Che fine ha fatto Nonna Tesoro?

Che fine ha fatto Nonna Tesoro?
Chi è questa arzilla Mary Poppins che intrattiene Marmocchia e cugino?

Arrivo a casa dei nonni e trovo un’atmosfera alquanto surreale. Piovono baci, abbraccioni e dichiarazioni d’affetto: tutti vogliono bene a tutti, perfino a me che sono appena arrivata.
Marmocchia e cugino, svenevoli come al solito, oggi sono davvero a rischio carie. Marmocchietta la chiama lui. Mimì fa eco lei. E giù di abbracci, sguardi languidi  e tenere carezze.

Mimì, il più piccolo e coccolo di tutti i cuginetti, è dalla nascita il cugino prediletto della Marmocchia. In realtà sospetto che il piccolo si sia conquistato da tempo il primato di ominide preferito dell’intero regno marmocchio. E sebbene i due manifestino semplicemente un legame di parentela un po’ più affettuoso del normale, ho idea che tramino di mollare tutto e aprirsi un chiringuito a Formentera.
Ma torniamo alla domanda che risuona prepotente nella mia testa: qualcuno sa che fine abbia fatto Nonna Tesoro?
Chi è questa specie di capo del villaggio che mi ha aperto la porta continuando a ballare una danza marmocchia piuttosto sfrenata? Chi è questa professionista del divertimento in grado di intrattenere i marmocchi in maniera così naturale?

Sono io, Nonna Tesoro! Ma come non mi riconosci?”, mi dice l’animatrice
della festa, ma non me la dà a bere. Le sembianze potrebbero pure ingannare, ma non può di certo essere.

Com’è che conosce a memoria “44 gatti“? Da quando coreografa passi di danza per balletti marmocchi? E come mai sembra avere più verve di Jim Carrey in “The Mask”? Che fine ha fatto la nonnetta impacciata e un po’ noiosa il cui gioco più spericolato era il girogirotondo? Dove sono finite le raccomandazioni, l’ansia, la paura che i nipoti possano andare in frantumi da un momento all’altro?
Ad un tratto la coda dell’occhio scivola sul tavolo della cucina, cosparso di una strana polverina bianca…  Ah, ecco com’è!
“Abbiamo fatto un impasto con la farina!” si affrettano a rispondere in coro. Ma io non ci casco. L’equazione non fa una piega: n. 2 marmocchi diviso n. 2 nonni per n. 6 ore uguale uso di sostanze illegali.

Come si spiegherebbe altrimenti quest’aria di festa e di amorevole condivisione di giochi ciucciati e subito dopo scambiati? Di baci, di affetto e gesti d’amore? Di canti, di balli, di giochi sfrenati?

E tornando a casa tre domande prettamente esistenziali mi rimbalzano in testa:

1) come succede che quei genitori che crescono i figli a pane e mazzate siano gli stessi che poi tirano su nipoti a merendine al cioccolato e vizi di ogni tipo?

2) il fatto che io trovi urticante cantare “un elefante dondolava appeso al filo di una ragnatela” fa di me una madre spregevole o solo una mamma di questo millennio?

3) esiste qualcuno che, sebbene non pagato, trovi vagamente divertente passare ore a strofinarsi le cosce cantando ”la bella lavanderina”?

Ma poi, queste domande me le pongo solo io?

E se sì… qualcuno sa darmi le risposte?