Welcome to the scuolina (primi tentativi)

Doverosa premessa a questo post: sono in “quei 15 giorni“. “Quei 15 giorni” (5 prima, 5 durante e 5 dopo) in cui sono vagamente intrattabile, insofferente e profondamente scoraggiata. Pertanto quanto sto per esporvi potrebbe essere in parte falsato da un’eccessiva propensione alla negatività.

E’ successo che all’improvviso si rendesse necessaria, per qualche tempo, la frequentazione marmocchia di un nido privato, per una sola mattina alla settimana. Ed è successo che, armati dei migliori propositi, il Ninnatore ed io iscrivessimo la nana ad una scuolina, rassicurati dall’estrema vicinanza, l’aspetto famigliare del posto e l’affabilità delle maestre.

Ci eravamo convinti che per sole quattro ore, una volta alla settimana, per qualche  mese, alla Marmocchia non avrebbe fatto che bene. E a noi pure. Un po’ meno alle nostre finanze, ma non avendo altra scelta, optavamo per l’approccio ottimista a questa nuova esperienza.

E così, dopo un micro-inserimento di qualche ora la scorsa settimana, andato per la verità piuttosto bene, questa mattina il Ninnatore accompagnava la nana alla scuolina. Ne avevamo parlato. Glielo avevamo spiegato. Sembrava consenziente, a tratti anche entusiasta. E noi con lei. Bene, è stato un disastro!

Non tanto la mattinata (di cui in realtà non ci è dato sapere molto di più che “per essere la prima volta non è andata tanto male“… no, scusate ma che vuol dire?), quanto per il pomeriggio…

Alle ore 13.40 avveniva il passaggio del testimone tra il Ninnatore e la sottoscritta. La Marmocchia veniva consegnata piuttosto tranquilla. Un po’ perplessa chiedeva dove andasse il suo papy. “A lavoro, tesoro”, rispondevamo all’unisono sembrando vagamente due idioti. Lei annuiva senza guardarci negli occhi. 

All’incirca venti metri dopo aver salutato il Ninnatore, la nana lo reclamava in lacrime. Evidentemente nella mente marmocchia era stato classificato come il genitore accompagnante e riprendente a differenza della sottoscritta etichettata come genitore menefreghista e sconsiderato, latitante ingiustificato, megero e irresponsabile.

Nel tentativo di recuperare in fretta la mia posizione giocavo sporco, cercando di corrompere la Marmocchia a colpi di piadina prosciutto e mozzarella. Per qualche minuto veniva dichiarata tregua ma non durava a lungo.

Si procedeva col tentativo numero due: il parchetto. Niente da fare, la Marmocchia mi toglieva il saluto pronunciando nel giro di mezz’ora una sola frase: “quando viene papy?”. Si rifiutava di giocare, di correre, di raccogliere i fiorellini. Una rivolta sindacale in piena regola.

Sconfitta la riportavo a casa dove, senza dire una parola, si addormentava lasciando me ed i miei sensi di colpa a fissare la parete vuota per circa due ore. E forse sognava una mamma migliore. Più presente, più paziente e che non si permettesse di lasciarla in un posto sconosciuto, con dei nani sconosciuti per un tempo a lei ignoto.

E forse non me lo perdonerà mai. Forse da oggi mi guarderà con occhi diversi. Forse non sarò più tutto il suo mondo. E forse il problema è proprio questo.

E’ che da oggi, seppur per pochissime ore alla settimana, avrà una vita tutta sua di cui non saprò nulla se non sarà lei a volermelo raccontare. Avrà una vita fatta di Leo che tira giocattoli non si sa bene dove (o in testa a chi), di “Catelina che è tanto blava”, e di bambini piiiiccoli piccoli che “hanno fatto… ba bè, nun te lo dico”.

E’ che aveva proprio ragione quella mamma che un giorno mi ha detto: “quando iniziano la scuola diventi più grande tutto d’un colpo”.

E’ vero. E’ proprio così che mi sento oggi: più grande. Non nel senso di “cresciuta”, purtroppo, ma soltanto più vecchia. Chissà se almeno in tutto ciò mi spetterà un po’ di saggezza, se non altro per capire che è un passaggio obbligato.

Che tutte le mamme si sono sentite così il primo giorno di scuola. Che tutti i bambini all’inizio non hanno capito. Che tutti alla fine si sono abituati.

E so già che da domani lamenterò l’assenza di quei gesti che tanto mi facevano perdere la pazienza. Tipo lavarsi con lei che bussa al box doccia gridando “hai finito?” e io che dico “basta, rivoglio la mia privacy”. Che poi, alla fine, non ci ho mica mai davvero creduto.

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4 comments to Welcome to the scuolina (primi tentativi)

  • Daniela  says:

    …Vale…io non sono mamma..ma tutte le volte che ho sentito il racconto della prima giornata dell’asile è andata proprio come il tuo racconto…ma tranquilla che poi i marmocchi hanno AMATO la mamma sempre di più!!!! La mamma è sempre la mamma!!!! Quindi stai serena!!! Un bacio grande!!!

  • robedamamma  says:

    Hai ragione Dany, e in effetti oggi è andata meglio. Se non altro ora mi parla!! Grandi progressi! Un bacione, grazie del supporto!

  • Daniela  says:

    Vale le amiche a questo servono!!!!Baci

  • Michela  says:

    Vale suvvia, sarai andata a scuola pure tu da marmocchia no? E alla tua mamma vuoi bene o no? 🙂
    Dai non farti venire idee! 🙂
    Senti, una volta un amico mi ha detto: “Non cercare di comprarteli col gusto del proibito… se no non ne vieni più fuori”.
    Il nostro caso era diverso, io gli comperavo i videogiochi VM14, ma forse è un monito che si estende financo alle piadine 😛

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