposta non è motivata forse non ho ancora preso una parte. O forse semplicemente reputo non ci siano parti da prendere, ma solo opinioni da condividere. Nell’uno e nell’altro senso. Mancanza di personalità? Idee poco chiare? Non credo. Ma meglio dell’arroganza di spacciare la propria come verità assoluta, no?

Quando mi chiedono Ma tu da che parte stai? è ovvio che dalla mia risposta possa nascere una discussione. Se questa è sana e si basa sul reciproco, ed educato, scambio di pensieri, che mi faccia intravedere la possibilità di imparare qualcosa di nuovo, allargare le mie vedute e crescere, allora io discuto. Sempre e comunque. Anche fino allo sfinimento.

Non importa quanto sia grande la divergenza di opinioni e tanto più non è importante se alla fine della discussione l’ampiezza è rimasta tale. Perché dal libero scambio di idee si può sempre trarne un profitto.

Ma quando davanti a me trovo un muro di supponenza, mancanza di rispetto e totale incapacità d’ascolto, allora io sto zitta e faccio spallucce.

Faccio spallucce davanti alla prepotenza e all’arrogante presunzione di avere in mano l’unica verità condivisibile.

Faccio spallucce davanti all’ottusità che porta a disconnettere l’udito nella cieca convizione che niente di quanto detto dall’altra parte possa essere degno di ascolto.

Faccio spallucce davanti a chi crede fermamente che la ragione sia dalla parte di chi “urla” di più e che i toni pacati appartengano invece a chi sa di avere torto. Cari miei, quanto sono convinta che sia proprio il contrario non starò qui a spiegarlo.

Faccio spallucce consapevole che con le spallucce non si cambia il mondo. Ma io le faccio lo stesso. Proprio come mi ha insegnato lei, che ha la capacità di riconoscere, e con una certa precisione, quando vale davvero la pena di “schierarsi contro” e quando no.

Faccio spallucce come fa lei quando un prepotente le ruba l’altalena da sotto il sedere, qualcuno rifiuta il suo abbraccio o le rivolge parole cattive.

Faccio spallucce e sogno per lei un mondo diverso, più tollerante e disposto all’ascolto. Un mondo in cui le spallucce non servano più.

Per ora, però, faccio spallucce.

Faccio spallucce e poi la notte non dormo. E forse qualcosa nella tecnica si può ancora migliorare.

Nota: riflessione da archiviare alla voce Anche le blogger hanno un’anima.

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8 comments to L’annosa questione del “tu da che parte stai” e la diffusa pratica delle spallucce

  • Irene  says:

    Da irriducibile pasionaria, che parte lancia in resta in questioni di principio sprecando un’infinita di energie, ti dico che le spallucce hanno un loro perché…

    • robedamamma  says:

      E tutto sommato sono anche un grande risparmio di energie quando proprio non ne vale la pena!! 🙂 buona serata e.. non pensiamoci, va!

  • Michela  says:

    Il mondo si divide fra chi vuole fare bene e chi vuole vincere. È molto raro che due che appartengono a categorie opposte pervengano alla stessa conclusione. Quando si dice “non vale la pena di discutere con certe persone” non è la consolazione della volpe che non ci arriva, è la constatazione che si sta parlando di due cose differenti: lavorando insieme a qualcuno su qualcosa si possono fare cose bellissime, Discutendo con chi vuole solo vincere gli si offre un’occasione per autoascoltarsi e un affilaunghie d’allenamento, ma non si costruisce niente. Le persone come te sono migliori e degne di più rispetto. Dormi, che il sonno fa bene alla pelle, e al mattino splendigli in faccia 🙂

    • robedamamma  says:

      Sai Micky, hai fatto proprio centro. Chi vuole vincere e far proseliti spesso dimentica quello che sta alla base di un sano confronto, rendendo davvero inutile la conversazione. Un po’ mi vien da dire “peccato” e un pò “machissene…”. In entrambi i casi accetterò il tuo consiglio. Che alla pelle ci tengo! 😉 Un abbraccio e grazie del tuo bellissimo commento.

  • Lorenza  says:

    Io ogni tanto mi lancio alla don chisciotte, e poi non dormo lo stesso di notte. Come vedi, il risultato non cambia!! 😉

    • robedamamma  says:

      Ah ah, hai ragione! Chissà se dall’altra parte ci saranno problemi d’insonnia… Chissà perché son quasi certa di no! 😉

  • Trooooppo sensibili  says:

    […] e bene a tutti, amici, e mentre cerchiamo di cambiare il mondo vi ricordo che far spallucce può essere un ottimo […]

  • nuovamamma  says:

    Credevo fosse sufficiente essere corrette, giuste e per bene.
    Bene,anzi male ho sbattuto forte ma davvero forte forte contro un assunto semplice che davvero non fa una grinza:
    del tuo eventuale saper far bene, e della tua coerenza ce ne sbattiamo le p…
    “A noi ci piace” una che ci mostri le sue difficolta’ , che abbia un aspetto patetico in modo da venirle incontro, aiutarla e… ricattarla subito dopo aver mostrato il tuo aspetto umano.
    Ergo, se sei una che…”megghiu a’nvidia ca’ petà” sei una stronza, ma la parte divertente è che lo sei anche per quelli dalla cui parte ti sei schierata perché parte debole.
    Ho imparato che… SPALLUCCE è MEGLIO, solo che non vedevo l’ora d’insegnare alla marmocchia ad essere una donna coerente, gentile ed avere sensibilità e rispetto per la gente con cui ti relazioni.

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