Robedamamma capitolo 14: di quando ho scoperto che i nani a tre anni fanno già i provoloni

Lei si presenta con abitino fucsia, cerchietto con fiocco e ballerine minnie style (alle quali peraltro la sottoscritta sta facendo il filo dal dì dell’acquisto). L‘outfit è interamente scelto da lei (in virtù dell’acccordo per cui io le lascio scegliere i vestiti e lei mi  promuove mamma del secolo, dimezzando i miei doveri morali nei suoi confronti, ricordate?).

Al parco sotto casa incontra un compagno di classe. Trattasi di nano che aveva già in precendenza messo un’opzione sulla Marmocchia così, tanto per stare tranquillo.  Lui, forse abituato a vedersela alle otto di mattina con le vuitton sotto gli occhi, la reattività di un bradipo annoiato e la divisa ufficiale dell’asilo (nel nostro caso magliettaccia in tinta col colore della classe e leggins pantegana) abbassa gli occhiali da sole scuri da vero macho per osservarla, dapprima incuriosito, poi leggermente incredulo, infine vagamente attizzato. E mentre rimesta la mano nel sacchetto di patatine abbozza dei movimenti ondulatori che, non ne sono sicura, ma parrebbero proprio un balletto.

Sei bella, le dice, suscitando reazioni opposte nei due esseri di genere femminile presenti. La grande quasi collassa. La piccola invece dà prova di possedere un certo aplomb, di cui per inciso la grande non era a conoscenza. Una scossa alla fluente chioma, un paio di sbattute di ciglia e via giù dallo scivolo.

Ammazza che tecnica: ammicca e poi fugge via.

Lui rimane impassibile. La manina che continua a frugare nel pacchetto di patatine ormai vuoto. L’occhiale scuro a coprire lo sguardo. L’onore forse è salvo. O forse no.

All’improvviso l’intero parchetto risuona di una vocina squillante che ben riconosco:

Mattia G. (nome e cognome, eh, perché il riconoscimento avvenga senza indugio alcuno) mi ha detto che sono bella – urla la nana, sferrando un attacco mortale all’autostima del piccolo Tony Manero e gettando probabilmente le basi di quello che sarà il rapporto col genere femminile del piccoletto da qui ai prossimi cinquant’anni circa.

Poi un va be’ e corre di nuovo via.

Lui alza le spalle. E va bè. Pure lui. E decide che è l’ora di calarsi di mazzate immaginarie con il suo alterego altrettanto immaginario.

Io, che in disparte osservavo la scena, mi unisco mio malgrado all’ e va be’ generale.

Va be’ a sto coso un pelo sopra al metro che fa lo splendido  con la mia bambina.

Va be’ a lei che, senza dirmi niente, è diventata modaiola, vanitosa e anche un po’ acidella.

E va be’ a me, che pensavo di poter gestire la sua socialità (o l’ eccesso della stessa) con compostezza e pacata partecipazione.

No perchè la tentazione, così a caldo, è stata quella di accoppare il nano provolone e rinchiudere mia figlia in cameretta fino al compimento dei 42-43 anni (mese più, mese meno).

Ma che volete farci, è ancora piccola e inesperta, si farà. (Ovviamente parlavo di me)!

 

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2 comments to Robedamamma capitolo 14: di quando ho scoperto che i nani a tre anni fanno già i provoloni

  • Lucia  says:

    Ciao! Ancora complimenti per il bellissimo, utilissimo ma anche divertentissimo blog!
    Se ti può consolare, un giorno al nido, sul cartellone con le foto delle attività fatte, ho trovato una foto di mio figlio (di 18 mesi circa, all’epoca) che baciava sulla bocca una sua compagnetta!!! E quando il bacio glielo chiedevo io, si faceva (e si fa tuttora) pregare!! 🙂

  • robedamamma  says:

    Ah ah, appunto!! grazie della visita, a presto!

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