E poi un giorno mi è successo Kamà

Come ho già ampiamente spiegato, l’obbligo di andare in piscina mi è caduto tra capo e collo come una vera punizione. Ho odiato profondamente ogni vasca, ogni minuto passato in acqua, ogni giorno che sono tornata a casa con l’odore di cloro impregnato addosso. Finchè un giorno è successo qualcosa. Un giorno mi è successo Kamà.

Kamà (al secolo Kamar o Quamar o Chamar o Xamar, non ho ben capito e sinceramente mi sono arresa al terzo spelling sebbene lui sia andato avanti a sparar vocali e consonanti per cinque minuti buoni, deducendo forse dal mio sguardo ebete che non ne avevo capita mezza e accettando poi di buon grado che io continuassi a chiamarlo Kamà, d’altra parte lui mi chiama tipo Balera o Balena). Dicevo, Kamà ha 56 anni e 8 figli (eight? ma sei sicuro? và che eight in italiano vuol dire otto, scandisco io srotolando un dito dopo l’altro nel tentativo di farlo ritrattare, ma no, ne ha proprio otto) ed è il mio compagno di vasca nella corsia dei fortemente impediti.

Kamà è un vero gentiluomo, di quelli che non se ne vedono più tanti in giro. Una volta, per sbaglio, Kamà ha sfiorato con la sua mano la mia caviglia. Da allora non credo abbia ancora smesso di chiedere scusa.

Io e Kamà pratichiamo il nuotare slow come una vera e propria filosofia di vita. Un po’ come il vivere slow o lo slow food, e richiede grande preparazione ed infinita costanza. Ché uno poi potrebbe dire E fattele due bracciate di cuore, Mettitele ste pinnette ai piedi, ma noi no. Per noi la lentezza ai limiti dell’immobilità è un vero e proprio credo.

Kamà è stata la prima cuffia che mi ha sorriso in piscina e, dopo una serie di scambi verbali fatti esclusivamente di grazie, prego e scusa, un giorno Kamà ha iniziato a parlarmi e la mia vita in piscina (ma pure fuori, eh) non è stata più la stessa.

Kamà sta studiando l’italiano ed è molto migliorato. A scuola impara il congiuntivo e il condizionale. Con me i fondamenti della lingua parlata quali vojo morì, fammelo forte e lei non sa chi sono io.

Quando non riesce ad esprimersi in italiano, Kamà parla una specie di anglo-egiziano, che pure senza cuffia, l’acqua nelle orecchie e la pessima acustica della piscina risulterebbe comunque incomprensibile ad anima viva. Ma noi a gesti ci si spiega lo stesso.

Kamà, tra una vasca e l’altra, mi dice cose che in italiano più o meno farebbero tipo I figli ti allungano la vita non tanto in giorni quanto in attimi di assoluta felicità. Oppure: La vita è quello che noi ne facciamo.

Cose così.

Per questo Kamà è diventato il mio guru da piscina. Che fa un po’ nano da giardino, ma a noi va bene lo stesso.

Kamà lancia perle di saggezza e m’illumina. Io sparo caxxate e lo rallegro. In due siamo proprio una bella squadretta. Nuoto escluso, s’intende.

Ecco, se c’è una cosa che ho imparato da tutto questo (perché c’è sempre qualcosa da imparare) è che non importa quanto disperata e senza via d’uscita ti sembri una situazione. Perché poi magari succede qualcosa. Magari, se proprio sei fortunato, può darsi pure ti succeda Kamà.

 

 

 

 

Un giorno – il libro che tutte le mamme dovrebbero ricevere in dono

Ho ricevuto in regalo per il mio compleanno questo libricino. All’inizio, per questioni di tempo, l’ho solo brevemente sfogliato, trovando comunque estremamente belle le illustrazioni.

Lo avevo in borsa quel pomeriggio, fuori dalla scuola mentre aspettavo la Marmocchia. Mi sono trattenuta in macchina con la radio in sottofondo che suonava la nuova canzone di Pink e quel tizio dei Fun che ha la voce più bella del millennio, secondo me. L’atmosfera era perfetta e così ho pensato che avrei potuto impiegare quei minuti leggendo.

Ecco, non l’avessi mai fatto.

Ho resisito alla madre che danza con la sua piccola sotto la prima nevicata della sua vita. Ho mandato giù un enorme groppo alla gola ossevando lei, piccolissima, sul triciclo con la mamma che la sostiene da dietro e, nella pagina accanto, lei che sfreccia sulla bici da sola. Ho sentito il groppone risalirmi alla gola più grande di prima mentre leggevo, cito testualmente, “Sei stata la mia piccolina. E adesso sei la mia bambina“.

Avevo la situazione sotto controllo. Più o meno.

Ma poi ho girato pagina e…

E mi si sono aperti i rubinetti. Con gli occhi appannati sono andata avanti lo stesso. Non potevo smettere. Non riuscivo a smettere.

Ho pianto come un vitello osservando la bambina crescere e fare nuove meravigliose esperienze mentre la madre in silenzio invecchiava.

Ho visto la ragazzina diventare donna, mamma. E poi nonna, anche lei.

Ecco, io non ve lo posso descrivere come sono entrata in classe della Marmocchia quel pomeriggio. Che sembrava mi avessero presa a pugni.

Nemmeno posso dirvi con esattezza quand’è che, dopo aver letto questo libro, si smette di piangere. Perché circa due settimane dopo sono qui che ve ne parlo e sto annaffiando il pc.

Vi dico solo che è un libro da tenere sul comodino, in borsetta, nel cassetto della biancheria. Un piccolo tesoro da tirare fuori tutte quelle volte che vi dite: Ma, esattamente, perché lo sto facendo? E trovare immediata la risposta: Perché vederla crescere è un immenso privilegio.

Regalate questo libro, se potete (accompagnandolo magari ad una fornitura vitalizia di kleenex).

Leggetelo spesso. E vi dirò di più: leggetelo spesso anche ai vostri bambini.

Innamoratevene, senza ma e senza se. Farà un po’ male all’inizio, ma poi ne sarà valsa la pena.

Piccoli tesori sparsi per la rete – maggio

Oggi condivido con voi quello che di bello (ma direi anche stupendo) ho letto in rete ultimamente. Ho testè deciso che amo così tanto questo appuntamento che lo renderò un momento fisso. Ecco, non faccio promesse sulle tempistiche, che qui a furia di scalar ore dal sonno finirò a chiedere un part time anche lì. Magari lo faccio verticale e dormo un solo giorno a settimana, ma tutto di filato.

Se invece volete seguire chi settimanalmente s’impegna (e molto meglio di me) a condividere le meraviglie della rete, vi suggerisco l’appuntamento del fine settimana con Laura e Federica.

E insomma, veniamo a noi. Come sempre vi chiedo, se vi va, di segnalare in un commento quello che avete letto e amato molto o quello che avete scritto e volete condividere.

Inizio con il post dei post. Il post a cui io, se esistesse, avrei dato l’oscar come miglior post: Marcello e le sue piantine. Mi sono innamorata di Marcello e, visto che ci sono, vi comunico anche che mi sono innamorata di come scrive Francesca. Pensate che un paio di giorni fa l’ho incontrata al Salone del libro di Torino e avevo in mente di dirglielo. E secondo voi l’ho fatto? Niente, mi segno anche questo per una prossima vita in cui vi ricordo rinascerò spigliata.

Ecco cosa vi consiglio di leggere:

- Manager di me stessa: Mi si è accesa una lampadina (di questo post ho adorato la schiettezza, la semplicità e la determinazione a raggiungere un equilibrio familiare. E poi, più di tutto, quella dichiarazione così spontanea di felicità raggiunta nonostante le difficoltà).

- La Pasionaria: Il caffè (per chi mi conosce sa bene che un post con questo titolo ha già detto tutto. Io però vi dico di leggerlo lo stesso fino in fondo, perché parte come un esercizio di scrittura, ma finisce per dire qualcosa di molto bello: la felicità va cercata nel quotidiano a partire dalle piccole, ma per noi indispensabili, gioie).

- Quando fuori piove: La prima volta che (un post che scoppia di tenerezza e di quel lasciar liberi i marmocchi di esprimersi guidandoli alla scoperta con delicatezza. Una capacità che vorrei tanto avere anche io. Brava Giada!).

- Volevo chiamarle Frida: Scelte

- Alice in Newland: Nel dubbio esci (un suggerimento che condivido pienamente)

- La creativa e la scienziata: Brava sì ma anche no

- Mommyplanner: Pensieri da expat: la cura per le relazioni

- To write down: E poi non sei più l’unica

E infine, se vi siete persi il Salone dei libro di Torino, non perdetevi le “Parole dal salone” della mia inviata speciale preferita: Valentina (Bellezza Rara). Le trovate qui, qui, qui e qui.

So di non avervi detto tutto, di essermi persa molto, per questo conto su di voi. Vi saluto dandovi appuntamento al Social Family Day per chi ci sarà e con un ultimo, ma importantissimo, suggerimento di lettura: il blog di Nina e della sua mamma Isabella. Un posto speciale, dovi vi suggerisco di andare.

C’è sempre qualcosa da imparare

C’è sempre qualcosa da imparare. E se ti disponi all’ascolto senza pregiudizi, se provi ad osservare senza giudicare, se apri mente e cuore e accetti di cogliere i segnali, alla fine, impari sempre qualcosa.

Non importa dove, quando o con chi sei. Perché non c’è luogo, momento o compagnia migliore di un’altra per apprendere, crescere, migliorare. E fare un passo avanti verso la felicità.

A me, ad esempio, è capitato in pizzeria, in una serata tra mamme. E poi di nuovo in metropolitana andando a lavoro e in una sala conferenze al Salone del Libro. Mi è successo navigando in internet, aprendo un pacco che non aspettavo, leggendo un libro che mi ha colpita al cuore.

Ho pensato che tanto spesso è la vita stessa a darci le istruzioni. Sta a noi non rimandarne la lettura.

Ho imparato che la felicità, a volte, prende strade incomprensibili prima di colpirci in pieno quando meno lo aspettiamo.

Che c’è una dignità nel dolore che è soggettiva e assolutamente personale. E che va rispettata anche se non la comprendiamo o non la condividiamo.

Ho imparato che ci sono persone così, semplicemente altruiste. Che praticano la gentilezza e il sorriso autentico senza bisogno di particolari motivazioni. Ho imparato che le persone così non vanno solo ammirate, ma anche costantemente imitate.

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I venerdì col marmocchio: MinitaliaLeolandia

Nel cuore della Lombardia, a breve distanza da Milano e Bergamo, si trova un posto magico dove i grandi ritornano bambini per vivere insieme ai loro piccoli avventure straordinarie. Questo posto meraviglioso si chiama MinitaliaLeolandia e per i nostri venerdì col marmocchio oggi vi porto proprio in questo parco divertimenti che è tra i più famosi nel nostro paese.

Il parco MinitaliaLeolandia è diviso in 5 aree tematiche con 27 giostre e spettacoli divertenti per tutta la famiglia. All’ingresso vi verrà consegnata, insieme alla mappa, anche la programmazione degli spettacoli che si terranno nel parco durante la giornata: baby dance, mini musical e brevi show vi consentiranno di fare una piccola pausa divertendovi. La cartina sarà la vostra migliore amica nella visita al parco. La legenda vi guiderà verso le giostre accessibili ai vostri piccoli in base all’altezza (bambini soli, accompagnati o divieto sotto una certa altezza) in modo da organizzare il vostro tour in maniera saggia.

1. Riva dei Pirati

In un’ambientazione che vi ricorderà Salgari ma anche Uncino e la sua ciurma, in quest’area troverete la maggior parte delle attrazioni d’acqua (le mie preferite) e il torcibudella (la preferita della Marmocchia) ritratta nella foto qui sotto.

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Che gli leggo al pupo? Le avventure di Bobo, la via della seta

Per i nostri mercoledì di lettura, oggi vi parlo di un libro interattivo per iPad creato da Tales Factory: Le avventure di Bobo, la via della seta.

Si tratta della prima di una serie di avventure che vedranno per protagonista questo simpatico orso bruno combinaguai che, insieme ai suoi amici reporter, girerà il mondo.

La storia si svolge in Oriente lungo la via della seta, la strada che collega da millenni l’Occidente alla Cina. Protagonisti, insieme all’orsetto, sono due lupi (Zoe e Wolfy) reporter per una famosa rivista geografica e il loro bassotto (Wilson).

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Di quella volta che siamo state in tv

Come vi avevo annunciato qualche tempo fa, la Marmocchia ed io (insieme ad un gruppetto di amiche marmocchio dotate) siamo state negli studi televisivi dove registrano il programma per bambini 1, 2, 3… perché? Impara l’inglese con me.

Devo dire che è stata un’esperienza strepitosa. Abbiamo assistito alla registrazione di una puntata con Polly (ovvero Teresa Pascarelli), la fenomenale conduttrice, e il pesciolino Bubble in carne ed ossa (o lisca e squame che dir si voglia).

I bambini si sono divertiti da matti e hanno inchiodato la povera Teresa con milioni di domande (soggetto preferito devo dire che è stato il simpatico squaletto protagonista della puntata).

Polly è così come la vedete in tv: scanzonata, eccentrica e dolcissima. Con i bimbi ci sa fare, li incanta letteralmente. (Bretelle rosse qui sopra, mia figlia, totalmente persa!).

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La mamma che sono

La mamma che sono ha la testa tra le nuvole, un bagaglio immenso di paure e una scarsa propensione al problem solving marmocchio.

La mamma che sono vorrebbe avere tutte le risposte. La mamma che sono, per ora, ha solo grandi domande.

La mamma che sono è un vero talento nello scordare l’unico articolo salvavita nell’attività in corso di svolgimento: la merenda, le salviette, un intrattenimento, la felpa. E l’acqua, sempre e comunque.

La mamma che sono a scuola non legge mai gli avvisi in bacheca: il giorno di chiusura, il soldi per la gita, la richiesta di materiale extra. Ma non hai visto l’avviso? – Ehm, quale? – Quello in plexiglass fluorescente con la freccia luminosa ad indicarlo e la dicitura “Avviso Estremamente Importante!” – Aehm no, me lo sono persa!

La mamma che sono è spesso nevrotica, poco paziente ed eccessivamente ansiosa.

La mamma che sono è talvolta la mamma che non avrei mai voluto essere:

Metti la cannottiera che fa freddo.

Mangia che sei tutta ossa.

Ohmiodio hai 37.2. Chiamiamo il pediatra sul serio, quello per finta e pure la guardia medica. Anzi no, andiamo al pronto soccorso che facciamo prima!

La mamma che sono è un concentrato dei peggior difetti delle mamme che mi hanno cresciuta:

non correre che sudi – la frase preferita di mia madre

non correre “ancora” cadi – la frase preferita della nonna pugliese

non correre! (e basta) – la frase preferita della nonna siciliana. (Che si sa come sono i siciliani).

La mamma che sono un giorno, al nono mese di gravidanza, si è guardata allo specchio e ha pensato: “Stavolta mi sono proprio inguaiata”. Poi ha giustiziato una confezione intera di merendine al cioccolato e il terror panico un poco è passato.

Qualche volta, ma non troppo spesso, la mamma che sono è la mamma che sognavo di essere: quando in macchina cantiamo a squarciagola, quando ci scappa da ridere nello stesso momento, quando ha paura e si rifugia nell’incavo del mio collo, quando mi guarda e capisco l’immensa (e immotivata) fiducia che nutre nei miei confronti. Quando di giorno la penso e mi manca. Quando di notte mi sveglio e l’ascolto.

La mamma che sono, a volte, mamma non si sente nemmeno. Che se si ferma a pensarci sul serio, le pare una cosa davvero troppo grande per lei.

La mamma che sono un giorno, senza averci nemmeno pensato, ha chiesto: Marmocchia, ma io sono una brava mamma?

La mamma che sono, da quel giorno, sta ancora gongolando per la risposta.

Che a volte sarebbe bello essere perfetta. Forse. Nel frattempo mi accontento di essere la migliore almeno per lei.

Buona festa della mamma a tutte le mamme in ascolto. Qualunque mamma voi siate.

Qui una poesia per le mamme.

Qui un’altra poesia per le mamme.

Qui una poesia tradotta in inglese da una gentile lettrice.

Nella foto: “Mamma ti faccio una foto, così poi mi ricordo come sei bella“.

Le più famose mamme dei libri marmocchi

Un mercoledì di lettura un po’ speciale oggi. In occasione della festa della mamma mi piacerebbe celebrare tutte le mamme dei nostri libri di lettura preferiti.

Tanti auguri alla mamma di Topo Tip, perché davanti ai capricci di suo figlio lei trova il sorriso dove io cercherei una parete a cui tirare una testata.

E perché alla fine sa sempre qual è la cosa giusta da fare. Beata lei!

Alla mamma di Max che si arrabbia moltissimo ma sa perdonare benissimo.

Alla mamma di Olivia perché sbraita, alza il sopracciglio e sa essere ironica quanto basta per tirare sera. Ma soprattutto perché mi ricorda in maniera incredibile qualcuno… che ne so, tipo me?

A Barbamamma che è sposata con un coso rosa, ciccione e con l’espressione goduriosa, mentre lei è nera, c’ha una corona (verosimilmente di spine) poggiata su quella specie di bernoccolo che si ritrova sulla testa e, nella maggior parte delle pose, tiene un mazzo di fiori tra le mani giunte al petto a mo’ di morto. Oltre ad avere un numero inquantificato e inquantificabile di barbacosi al seguito. Perché Barbamamma io ti stimo!

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E Lui mi pare che annuisca

E dunque prosegue la mia avventura in piscina. Ahi quante soddisfazioni, ragazzi!

Sono stata promossa al dorso (o retrocessa, non saprei, devo ancora appurare). E se prima andavo lenta, ma così lenta che solo un occhio estremamente allenato avrebbe potuto notare i miei spostamenti, ora sono proprio immobile.

I miei compagni mi temono. Migrano verso vasche migliori alla velocità della luce, ancora prima che mi tolga l’accappatoio. Io però mi impegno, eh. Davvero.

Prendete l’altro giorno, ad esempio. Visto che a dorso solo gambe sfioro forse i 25 metri orari, mi sono detta: Qua ci vuole una bella spinta. Proprio come fanno i campioni alle olimpiadi: un bello slancio e via che si arriva a metà vasca. E allora pronti, mani sul bordo piedi ranicchiati e… sdeng! Craniata contro la scaletta. Ho visto gente asciugarsi le lacrime da sotto gli occhialini. E va bè.

Ma veniamo ai miei compagni d’avventura. A parte il mio amico tunisino con cui ho instaurato un rapporto di Salve e Scusa che manco i reali d’Inghilterra, c’è il nostro super figaccione, quello delle bollicine. L’altro giorno ha iniziato a fare le sue prime bracciate. Ogni tanto emette dei versi che pare di stare a Wimbledon più che alla piscina comunale di quartiere, però s’impegna. Cioè, me lo sono così preso a cuore, porello, che ero lì a fare il tifo per lui (ma più per i suo bicipidi a dire il vero).

E poi c’è gente strana. Ma parecchio strana. Tipo questa tizia che si fa le vasche a mille all’ora come un’invasata e poi, non contenta, tra una e l’altra s’appende coi piedi al bordo, stile scimmia, e inizia a fare gli addominali. Con la testa che va sott’acqua e fuori, sott’acqua e fuori. No, ma dico: perché? La vita è un posto bellissimo in cui stare, dai, non fare così.

Ma comunque la piscina mi giova. Sebbene non ci siano al momento progressi dal punto di vista della schiena (male mi faceva e male mi fa) nuotare è un ottimo allenamento per lo spirito.

Io in piscina penso. Ma penso di brutto! Ho scoperto che soffro di una rara forma di concatenazione del pensiero contorta.

Del tipo:

che noia nuotare – va bè mi tocca – tocca? chi tocca? – se continuo così mi verranno due chiappe da urlo – devo farmi le sopracciglia – e la manicure – ho programmato il post per domani? – domani è un altro giorno e si vedrà – se faccio un’altra figlia la chiamo Rossella, magari mi esce gnocca come la Brescia -  se è maschio, però, escludo di chiamarlo Rhett – voglio una casa con porte e infissi bianchi – e tulipani, tanti tulipani – come si chiamava quel coso allucinogeno che abbiamo bevuto ad Amsterdam? - chissà se c’è vita nell’universo – quando esce il film con Solfrizzi? – se i quaranta sono i nuovi trenta, sono ufficialmente prossima ai ventisei – certo Brunetta poveraccio è proprio brutto, manco a dire che si salva col carattere – pimpiripettennusapimpiripetteppà – devo farmi le basi di portoghese, scongelare il merluzzo e comprarmi un vestito giallo. Non necessariamente in quest’ordine.

Per dire.

E poi in piscina io parlo con Dio. Parliamo, così, del più e del meno. Più che altro parlo io, a dire il vero. Ma Lui, a volte, mi pare proprio che annuisca.

E insomma oggi è il mio compleanno. Lo so, non c’azzecca una mazza col post, ma che facevo: mica potevo non dirvelo, no?

Allora, che sia un buon martedì per voi e un felice compleanno per me!