Through the window – un racconto

La mia prima casa affacciava su di un enorme cortile comune. Un’incredibile distesa di verde che correva fino al limite invalicabile della ferrovia. Le mura di cinta, che salvaguardavano le rotaie, segnavano il punto oltre il quale il nostro sguardo non avrebbe potuto indugiare. Di fatto nessuno di noi bambini sapeva cosa ci fosse al di là della ferrovia.

Ogni tanto qualche ragazzetto spavaldo si spingeva più in là di quanto il buonsenso, e i suoi genitori, gli avessero raccomandato. Noi piccoli lo guardavamo terrorizzati e, a dire il vero, anche un po’ eccitati, mentre veniva inghiottito dal verde, lì dove l’erba si faceva più alta. Col fiato sospeso tendevamo l’orecchio all’orizzonte, finchè il silenzio non veniva interrotto da uno sferragliare ritmato, dapprima lontano e poi via via sempre più vicino. Il fischio della sirena annunciava un imminente passaggio e metteva in fuga anche i più audaci.

Sbuffando il treno entrava nel nostro campo visivo e percorreva la linea d’orizzonte ad una velocità che, a noi bambini figli di quei tempi lenti, pareva davvero pazzesca. Infine, uno alla volta, i vagoni venivano inghiottiti dal cielo, lasciando una piccola nube che andava pian piano dissolvendosi.

Era allora che dall’erbacce incolte vedevi sbucar fuori quei birbanti. Paonazzi in volto e con l’adrenalina a mille ci raggiungevano orgogliosamente fieri di aver dato prova del loro immenso coraggio.

Erano tempi speciali quelli. Tempi in cui potevi ridere sdraiato sul prato, le braccia larghe, lo sguardo al cielo; correre fino a non avere più fiato, cadere e rialzarti in un attimo, con le ginocchia sbucciate e l’anima più leggera; scoprire un fiore diverso da tutti gli altri, spuntato così per caso, senza che nessuno ce lo avesse piantato. Giocare a mosca cieca, rialzo, palla prigioniera, strega comanda color. Cantare le canzoni a squarciagola, trovare angoli segreti in cui seppellir tesori e credere che quel cielo, azzurro così com’era, così azzurro lo sarebbe stato per sempre.

Per noi bambini del cortile il mondo finiva lungo le mura di cinta della ferrovia. Non ci era permesso avvicinarci e, in ogni caso, da quella posizione non avremmo potuto vedere cosa si nascondesse al di là delle rotaie. “Che peccato” penserete voi. E invece no, vi dico io.

Prendete me, ad esempio. La mia cameretta affacciava proprio su quel cortile. Sapevo bene che, dall’altezza a cui mi trovavo, una sbirciatina attraverso i vetri mi avrebbe portata fin oltre al punto in cui il verde dell’erba incontrava l’azzurro del cielo e i binari ci si tuffavan dentro. Da lì avrei potuto tranquillamente vedere a cosa assomigliava la vita oltre la ferrovia.

All’epoca ero troppo piccola per poter guardare fuori da sola. E la mia indole, conservatrice e poco propensa all’avventura, di fatto m’impediva di arrampicarmi per raggiungere i vetri. Avrei potuto chiedere aiuto, certo. Ma non lo feci. Chiesi piuttosto di avere un banchetto sistemato proprio sotto quella finestra.

E iniziai a disegnare il mondo, così come lo immaginavo, oltre il limite invalicabile della ferrovia.

Fu attraverso la fantasia che il mio sguardo iniziò a riempirsi della bellezza che lo circondava. Vagava verso quell’orizzonte che conosceva bene, si arrampicava su per le mura e da lì, senza più ostacoli avanti a sè, rendeva inesauribili le prospettive della vita e dell’immaginazione.

Da allora ho cambiato casa parecchie volte. Sono cresciuta tanto da poter guardare fuori dalla finestra ogni volta che lo desidero. So per certo che niente di quello che ho visto fino ad oggi si può paragonare alla magia di quella prima volta. Non tanto per quello che davvero vidi, ma per le infinite prospettive che ne nacquero.

Là dove lo sguardo incontrò le mura di cinta

non vi rimbalzò contro

ma le valicò in volo sulle ali della fantasia.

Non lasciate che gli ostacoli, parandosi davanti ai vostri occhi, vi oscurino il pensiero. Andate oltre. Osate. E dove non arrivate con la logica e la conoscenza, usate l’immaginazione. Per meravigliarvi poi di quanto questa si discosti così poco dalla verità.

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