Al parco col marmocchio

È sbocciata la primavera, o per meglio dire è scoppiata l’estate: 40 gradi all’ombra e il 98% d’umidità.

Certo, fino a ieri ci lamentavamo del freddo gelido, ora ce la prendiamo con il caldo torrido. Va bè, non è che uno vuole sempre trovare il pelo nell’uovo, è solo che a volte basterebbe avere una stagione chiamata “primavera” che duri almeno il tempo di togliersi il cappotto e, che ne so, magari sfoggiare per più di una settimana quella giacchetta primaverile per la quale, tra l’altro, hai speso una capitale.

Ebbene, approfittando di queste splendide giornate, la Marmocchia ed io abbiamo ripreso a frequentare assiduamente parchi e parchetti in città. E mentre lei scorazza allegramente tra scivoli e altalene, io mi perdo nell’osservazione estasiata della fauna che popola i parchi cittadini.

Ma prima di addentrarci nello studio approfondito dell’argomento (vi avviso che l’intera analisi potrebbe richiedere numerosi interventi), vorrei presentarvi due situazioni tipo accadute proprio quest’oggi e che definiscono per sommi capi con chi esattamente abbiamo a che fare.

 Situazione A: La principessa col baffo

Nonostante alle ore 16.30 il parchetto di Paesello registri notoriamente il picco di affluenza massimo, con una media di 10 nani circa per metro quadro (più relativi accompagnatori), la Marmocchia, che sulla curva della socializzazione si troverebbe sicuramente nel 100° percentile, ha deciso di salire sullo scivolo. Al secondo gradino viene fermata da un perentorio e alquanto minaccioso “Alt!”.

Entrambe alziamo il naso all’insù e ci ritroviamo faccia a faccia con un gruppo di nanetti tra i sei e gli otto anni. “Pozzo pazzare” chiede la Marmocchia al capo banda: una ricciolona vestita da subrettina che tiene le mani ben piazzate sui fianchi. “Qui passano solo le principesse, e tu non lo sembri affatto!”, dice sprezzante.

No, scusa? Va bene, a grazia e leggiadria, come già detto, stiamo a zero, però figlia mia prima di fare discriminazioni dovresti guardare il resto della cricca a cui ti accompagni. Dietro la ricciolona due marmocchie con i denti alternati (dente, buco, dente), una specie di orso Yoghi dal sesso indefinito e per finire un nanetto che sta agitando una bacchetta immaginaria mentre ripete con tono crescente: “Potere delle principesse della luce”, e ci punta contro la bacchetta (ed è così solenne che quasi quasi mi pare di vederla): “Loro possono passare!”. La ricciolona è contrariata ma se lo dice la “fatina madre” non può che piegarsi alla sua volontà.

Per stavolta l’incidente diplomatico è stato evitato. Chi glielo spiegava alla Marmocchia come mai quel bimbo, porello anche un po’ baffuto, poteva fare la principessa mentre lei no?

 Situazione B: Il parco è mmmio!

Mamma, iu vojo andale zulla talena“. Sempre a causa del suddetto picco d’affluenza, l’accesso alle altalene avviene mediante piantonamento della struttura e profusione di sguardi minacciosi a chiunque si trovi nel raggio di dieci metri dalle stesse.

Appena una si libera si scatena l’inferno: mamme che gridano “l’ho vista prima iooo“,  e ti si fregano il posto tuffandosi a pesce, con il coltello tra i denti, disposte a tutto pur di accaparrarselo (tipo ultimo parcheggio libero in zona metro in orario di punta). C’è chi lancia il proprio marmocchio da lontano sperando di centrare il seggiolino; chi si cala direttamente dal cielo; chi si era mimetizzato dietro ai cespugli e salta fuori sul più bello.

E poi c’è lei. Lei che arriva con la Luis Vuitton a tracolla, cellulare in una mano, sigaretta accesa nell’altra. Occhiali da sole per non guardare in faccia nessuno, passo deciso, due marmocchi al seguito. E mentre c’è chi si sta accapigliando e chi più pacificamente sta stabilendo dei turni, lei con nonchalance occupa entrambi i posti con i suoi nani e inizia a spingere alternando un colpo a uno, un colpo all’altro, un tiro di sigaretta, un sms sul cellulare. E dopo dieci minuti è ancora lì. Incurante del gelo che le si è creato intorno.

Ma a lei che gliene importa se quel gruppo di mamme sciatte la odia? Al parco mica ci viene per socializzare. Anzi, al parco lei non ci viene proprio. Oggi è un caso, una rara eccezione. E come tale considera l’intero perimetro di gioco come suo, e solo suo.

Dopo quindici minuti si fa il vuoto intorno alle altalene. Io non mi schiodo. Sebbene la Marmocchia abbia già dimenticato il suo desiderio e si sia data ad attività più naturalistiche (come cogliere margherite e ridurle in poltiglia nelle sue manine sudaticce), io non rinuncio: ormai è questione di principio.

Bene, dopo una serie di versi da cinghiale e occhiate minatorie, finalmente si decide a  togliere i nani dall’altalena.

“Ah” penso orgogliosa “ti ho fatto paura!”.

“Andiamo” dice lei “che qui fa troppo caldo!”. E se ne va senza degnarmi di uno sguardo.

 

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4 comments to Al parco col marmocchio

  • Manuela  says:

    Anche con il teppista a volte tentano il “bullismo” ma lui con il suo antifurto incoporato riesce a farli scappare o quanto meno riesce a passare!

    Diciamo che a volte sa essere credibile e pericoloso nonostante la pufaggine!
    Ma in realtà è tutta apparenza ed è totalmente innocuo ma questo lo so soltanto io e pochi fidati!

    Baci
    manu

  • Michela  says:

    Senti un po’, ma qualche bel papà single non c’è in giro? Non pretendo tanto, ma almeno rifarsi gli occhi… 🙂
    Agente A-V-Wow-Yeah, attendo segnalazione! 😉

  • robedamamma  says:

    @ Manu: l’importante è che lo temano gli altri nani!
    @ Micky: te li spiego i papà single del parchetto sotto casa. Hai presente quando dici “Va bè, bruttino però è simpatico e molto intelligente”?. Ecco… questi sanno essere brutti, tonti e con la verve di un sasso!

  • Michela  says:

    Apperò! :O
    Mica da tutti!

    Poverini i figli allora… 😀

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